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Thursday, November 16, 2006

Con il Papa sì, ma con Fiorello no?

«Non andrò all'inferno per le mie imitazioni». E' tranquillo Fiorello, non si è lasciato turbare dalle turbe di Padre Georg e dalle pesanti critiche, ai limiti dell'intimidazione, di Avvenire. E' «una polemica che non sta né in cielo né in terra», ha aggiunto con una punta d'ironia, durante uno dei seminari interdisciplinari dell'Università Cattolica di Roma.

Certo, non osiamo nemmeno pensare che gli attacchi dal Vaticano alla satira possano raggiungere la violenza di quelli degli integralisti islamici contro le vignette danesi su Maometto o il discorso del Papa a Regensburg, ma il principio in gioco è sempre lo stesso. Un conto, infatti, è criticare la satira: "Monsignore, che ne pensa dell'imitazione di Crozza?" - "Di cattivo gusto". Tutt'altra cosa è rispondere: "La smettano, quei vigliacchi!", Anche perché - non facciamo gli ingenui - è chiaro che il Vaticano non può imporre il divieto di satira, ma in Rai, e in Mediaset, non manca chi aspetta solo di comprarsi un'indulgenza.

Dunque, è sempre il principio della libertà d'espressione in gioco, ma i tanti blog che solo poche settimane fa esponevano fieri i loro bannerini di solidarietà con Benedetto XVI (JimMomo si limitò a ribadire nei suoi post e nei suoi articoli il diritto del Papa a parlare senza essere minacciato, diffidando del troppo zelo di alcuni), guarda caso sono quelli che oggi girano intorno, e a vuoto, alla vera questione. Entrano nel merito delle gag e delle imitazioni, che sarebbero brutte (un problema di gusti, non di farli smettere!) o sfidano i comici a prendersi gioco delle autorità e delle figure sacre dell'islam, sicuri così di dimostrarne il vigliaccume.

Una chiara e netta presa di posizione in difesa del diritto di satira no, anzi sì, ma con distinguo, tanti "se" e tanti "ma". Ma quando si comincia a dividere la satira buona da quella cattiva, legittimando l'una e non l'altra, allora la libertà d'espressione la si è già mandata in malora.

6 comments:

inyqua said...

linko anche te nel mio 'composito' round up sull'argomento....

Hoka Hey said...

In linea di massima, sarei d'accordo con te, se non fosse che la satira sul Papa e sulla Chiesa è spesso feroce e offensiva. Non mi riferisco a Fiorello o a Crozza, ma a tanti altri che, almeno per i miei gusti, hanno superato il limite. Avvenire e molti cattolici sono semplicemente stufi. Era ora che cominciassero a ribellarsi. Ovviamente, da cattolico, ne ho piene le tasche anch'io di tanta animosità, per non dire livore, verso tutto ciò che sa di clericale.

Astrolabio said...

dunque, riassumiamo:

1) prendere per il culo il papa è libertà di stampa, dire che chi lo fa è un vigliacco no (lo mandiamo in carcere o basta una multa?)

2) padre georg ha sbagliato perchè così influisce sulle scelte della proprietà mediaset (in realtà la proprietà in questione dovrebbe essere Seat), alla quale tralaltro spetta la titolarità di suddetta libertà (la televisione è mia e la gestisco io) e la responsabilità che ne deriva.
molto liberale.

La rai è proprietà pubblica, la soluzione io la so qual'è.

periclitor said...

perfetto jim perfetto!!!!!

G.L. said...

La mancanza di sense of humor è una disgrazia, ma non mina la libertà di nessuno. Personalmente continuo a seguire Fiorello, che mi fa ridere. Detto questo, non sapevo gli avessero bruciato casa. Quando i preti sono spuntati col forcone? Com'è successo il fattaccio? Perché nel tuo post specifichi di non voler equiparare, ma poi metti esattamente tutto sullo stesso piano "il principio in gioco è sempre lo stesso". Jim caro, tra una critica - per quanto dura e fuori luogo - e uno sparo, sai anche tu che ce ne corre...
P.S. E lo dice uno che, pur condannando la strategia del terrore di alcuni governi, le vignette su Maometto le ha sempre giudicate offensive e fuori luogo.

Anonymous said...

quest'articolo non vale la pena di essere commentato a dovere. Una volta scrivevi cose più argute