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Monday, April 16, 2007

Radicalismo compassionevole: una deriva

Le dimissioni ben argomentate di Luigi Castaldi dalla Direzione di Radicali italiani non sono state ritenute degne di un minimo commento da parte di Pannella, di Radio Radicale, della segretaria, né di uno scarno comunicato. Su Notizie Radicali, se non altro perché lo stesso Castaldi in quella sede ha voluto lasciare le sue considerazioni, qualcuno è intervenuto [Vecellio mi corregge: "se non altro perché io ho ritenuto di pubblicare Castaldi, di rispondergli; e di ospitare senza ulteriore commento la sua contro-replica"]. A quegli interventi intende rispondere questo mio articolo:

Dopo il conservatorismo compassionevole, abbiamo il radicalismo compassionevole, teorizzato da Pullia in un suo editoriale su "Notizie Radicali" (11 aprile). Chi è «imprigionato nella propria monade senza finestre, chiuso nel proprio guscio di cinismo», chi «interpreta la politica solo in chiave utilitaristica», ignorando «gli esclusi, gli umili e umiliati, gli inermi», chi vede nell'altro un limite all'io, non può capire e cade nella «deriva dell'individualismo», nell'«arido economicismo liberista».

Premessa. Il "liberismo selvaggio" è l'organizzazione economica storicamente e concretamente dimostratasi più in grado delle altre di garantire benessere e ridurre al minimo l'esclusione sociale. I "compassionevoli" di ieri e di oggi devono fare i conti con i loro fallimenti, mentre i "cinici" che hanno puntato tutto non sui sentimenti, ma sugli interessi, sulle ambizioni, sui talenti individuali, regolando il sistema in modo da farli competere per migliorarsi, possono camminare a testa alta rivendicando di aver conseguito proprio gli obiettivi che moralisticamente o sentimentalmente si prefiggevano i "compassionevoli".

Dunque, pare che senza compassione non si possa fare politica radicale. E io che pensavo bastasse condividere degli obiettivi, "comprarsi" la tessera, a prescindere da quali fossero le motivazioni morali o sentimentali (che non intendo giudicare) che spinge ciascuno di noi a far politica o a parlarne. Invece, qui si sta teorizzando un partito che si basa non su un'ideologia, su una dottrina. No, sarebbe troppo facile. Queste, infatti, si potrebbero imparare su un qualche manuale. Sarebbero a disposizione di tutti. Si teorizza invece un partito fondato su dei sentimenti, cioè quanto di più aleatorio e soggettivo vi sia. Ci si vuole occupare degli esclusi, essendo poi i primi ad escludere sentimentalmente.

Perché la compassione è quasi un dono, come la fede. Come la fede anche la compassione (per altro declinata da Pullia in modo non troppo dissimile da come Ratzinger declina la carità/verità cristiana: "Deus caritas est"), se dev'essere costitutiva di un'organizzazione, richiede un Santo e dei chierici, che ne siano autentici depositari cui attingere, riti d'iniziazione e una struttura fiduciaria a cerchi concentrici. Sarebbe questa la nuova forma partito? No, grazie, meglio i "signori delle tessere". Almeno lì gli interessi sono più trasparenti. E' questo invece, il nodo del settarismo radicale. Ma siccome le sette sono cose serie, in questo caso parlerei piuttosto di gruppettarismo e di familismo: gli "amici del muretto".

Non sorprende, poi, se i radicali si siano ridotti a quattro gatti. E chissà che dando retta a Pullia non si riesca anche a parlarci. Con i gatti, intendo.
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8 comments:

Davide said...

A mio avviso Della Vedova è il vero bluff: è arrivato (sul suo sito) a difendere la libertà di espressione di Bagnasco, tacendo miseramente, ad esempio, sugli omosessuali!!
Ridicolo.
Jim: i liberali a destra non esistono più (purtroppo!): oggi si chiamano clericali.

offtopic said...

Che i Radicali si stessero riducendo a chierici, tutt'altro che laici, di un vecchio predicatore è roba stravecchia.
Basta riguardarsi per bene e senza fette di prosciutto sugli occhi e le orecchie i comitati degli ultimi due-tre anni per farsi una idea chiara.
Troppe chiacchiere e soprattutto quasi sempre la ripetizione rielaborata come un bel compitino mandato a memoria del verbo del vate. Compresi i contrordini di rito.

Anonymous said...

Ma guarda, adesso anche quelli dell'IBL scoprono che si può essere antiTAV e Liberali!!!

http://www.brunoleoni.it/
nextpage.aspx?codice=5012

Ed ora come faranno i poveri Capezzone e Bonino che sono sempre stati, contro ogni evidenza di sperpero di denaro pubblico, a favore del progetto TAV Val di Susa?

Maurizio said...

Posso farti una domanda? Per te qual è il fine della politica? Perché fai politica? Per minimizzare la sofferenza umana, o che altro?

Il motivo per cui io sono radicale, e sostengo, ad esempio, la liberalizzazione delle droghe, o la libertà di ricerca scientifica, o la libertà di adozione gay, è che li ritengo modi di diminuire la sofferenza e aumentarne la felicità degli esseri senzienti.

Se invece pensassi che queste libertà aumentassero la sofferenza umana, non le sosterrei più.

Penso che queste libertà siano intrinsecamente morali, in quanto dimiuiscono la sofferenza umana. E penso che i miei avversari politici, come il Vaticano, siano intrinsecamente immorali, in quanto predicano comportamenti che aumentano la quantità di sofferenza umana nel mondo (esempio classico: il divieto di ricerca sulle staminali embrionali).

Che c'è di male a dire tutto ciò? Che c'è di male a parlare di moralità e a fondare la propria politica su di essa? Che c'è di male a dire che il fine ultimo della politica deve essere la minimizzazione della sofferenza e la massimizzazione della felicità di esseri senzienti?


Ciao

Nihil said...

Maurizio, la tua è una posizione utilitarista, non liberale. Un utilitarista presume di conoscere quale genere di felicità ciascuno desidera, e si adopera per dargliela. Un liberale pensa che solo il singolo conosce le proprie aspirazioni, perciò vuole solo garantirgli la possibilità di inseguirle.

In altre parole, il "male" (io lo chiamerei "difetto") è che tu vuoi decidere per tutti qual è la felicità da perseguire. La differenza fra te e un papista è che il papista pensa che la felicità sia andare in Paradiso, mentre tu adotti ipotesi molto meno psicopatiche. Ma comunque cerchi di imporre agli altri le scelte che tu hai preso per loro.

Maurizio said...

x Nihil:

Credimi quando dico che mi hai frainteso completamente. :) Però non mi pare il luogo adatto per chiarire. (Del resto sul mio blog trovi tutto.) Ciao

Maurizio said...

x Nihil.

comunque cerchi di imporre agli altri le scelte che tu hai preso per loro.

Questo è piuttosto offensivo. Se non ti dispiace, vorrei sapere quali sarebbero le scelte che io vorrei imporre agli altri. Ciao

Nihil said...

x Maurizio:

Mi spiace di averti offeso, non era mia intenzione. Comunque, la mia osservazione "incriminata" si basa su questa tua affermazione:

Se invece pensassi che queste libertà aumentassero la sofferenza umana, non le sosterrei più.

Questo, per me, è il contrario del liberalismo. Se noti, è esattamente lo stesso argomento che usano, ad esempio, per opporsi alla liberalizzazione delle droghe: "secondo me questa scelta ti fa male, quindi la proibisco (anche) a te".

Saluti.