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Wednesday, November 22, 2006

Quote rosa? No, democrazia, e anglosassone

«Per avere più donne in Parlamento, ai vertici del governo e dello Stato, non sono tanto necessarie nuove norme di legge, quanto piuttosto norme che garantiscano democrazia e trasparenza nella vita dei partiti». Parole condivisibili quelle del presidente della Repubblica Napolitano, che individua il vero problema: il deficit di democrazia interna dei partiti, che riproduce anche nella politica la medesima esclusione del criterio del merito che c'è nel resto della società.

Ma come si convincono i partiti ad essere "democratici"? Un modo - l'unico, credo - ci sarebbe: una legge elettorale maggioritaria e uninominale, una riforma anglosassone. Non solo in questo modo i vertici dei partiti sarebbero indotti a candidare nei singoli collegi figure, sia maschili sia femminili, che possano incontrare i "gusti" degli elettori meno ideologizzati, ma si porrebbe seriamente, a lungo andare, dall'interno dei partiti stessi, il tema delle primarie.

10 comments:

remember said...

parli dell'Italia o di....Marte?
Perchè credo che sia più facile riportare l'aria su Marte che la democrazia anglosassone in questa terra d'Italia.

Anonymous said...

Io non capisco una cosa. I partiti sono gia' in concorrenza tra loro, quindi gia' oggi ogni partito dovrebbe avere interesse a far emergere gli elementi "migliori". Perche' non succede? (Oppure succede?)

Secondo: Sulle quote rosa, non comprendo un'obiezione di Emma. Emma dice che, se le donne raggiungessero l'obiettivo per mezzo di una legge e non come una loro conquista, non servirebbe a nulla perche' si "siederebbero", senza impegnarsi, perche' tanto la legge garantisce loro la permanenza. Questo argomento non ha senso, e' proprio sbagliato: infatti, con le quote, non cesserebbe la competizione: prese individualmente, le donne continuerebbero ad essere in competizione tra loro. Ogni donna avrebbe paura di essere sostituita da un'altra donna piu' capace. Quindi non "riposerebbe sugli allori". Dite ad Emma che non ha senso.

Invece sono d'accordo con lei quando dice che servirebbe a poco perche' i potenti, invece di mettere nelle poltrone gli amici, comincerebbero a mettere le amiche. :)

Ciao

Anonymous said...

ma chi era quello s... che diceva che questi qua sono dei buoni a nulla?

ti pare che Visco con la sua fiscalità poliziesca sia un buono a nulla? che D'Alema col suo doppiopesismo e la sua spocchiosa malizia sia un buono a nulla?
che Prodi che continua imperterrito a galleggiare tra i marosi sia un buono a nulla?

Ma quanti danni stanno producendo a questo disgraziato Paese questi buoni a nulla? E quanti pericoli ci stanno facendo correre?

Anonymous said...

Anonimo, a proposito dei pericoli che i buoni a nulla ci stanno facendo correre... ti rendi conto che col governo Berlusconi l'Italia ha conosciuto la crescita zero, e di conseguenza abbiamo corso il pericolo tangibile e concreto dell'inversione della crescita, e quindi di ridurci come l'Argentina?

Anonymous said...

maurizio, ma tu credi che l'orgia statalista e gli aumenti delle tasse (che servono ad alimentare nuova spesa) produrranno nuova crescita economica?
Ma se tutti i paesi in crescita le tasse le hanno abbassate o flattizzate?

Anonymous said...

Certo che aumentare le tasse non aiuta la crescita. Ma se le tasse finanziano in parte il cuneo fiscale, il danno alle imprese quantomeno si annulla, e la crescita non ne risente o ne risente in modo trascurabile. Cio' che incide molto di piu' delle tasse sono invece sono le riforme e le liberalizzazioni (per la mancanza delle quali si e' fermata la crescita). Quindi vediamo se le fanno. Berlusconi non le ha fatte (tranne la Biagi). Rutelli ci ha messo la faccia sopra. Io personalmente non sono del tutto pessimista. Sto a vedere.

Anonymous said...

io ho già avuto, nel mese di novembre, e solo per l'effetto psicologico della finanziaria un calo netto di clienti di quasi il 60% e perciò sono molto preoccupato per l'oggi e per l'anno prossimo.

Anonymous said...

L'effetto psicologico delle tasse, di cui parli, può tutt'al più scoraggiare i clienti italiani dal comprare. Ma in ogni caso gli italiani possono fare poco o niente per far ripartire la crescita: sarebbe solo una circolazione di soldi all'interno dell'Italia. Se i soldi si spostano soltanto da una parte all'altra dell'italia, è un gioco a somma zero. Perché riparta davvero la crescita, l'Italia ha bisogno di tornare competitiva sui mercati internazionali, di esportare beni e servizi a prezzi competitivi. Oggi ci sono solo flussi di denaro uscenti dall'italia (pensa a quanto dipendiamo dall'estero, ad esempio da Microsoft o Intel), e pochi entranti. Per cui l'unica cosa che conta sono le liberalizzazioni, la sola cosa che darebbe alle nostre imprese l'incentivo ad innovare e ad abbassare i prezzi, e quindi ci può far tornare competitivi sul mercato globale.

Anonymous said...

Sono troppo stanco per credere ancora alla bufala delle liberalizzazioni in Italia... poi come faccio a credere ad uno che in campagna elettorale mentì spudoratamente sull'aumento delle tasse?
Così come a quell'altro che millantò e strombazzò gloriose idealità liberalsocialiste per fare una misera lista elettorale al fine di salvare la sua baracca ed i suoi burattini dalla bancarotta fraudolenta...

Anonymous said...

Sono contrario alle quote rosa perché queste creano una competizione politica esterna ai generi.
In un contesto politico che premia il partito personale, solo Alessandra Mussolini ha fondato il proprio partito.
Le altre donne sono rimaste sotto l'ala protettrice delle correnti di partito; in questo modo catturano quel che rimane del voto ideologico.