Pagine

Wednesday, November 22, 2006

Negoziare con Iran e Siria: si può?

Slogan di una manifestazione anti-siriana a BeirutL'ultimo della serie, per ora, è il ministro dell'Industria libanese Pierre Gemayel, leader del partito cristiano maronita, rimasto vittima di un agguato in un sobborgo di Beirut. «Vogliono uccidere tutte le persone libere», è stata la reazione a caldo di Saad Hariri, figlio dell'ex premier ucciso nel febbraio 2005.

Bush ha invocato un'«inchiesta a tutto campo» e ribadito la determinazione degli Stati Uniti a «difendere i libanesi e la loro democrazia contro i tentativi di Siria, Iran e alleati [Hezbollah] di fomentare l'instabilità e la violenza». Insomma, la Casa Bianca punta il dito contro Damasco.

In effetti, politici e giornalisti che si oppongono all'influenza siriana sul paese dei cedri fanno una brutta fine, uno dopo l'altro: l'ex primo ministro Hariri, George Hawi, il giornalista Samir Kassir, l'ex editore Gibran Tueni. Negli ultimi mesi, inoltre, gli attentati al ministro della Difesa Elias Mur e all'anchorwoman May Chidiac. La mera eliminazione fisica di queste figure è già di per sé un obiettivo per Damasco. Senza bisogno di andare a caccia di moventi e disegni nascosti, Assad vuole recuperare il controllo politico del Libano e liquidare gli avversari è uno dei modi a sua disposizione.

Il dialogo con la Siria c'è, solo che non sta procedendo nel migliore dei modi. Ristabilendo le relazioni con l'Iraq del difficile dopo-Saddam ha in qualche modo risposto agli inviti a divenire «parte della soluzione», ma Assad non vuole dismettere gli abiti di «parte del problema», status che continua a dare i suoi frutti, e impunemente. Così ricorda qual è il prezzo: collaborazione in Iraq in cambio del controllo del Libano. E' questo il loro modo di "dialogare".

Blair è molto attivo nei tentativi di coinvolgere la Siria e sganciarla dall'orbita di Teheran. Fin dall'ultimo vertice del G8, quando Bush gli disse, riferendosi al presidente siriano, che «però deve smetterla con questa merda». Era prevista anche una visita a Damasco, ma l'emissario del premier britannico, Nigel Sheinwald, aveva avvertito Assad che qualsiasi riavvicinamento sarebbe fallito se avesse tramato per indebolire il Governo Siniora.

Anche Washington ha qualche canale aperto. Fu la stessa Condoleezza Rice, tempo fa, ad ammettere: «Il problema non è che non si parla coi siriani: il problema è che loro non agiscono». «Cosa potete fare per aiutarci a uscire dall'Iraq?», avrebbe chiesto l'ex segretario di Stato americano James Baker ai siriani, in un incontro segreto al Waldorf Astoria di New York.

Assad sembra intenzionato ad impedire, a qualsiasi costo, che membri della sua famiglia e del suo regime siano coinvolti nel processo per l'uccisione di Hariri. Proprio mentre a Beirut veniva assassinato Gemayel, l'Onu dava il via libera al tribunale internazionale con il compito di individuare i responsabili. Sei ministri pro-siriani si sono già dimessi nel tentativo di ostacolare l'istituzione del tribunale, che dovrà essere approvata dai 2/3 del Governo libanese, e di indebolire Siniora. L'eliminazione dei ministri è un altro modo, un po' rozzo, per cercare di far mancare il quorum.

La debolezza politica e l'incertezza strategica dell'amministrazione Bush dopo la sconfitta dei Repubblicani alle elezioni di mid-term può aver incoraggiato una dimostrazione di forza da parte siriana e iraniana. Non solo, infatti, l'assassinio di Gemayel e la ripresa delle relazioni Siria-Iraq, ma anche il summit sull'Iraq proposto dal presidente iraniano Ahmadinejad ai leader di Damasco e Baghdad.

L'Iran si propone come attore regionale in concorrenza con gli Usa per la soluzione del caos iracheno, lanciando un'iniziativa di coinvolgimento della Siria che è la stessa su cui proprio in queste ore si sta riflettendo a Washington, in particolare nel Gruppo di Studio sull'Iraq guidato da Baker. E' il tentativo, da parte di Teheran e Damasco, di dimostrare che sono loro a condurre i giochi, non solo sul terreno, ma anche dal punto di vista diplomatico.

E' semplice: vogliono rendersi indispensabili per stabilizzare la situazione in Iraq. In cambio di questa disponibilità chiedono il riconoscimento del loro status di potenze regionali, che implica sia il controllo politico del Libano sia la bomba atomica nelle mani di Ahmadinejad.

Dunque, negoziamo seriamente con Iran e Siria, sostengono in molti. Il problema è come. E' opportuno farlo mentre continuano ad alimentare le violenze in Iraq e sotto la minaccia dell'atomica iraniana? O mentre vengono assassinati i ministri del Governo libanese e Hezbollah viene riarmato per lanciare nuovi attacchi su Israele? E' opportuno rassegnarsi a perdere il Libano, accettare che Ahamadinejad abbia la sua bomba, e che su Israele incombano gravi minacce di distruzione, per ottenere in cambio niente più che degli interlocutori con i quali negoziare il futuro a Baghdad? E' opportuno trattare senza mettere sul tavolo una minaccia molto concreta di uso della forza?

Non potrà esserci nessuna pace in questa regione finché a stati come Iran e Siria sarà permesso di alimentare il terrorismo impunemente. Presto o tardi dovremo farci i conti, ma abbandoniamo ogni speranza di esito positivo se non siamo pronti a minacciare seriamente l'uso della forza. Qualsiasi iniziativa prendessimo, dovremmo sempre tenere a mente che questi stati sono disposti a tutto affinché nella regione non abbiano successo riforme democratiche, perché simili cambiamenti sarebbero letali ai loro regimi dispotici. Negoziare con Iran e Siria si può, basta essere consapevoli che potrebbe voler dire rinunciare alla trasformazione democratica del Medio Oriente.

2 comments:

rememr said...

Verrebbe da dire: UN ALTRO MONDO E' IMPOSSIBILE....

Noi sognamo l'America e ci accontenteremmo della Gran Bretagna.

Prodi e tutta la sinistra italiana sogna la Francia. Non meravigliamoci più: faremo come e forse peggio di Chirac.

periclitor said...

l'unico mitivo per dialogare con questi 2 stati è isolare Israele e costringerlo ad una politica di resa incondizionata.....anche sforzandomi non vedo altre ragioni di dialogo.....