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Wednesday, November 15, 2006

Rosa nel Pugno. Sui soldi alla ricerca errore blu

La Rosa nel Pugno riesce a sbagliare anche quando fa la cosa giusta

Finalmente, stavamo per dire, i deputati della Rosa nel Pugno riescono ad assumere una posizione forte e unitaria. Finalmente, stavamo per dire, un gesto coraggioso in dissenso con questa Finanziaria. Lo stavamo per dire, ma proprio quando sembrava che finalmente ne avesse fatta una giusta (esprimere un dissenso nei confronti del governo), ci siamo accorti che era quella sbagliata (nel merito).

Forse in pochi se ne sono accorti, ma lo ha annunciato ieri il valoroso capogruppo, Villetti, che non avrebbero partecipato alle votazioni sugli articoli della manovra 2007 per protesta contro i tagli alla ricerca e all'università. La minaccia è di quelle pesanti: astensione ad oltranza.

La copertura necessaria a finanziare la ricerca, proponevano, sarebbe stata assicurata dalla liquidazione di Sviluppo Italia, «da cui si potrebbero ricavare più di 800 milioni di euro», e dalla reintroduzione dei pagamenti Ici per gli immobili della Chiesa non destinati esclusivamente ad attività di culto.

Unirsi al coro comune "Più soldi alla ricerca" è certamente molto politically correct, così com'era scontato che alla fine qualche spicciolo in più per la ricerca, come in ogni Finanziaria, lo si trovasse, se non altro per motivi d'immagine e per far fessa la senatrice centoduenne su cui si regge il governo. Insomma, bella figura assicurata, e a costo zero con Prodi, deve aver pensato Villetti. E infatti, ora sembra che qualche spicciolo per la ricerca si sia trovato: 110 milioni.

Un centinaio di milioni con o senza i quali non cambieranno certo le sorti del debito pubblico né della ricerca e dell'università in Italia - che avrebbero bisogno di nuove regole, piuttosto - ma tanto basta, ed è qui il danno, per soddisfare gli appetiti delle scalpitanti oligarchie universitarie, lanciando così, per l'ennesima volta, il segnale politico sbagliato: niente riforme, ma eccovi i soldi... e buon appetito.

Tuttavia, mentre la Rosa nel Pugno rende noto il proprio atto di forza, più un'impuntatura, nello stesso giorno, in prima pagina sul Corriere, esce un editoriale di Giavazzi che sostiene esattamente il contrario e che andrebbe imparato a memoria: «Non servono più soldi senza nuove regole», non si stanca di ripetere, dopo averlo spiegato dati alla mano nel libro scritto con Alesina, "Goodbye Europa".
«Le università nella maggior parte dei Paesi europei, non solo in Italia, funzionano in base a quattro principi, tutti sbagliati: l'istruzione universitaria non è pagata dalle famiglie, ma dai contribuenti; il contratto di lavoro e le regole di assunzione dei docenti sono quelli del pubblico impiego; le leggi e le procedure che regolano le università sono spesso centralizzate e quasi sempre rigide; le retribuzioni dei professori non sono differenziate...»
Il dibattito sull'università e la ricerca è «pieno di miti che negli anni hanno prodotto politiche per lo più sbagliate». Questi miti, questi luoghi comuni, vengono alimentati dai professori, che «hanno un forte incentivo ad impedire che ciò che non funziona venga corretto» e a «proteggere i propri privilegi», avvalendosi della loro «influenza anche come opinion makers».

La tipica lagnanza è che non ci sarebbero sufficienti risorse. Addirittura ogni autunno, tempo di Finanziaria, i Rettori minacciano la serrata, per poi vederli in primavera rifiorire in mezzo a tante spese inutili e di facciata. Tutti dicono che investire nella ricerca è una priorità... esatto, e scatta la risposta automatica: più soldi pubblici.

Innanzitutto, obietta Giavazzi, che manchino i soldi «non è vero (si vedano i confronti di Roberto Perotti tra costi e produttività nelle università in Italia e Gran Bretagna, che Alberto Alesina ed io abbiamo spesso citato). Ma perfino se il problema fossero le risorse, buttare più denaro in queste università senza prima cambiare le regole arcaiche che le governano significherebbe aumentare sprechi e privilegi, perpetuare un sistema che impedisce la concorrenza fondata sul merito, non migliorare la ricerca».

Sarebbero soldi letteralmente buttati, destinati a perdersi nei mille rivoli di nepotismi, burocrazie, parassitismi, inefficienze. Il problema è che in Italia «una volta entrati nell'università ci si resta per sempre, anche chi non fa più nulla», e lo stipendio dei docenti «cresce solo con l'anzianità, il merito è irrilevante». E' vero, infatti, che «i giovani sono pagati poco, ma queste retribuzioni fanno parte di un patto implicito: in cambio della cattiva paga chiunque abbia un posto lo mantiene automaticamente».

Il fallimento del nostro sistema educativo è dimostrato dagli ultimi posti in cui si piazza tra quelli dei paesi del mondo occidentale per numero di laureati e ricerche prodotte. Versereste del vostro denaro ad un'azienda fallita? No. Non un centesimo di più a questa ricerca e a questa università finché non verranno profondamente riformate, introducendo i principi del merito e della concorrenza.

E' proprio il Giavazzi dell'"agenda Giavazzi", impugnata dalla Rosa nel Pugno in campagna elettorale, a smontare involontariamente, nel merito, l'unica, unitaria, manifestazione di dissenso sulla Finanziaria di cui radicali e Sdi in Parlamento sono stati capaci in questi mesi. Un piccolo capolavoro. Tra l'altro, alla Camera la Rosa nel Pugno esiste solo quando c'è da prendere un'iniziativa che in qualche modo interessi lo Sdi, altrimenti non se ne fa nulla. Ne deriva che i deputati radicali appaiono in totale soggezione, all'interno di un gruppo parlamentare che o non esiste o, quando esiste, fa cazzate.

Ma come, mi son chiesto, per settimane ho sentito ripetere che no, ricatti alla Mastella o alla Di Pietro non bisogna farne, che di questa Finanziaria «non si muore», e poi, all'improvviso, fra tanti motivi che c'erano per aprire con il governo vertenze politiche su questioni sostanziali - sul decreto fiscale; sull'assenza di riforme strutturali nei quattro pilastri della spesa (pensioni, sanità, pubblico impiego, finanza locale); sugli emendamenti dei "volenterosi" - si sceglie un'iniziativa sbagliata nel metodo, perché si fa la figura di chi prende la rincorsa per dare una spallata a una porta già aperta, e pure nel merito, perché alla ricerca e all'università non servono mance, ma nuove regole?

La Rosa nel Pugno nella sua prima iniziativa critica nei confronti del governo riesce a comportarsi come qualunque altro "partitino della spesa" e gruppo d'interesse, che in sede di dibattito sulla Finanziaria contribuisce nel suo piccolo a far allargare i cordoni della borsa.

A sorprendere Giavazzi, oltre che noi da anni, è come, di fronte a un simile manifesto fallimento degli obiettivi del sistema, «il potere della lobby dei professori universitari» riesca a bloccare le riforme e allo stesso tempo a farsi dare più soldi.

Una lobby che, a giudicare da alcuni comunicati comparsi su Radicali.it in questi giorni, avrebbe fatto capolino anche nell'Associazione Coscioni, la quale oltre dei divieti etici che ostacolano la ricerca dovrebbe preoccuparsi delle strutture burocratiche, stataliste, anti-meritocratiche che la rendono non libera e non efficiente.

Del surreale, infine, ha il comunicato di Pannella uscito in serata, che nel suk, nel mercato delle vacche che come sempre, con tutti i governi (e pure con questo) caratterizza il dibattito sulla Finanziaria, riesce, non so come, a vedere una «forte cooperazione fra l'esecutivo e il legislativo, fra governo e Parlamento» e definisce la presa di posizione della Rosa nel Pugno, in realtà banale e velleitaria, «assolutamente positiva, misurata e prudente».

Che confusione!

14 comments:

formamentis said...

Perchè non passi ai Riformatori Liberali? Non è una provocazione, è una domanda che mi viene naturale, sei molto più vicino alle loro posizioni, insomma, uno la domanda se la fa. Lo so, te l'avrannno fatta mille volte, però la mia è senza malizia, e poi potresti portare di là una ventata liberale proprio quanto manca di qua la parte liberista.

(grazie per ieri sera a blogroll ;)

Anonymous said...

Trasposizione per i Radicali di oggi: "Versereste del vostro denaro ad un'azienda fallita? No. Non un centesimo di più a questo movimento ed a questo partito finché non verranno profondamente riformati, introducendo i principi del merito e della concorrenza."
Invece che fanno? Fanno fuori l'unico che, anche sbagliando ogni tanto, aveva portato merito e concorrenza nell'asfittico partito degli angeli del ciclostile.

Anonymous said...

A Federì, Pannella ha sacrificato Capezzone a Prodi per il posto da senatore... E' chiaro come il Sole.

La novità è che Capezzone non è ancora stramazzato al suolo. Anzi!

Anonymous said...

Che delusione... Penso ancora che i Radicali debbano stare a sinistra, per via del dogmatismo prevalente nella mentalita' di destra. Ma se Capezzone passa a destra, ci penso...

Anonymous said...

Jim, che ne diresti di disabilitare i commenti anonimi?

Mihai said...

Federico mi risulta che Capezzone sia membro del gruppo parlamentare... che sia questo il tuo primo post di critica Daniele. o mi sbaglio?

Anonymous said...

mandare a cagare i socialisti dello Sdi e ricominciare a fare i radicali no eh ? anzi, mi pare che l'idea sia quella di mandare a cagare i radicali....
se fossi miliardario li darei io i soldi a Pannella per chiudere i buchi, così la pianterebbe con questa scelta suicida....

Anonymous said...

finché nell'università e nella ricerca collegata non entreranno i privati ( ma veramente, non in via surrogata )...non cambierà niente!!!


p.s.: se io fossi miliardario, i soldi a pannella glieli darei ai fini della sua tacitazione...


ciao.

io ero tzunami...

Anonymous said...

Tsunami: "ciò che tu eri" si scrive con la S.

Ciao

Anonymous said...

esercito la mia libertà di dissentire.


cmq grazie maurì.


ciao.

io ero tzunami...

patrizia said...

non cambierei una virgola di quello che ha scritto. Bravo!

OrlandoFurioso said...

L'università DEVE essere finanziata dalla collettività perché il patrimonio culturale è il BENE PRINCIPALE di un paese.
La verità è che in Italia non si investe né nella ricerca né nella formazione oltre a mantenere aziende fallite e piene di capre raccomandate. Ma un laureato che ha ottenuto un bel 110 mi dite che deve dire se gli viene offerto uno stipendio di 1200 mensili pari a quello percepito da un idraulico o un muratore? (ovviamente operai, perché se sono in proprio raggiungono cifre almeno quadruple)
Assurdo continuare ad assumere diplomati al posto di laureati (che poi questi sono sempre figli di o parenti di ecc...)per risparmiare sui costi.

rivoltoso said...

Questo pezzo di Bruni sulla stampa parla delle ferrovie,ma il concetto si può applicare al Sistema Università. Solo che delle Università non è ancora emerso appieno il fallimento,benchè il loro stato sia peggiore di quello delle ferrovie.

"Per l’italiano convinto che le Ferrovie soffrano di sprechi, inefficienze, disorganizzazione, ingiustificati privilegi sindacali, tariffe mal calibrate e in media demagogicamente basse, sentir chiedere maggiori fondi senza offrire un progetto di riforma radicale e di rilancio del trasporto ferroviario suona strano, sospetto."

Anonymous said...

le università sono delle fogne, il difficile è diventare professore, devi attaccarti al carro giusto, fare il leccaculo per anni, sei sfruttato come una bestia, ma se ci riesci è fatta, prendi un buon stipendio, se non fai un tubo non devi renderne conto a nessuno, ti pagano bene, gestisci un immenso potere e sei circondato da leccalulo che sfrutti come delle bestie...i risultati di questo sistema sono sotto gli occhi di tutto, le università peggiori del mondo civilizzato