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Tuesday, November 21, 2006

Bullismi, sociologismi d'accatto e responsabilità individuale

Ci ha pensato Azioneparallela, su Leftwing, a fare giustizia di tutti quei sociologismi d'accatto che ci tocca ciclicamente sentire in tv o leggere sui giornali. Questa è la volta del bullismo nelle scuole. Fenomeno nuovo? Non saprei rispondere meglio di così:
«Oggi debbo domandarmi se non fosse già in corso, da tutti inavvertita, la "mutazione etologica" della quale parla lo scrittore Antonio Scurati nell'articolo apparso sabato sulla Stampa, a proposito dei fatti accaduti a Torino nel giugno scorso (e finiti in questi giorni sui quotidiani), quando quattro studenti hanno picchiato un compagno disabile, filmando il tutto col telefonino. Scurati vede la "mutazione etologica" nel fatto che i quattro hanno picchiato il compagno al solo ed esclusivo scopo di filmare l'impresa. Finché picchiano, niente di strano: è ordinario bullismo; ma che picchino per filmare, questo è troppo: questa è una mutazione. Scurati, infatti, la interpreta così: i quattro "hanno perpetrato e vissuto un gesto efferato come uno pseudo-evento, un accadimento creato appositamente per i media". Se la parola "appositamente" ha un senso, questo significa che secondo Scurati se non avessero avuto il telefonino non avrebbero picchiato nessuno. Poiché i giornali hanno scovato in rete (non era difficile) non pochi filmati analoghi, c'è da chiedersi se anche questi altri episodi di bullismo sarebbero accaduti ugualmente in assenza di google e youtube. Scurati deve crederlo, e posso capire che perciò si agghiacci. Io ho un'opinione diversa... ma prima di esporla darò un'occhiata alla cornice in cui Scurati inserisce la sua disamina. In essa è infatti tratteggiata una società non solo sessualmente disinibita, ma che incita alla sfrenatezza sessuale, una società che "pencola tra idolatria e mercificazione" del corpo, in cui inoltre non si insegna più il senso della morte e della sofferenza, e il tragico è rimosso; una società in cui, infine, l'impassibilità e l'indifferenza verso la sofferenza altrui è addirittura canonizzata, intronizzata nella figura (che più passiva non si può) del telespettatore.

Ecco quello che definirei un genere di analisi finto profondo. L'analisi suona profonda perché vi si parla di morte e di sofferenza e di tragedia – e chi non si compunge dinanzi a queste parole? – ma è finta perché non si impegna in alcuna analisi accurata di dati e non fornisce alcun raffronto fattuale. Quando Scurati (o chi per lui: ce ne sono molte di simili analisi) avrà dimostrato che nelle società sessualmente inibite certe cose non succedevano, o che dove il corpo non è idolatrato o mercificato è meno mortificato che qui da noi, o che il bullismo da telecamera è spaventosamente in aumento, io prenderò in più seria considerazione il suo furente agghiacciarsi. Fino ad allora, di siffatte analisi riterrò solo questo: che mettono l'estensore nella posizione la più comoda e socialmente rispettata, quella del pensatore pensoso dei destini del mondo».
E il pestaggio ripreso con il telefonino?
«... l'epoca felice in cui la violenza era tutta e senza distinzione occultata, considerata un disvalore e perciò nient'affatto esibita, quest'epoca non è mai esistita... l'uomo ha già prodotto violenza al solo fine di specchiarsi in essa, e questo è accaduto nella dimensione del rituale: in una dimensione, cioè, che è costantemente riscontrata nei gruppi umani, dalle origini ai giorni nostri...»
Scurati, e i sociologi da salotto, ne escono piuttosto malconci dall'uno-due di Massimo Adinolfi.

Consentite anche a me di fare un po' di sociologismo. Piuttosto, caro Massimo, il guaio è che la grande assente nella nostra società è la responsabilità individuale. C'è sempre qualche salvagente che interviene a deresponsabilizzare le azioni "malvage" dei singoli, soprattutto dei ragazzi. La colpa è della società, della televisione, dei videogiochi, della disibinizione sessuale, della rimozione del dolore, della mercificazione del corpo, del consumismo, del Capodanno e pure dei maledetti punk. "Si stava meglio quando si stava peggio", e così via... E in questo senso «la goccia» di Kant è perfetta.

Scontato che neanche la migliore delle scuole rende tutti "bravi" ragazzi, piuttosto chiediamoci: il nostro sistema educativo è basato su meccanismi di incentivi-disincentivi che responsabilizzano gli studenti, nello studio e nella condotta? Le regole vengono fatte rispettare nelle aule o si permette a chiunque di farne carta straccia?

5 comments:

Ismael said...

Più che altro, in proposito mi sorgono due grosse perplessità.
La prima riguarda la grossolana malizia con cui gli operatori dell'informazione televisiva fanno magazzino con notizie riconducibili a uno stesso filone di "immoralità", rilasciandole tutte in un'unica rapida soluzione - di solito, quando manca la materia prima per sollecitare sensazionalismi di maggior levatura - che crei nel pubblico l'impressione di un'emergenza improvvisa. Gli stupri e i bullismi sembrano un fenomeno, per dirla alla Kenshiro, scesi come un fulmine dal cielo. A Napoli, poi, è in corso una guerra di camorra che mette a ferro e fuoco i suburbia più degradati. Notizia bomba? Emergenza dell'ultima ora? Mah.
In secondo luogo, senza voler pronunciare filippiche barbute, viene da domandarsi come mai la cronaca e l'esperienza quotidiane abbondino di malcostume imputabile - come giustamente concludi anche tu - al mancato senso di responsabilità soggettiva. Se un "segno di decadenza" va cercato, quello va cercato proprio lì, al crocevia tra la "perdita di timore etico" - da più parti segnalata, anche a sproposito - e il tramonto del senso di colpa. Se le regole, oggigiorno, appaiono come disciplinari ad uso (interno) di un grappolo di settarismi morali strampalati e inconciliabili prende corpo l'idea di un'origine meramente convenzionale dei codici di comportamento. Non voglio dire che in passato vi fosse "più moralità", ma solo che c'era, e ben radicata, la consapevolezza che gli scotti si dovevano pagare - e cari. Il convenzionalismo ha l'effetto collatarale di diffondere il pregiudizio dell'impunità, al quale si dovrebbe rispondere sottolineando che le regole - laiche e non - rinviano a un impegno di coesistenza comune a tutte le "associazioni di tendenza" più o meno ristrette che scelgono di farsene carico.

adriano said...

Non riesco a scandalizzarmi per una cosa naturale come il sole che sorge. Tutte queste parole su un fenomeno inventato (il bullismo, ma che cacchio è?) è sintomo non della decadenza di una civiltà, ma dell'ulteriore artefazione dell'informazione che non sa come riempire spazi vuoti di noia esistenziale.

Non si giustifica l'aggressione a un disabile, ma nemmeno la presunta scoperta di un qualcosa che invece è parte del Dna umano. Si vede che nessuno legge più letteratura o frequenta l'arte dio santo. Altrimenti saprebbe che Caravaggio, ad esempio, si accompagnava proprio a questi virili fanciulli, e all'epoca invece di filmarli li ritraeva.

Dio che agghiaccio!!!

Anonymous said...

hai ragione.

assenza di responsabilità personale.

aspettando di disintegrarci come "genere", stiamo cominciando con la dissoluzione dell'io.

e ce la stiamo mettendo tutta.

ma sulla de-responsabilizzazione dell'individuo, su qualsiasi cosa,...ho già detto.

diritti, doveri, oneri e prerogative...fantasie, la vita dell'uomo divenuta una immensa isola dei famosi: una cazzata!

puro karaoke? sì...e la colpa è proprio dello stronzo individuo!!!

poi vengono tutte le forme "tutoriali", codificate e non, che fungono da esimenti, pronte a cogliere che è giunto il tempo della loro supremazia...

ma gli apologeti della fiction "globale" come pure i moralisti che l'avversano e che si percuotono a pié sospinto col cilicio di turno...non capiscono - ma sarebbe meglio dire...non vogliono capire - che non è questione di etica, morale ed altre cazzate similari. non è nemmeno colpa della vituperata televisione! lei, la tv, ha finanche il pulsante "on/off"...

ah, la tv...piuttosto, essa è il solito alibi, ormai divenuto traballante ed inutile, perché i singoli fanno, non la televisione...nemmeno se è l'ennesimo reality per minus habentes ovvero, se trattasi dell'ultimo modello hi-tech, predisposto per il sistema HD...

ma sulla de-responsabilizzazione dell'individuo, su qualsiasi cosa, anche sull'uso della tv, (s)fatta e guardata...ho già detto.

chiamatela, se volete, ignoranza grassa.

ma rimane solo un eufemismo di comodo.

ai posteri, se qualche "io" sopravviverà...ed anche in questo caso, credo proprio che ciascuno continuerà a sbattersene, tanto di sé stesso quanto dell'altro da sé.

I'M!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!



ciao.

io ero tzunami...

adriano said...

Che Dio ascolti le tue imprecazioni Tsunami e faccia finalmente dissolvere l'Io, fautore di cotanti disastri, a destra e a manca...

Pensa sono arrivato a leggere quasi fino alla fine cara ondina... che fatica, sia per il tuo italiano che per la tua proli(a)ssità

con affetto

Anonymous said...

tutto sommato, anche io ti voglio bene.

va bene così conciso???

ciao.

io ero tzunami...