Pagine

Showing posts with label italia futura. Show all posts
Showing posts with label italia futura. Show all posts

Friday, December 07, 2012

AAA nuova offerta politica di centrodestra cercavasi

Anche su L'Opinione e Notapolitica

AAA nuova offerta politica di centrodestra cercasi. Ha avuto un anno di tempo per manifestarsi. Un anno in cui Berlusconi – tra passi indietro, avanti e di lato – e il Pdl sono rimasti nel totale immobilismo, anzi impegnati in un'incessante opera di autolesionismo, travolti dagli scandali, in verticale perdita di consensi. Mai momento fu più propizio. Il Cav. era all'angolo, il suo partito allo stremo. Perché non si è (ancora) manifestata questa nuova offerta? Dov'è quel PPE italiano che avrebbe dovuto aprire l'era post-berlusconiana? E non si risponda finché Berlusconi è in campo eccetera eccetera. Cosa bisogna aspettare per farsi avanti, che muoia? Mai le truppe berlusconiane sono state così sbandate e il loro generale così lontano dal campo di battaglia. Eppure...

Tutti coloro che con ottime ragioni hanno manifestato la necessità di liquidare il fallimentare berlusconismo sostituendolo con una forza popolare, moderna, europea, hanno commesso un errore fatale. Invece di rivolgersi direttamente al "popolo" deluso e disgregato di centrodestra – come fece con successo Berlusconi nel 1994, durante la prima grave cesura del nostro sistema politico repubblicano – si sono gingillati in esasperati tatticismi, intestarditi in manovre tutte interne al ceto politico, ignorando un dato fondamentale nel paese: in questo ventennio gli elettori di centrodestra, pur con tutte le loro differenze, sono stati abituati a ragionare in termini bipolari e alternativi al centrosinistra. Questa "alternatività" i milioni di elettori lasciati per 12 mesi in libera uscita da una forza che dal 38% è scesa al 15, non l'hanno vista in Casini, di cui già non si fidavano, né in Montezemolo e nella sua ItaliaFutura, né in Monti, e addirittura nemmeno nei liberisti duri e puri di FermareilDeclino. Non credono più a Berlusconi, sono disgustati dal Pdl, ma i sondaggi e le parziali scadenze elettorali di quest'anno dimostrano che non si sono spostati a sinistra, né sono attratti dal Terzo polo o da Grillo. Sono sì in attesa di una nuova offerta politica, ma chiaramente di centrodestra.

Gettare le fondamenta di un PPE italiano attorno alla personalità di Mario Monti avrebbe potuto (potrebbe ancora?) funzionare se il professore avesse accettato – non subito, ovviamente, ma sul finire della legislatura – di giocare un simile ruolo politico, visto che lui stesso si è definito culturalmente vicino al popolarismo europeo. Il premier, insomma, doveva decidere se diventare un De Gasperi, un Ciampi, o un Dini. Ma se Monti preferisce restare super partes, riserva della Repubblica, per i soggetti che a lui si richiamano (Casini e Montezemolo) si fa dura: significa di fatto rendersi disponibili a fare le "stampelle centriste" di un Monti-bis sostenuto da una maggioranza egemonizzata dalla sinistra Bersani-Cgil. Una prospettiva che non può allettare gli elettori di centrodestra.

Per Casini si trattava di lavorarsi i "montiani" del Pdl affinché spingessero Alfano a rottamare Berlusconi. E per poco non gli riusciva. Ma a parte il fatto che gli elettori di centrodestra non avrebbero affatto seguito una classe dirigente, quella del Pdl, di cui non hanno alcuna stima, verso un "centrismo montiano" non chiaramente alternativo alla sinistra, visto che il professore non si schiera, c'è anche da dubitare che Casini a quel punto avrebbe dato seguito alla chimera dell'"unità dei moderati", visto che ha sempre lavorato a destrutturare il bipolarismo, per un sistema in cui il centro possa di volta in volta, dopo il voto, allearsi con chi esce vincitore dalle urne.

Anche Montezemolo, pur respingendo qualsiasi "avance" di pezzi del vecchio ceto politico, ha ceduto però ad alcuni autoproclamati (e molto interessati) rappresentanti della cosiddetta "società civile". Timoroso di scendere in campo in prima persona, anche lui ha dato il nome di Monti alla sua lista e lanciato un'alleanza con il mondo del socialismo cattolico – Acli, Sant'Egidio, Cisl – che, come ripete da un paio di giorni uno dei suoi più autorevoli esponenti, guarda al Pd.

FermareilDeclino è l'unica potenziale nuova offerta che non ha peccato di politicismo e si è concentrata sui contenuti. Ma ha ecceduto in anti-berlusconismo – viscerale, sconfinato in un atteggiamento di colpevolizzazione dell'elettorato di centrodestra – e in intellettualismo. Tipico dell'intellettuale è il gusto della provocazione e il voler convincere tutti delle proprie tesi – così si spiegano gli appelli a Renzi e ai suoi elettori scambiati per liberisti "in sonno" – mentre l'iniziativa politica richiede di individuare la tipologia di elettori cui rivolgersi per affinare il messaggio.

Insomma, per ragioni diverse – nobili quelle di Monti e dei promotori di FermareilDeclino, "politiciste" quelle di Casini e Montezemolo – nessuno finora ha davvero messo in campo una nuova offerta politica di centrodestra. Dunque, se oggi Berlusconi può osare ri-discendere in campo, è soprattutto per il vuoto lasciato dall'esasperato tatticismo di chi, probabilmente, non ha mai avuto in mente un'idea di centrodestra maggioritario a cui gli elettori potessero sintonizzarsi.

Thursday, December 06, 2012

Il liberismo "buono" è solo quello che non c'è: a sinistra

La sudditanza culturale dell'"intellettualità liberista"

Al direttore – Da liberista mi ritrovo più nella critica di Mucchetti all'"intellettualità liberista" che guarda a sinistra che nella replica del liberista Stagnaro. Non c'è dubbio, Renzi è un innovatore, ma il suo approccio è "blairiano", non liberista. Da liberisti tifiamo tutti per lui, perché una sinistra moderna, "blairiana", che abbraccia mercato e merito, non può che far bene a se stessa e al paese. E guardando al deserto che offre l'attuale centrodestra, dal punto di vista di un elettore liberale-liberista avrebbe potuto senz'altro rappresentare il male minore, se avesse vinto le primarie. Ma da qui a pensare di costruire un'offerta politica liberista suggerendo al sindaco di Firenze di uscire dal Pd per guidarla (Giannino), o appellandosi ai suoi elettori delusi (Zingales), ce ne passa.

L'affermazione "il liberismo è di sinistra" ha senso solo come provocazione intellettuale, in un mondo ideale in cui la sinistra si batte per offrire maggiori opportunità agli outsider meritevoli, per uno Stato leggero che concentra le sue risorse sui veri bisognosi, e la destra favorisce insider e status quo. Ma se calata nella realtà politica dei paesi occidentali nell'ultimo secolo, ma anche nell'ultimo ventennio, è un ossimoro: la destra non sarà stata quasi mai un modello di liberismo, ma quasi sempre molto meno statalista della sinistra. Chi ambisce a costruire un'offerta politica liberista non può ignorare cos'è stata e cos'è la sinistra in Italia (e non solo), cosa pensano i suoi leader e quali sono gli interessi dei blocchi sociali che tradizionalmente rappresenta.
LEGGI TUTTO su ilFoglio.it

Wednesday, December 05, 2012

Verso la Terza Stampella?


C'è un'ala liberale e riformatrice, in ItaliaFutura, che ieri è andata in «subbuglio», come scrive Arnese su Formiche.net, quando ha letto su Repubblica un autorevole firmatario del manifesto Verso la Terza Repubblica, il presidente delle Acli Andrea Olivero, prospettare «un'alleanza strategica» con Bersani e Casini, sottolineare la necessità di «unire il centro alla sinistra», di «mettere insieme le forze tradizionali del centrosinistra e quelle liberali del cattolicesimo sociale [almeno la distinzione tra cattolicesimo liberale e cattolicesimo sociale la vogliamo conservare?] e del mondo dell'impresa». Con Monti a Palazzo Chigi, ovviamente.

Sempre su Formiche.net, un firmatario dello stesso manifesto, Paolo Mazzanti, esprimeva un'idea molto diversa sull'impegno di Monti, diciamo alternativa a Bersani-Vendola: «Uno schieramento che s'ispira all'agenda Monti non potrà che essere alternativo al centrosinistra a trazione bersanian-vendoliana». E ancora: «Se Monti s'impegnerà direttamente, sarà probabilmente possibile riunire tutte le forze di centro e parte delle forze di centrodestra che s'ispirano alla sua azione in un'unica coalizione. Se invece Monti deciderà di restare super partes, ognuno andrà probabilmente per conto suo. E le probabilità di vittoria dell'asse Bersani-Vendola aumenteranno».

In serata arrivava la nota di ItaliaFutura: tante belle parole, liberali e riformatrici, per ribadire equidistanza tra l'«Unione 2.0» e la «Forza Italia 2.0». Peccato che l'alleanza - appena siglata! - di Montezemolo con Acli, Sant'Egidio e Bonanni (Cisl), da cui è scaturito il manifesto V3Rep dica tutt'altro: Olivero (le Acli, non una minuzia) vuole allearsi con l'Unione 2.0. Come la mettiamo?

Con un «Grazie, è stato un piacere, ma non ci siamo ben capiti», mi risponde su twitter Romano Perissinotto, fondatore del Comitato Italia Futura Lombardia. Che ne è, dunque, di V3Rep e dell'alleanza con Acli, Sant'Egidio e Bonanni? «E' una grande realtà che può fare a meno delle dichiarazioni di Olivero». Sarà anche una grande realtà, quella in cui possono convivere chi si sente alternativo e chi complementare a Bersani-Vendola, ma a me pare un gran casino. Montezemolo ha stretto alleanza con le Acli poche settimane fa, oggi Olivero dichiara che si vuole alleare con Bersani. Diciamo che la nota della serata di ieri, che ripropone il minestrone "popolare, liberale e riformista" (mancano solo fascisti e comunisti), e l'intervista di Andrea Romano oggi, non sono sufficienti a sgombrare il dubbio che una lista Montezemolo-Riccardi possa prima o dopo il voto allearsi con il Pd bersaniano. Giannino su questo almeno aveva visto giusto, era assurdo che FiD seguisse i montezemoliani verso la Terza Stampella del Pd.

C'è poi Daniele Bellasio che si chiede come mai «il centro non sfonda», anzi è «in crisi» (crisi che va ben oltre l'ambiguità di Monti), in un contesto apparentemente così favorevole (Pd che si sposta a sinistra e centrodestra praticamente inesistente). Sarà che nonostante il disgusto gli italiani restino affezionati al bipolarismo e respingano i tatticismi centristi? Certo, potrebbero essere Montezemolo e Casini «l'altro polo», se non stessero ancora lì sul punto di fare la stampella alla sinistra-sinistra di Bersani-Vendola. La realtà è che sembrano mancare convinzioni sufficientemente forti per sentirsi, e quindi essere percepiti dall'elettorato, come alternativi alla sinistra. C'è sempre il sospetto, più che fondato, che l'intenzione sia quella di allearsi con il centrosinistra e dichiarazioni come quelle di Olivero ne sono la conferma.

Monday, December 03, 2012

E adesso? Consigli non richiesti al "giovane" Renzi

In queste ore tutti a dare consigli a Renzi, cosa deve o non deve fare. Premesso che mi sembra se la sia cavata benissimo da sé, mi unisco al giochino con due parole, anzi quattro. Partiamo da una mini-analisi del voto, cosa gli è mancato. Non ha sfondato tra gli elettori tradizionalmente del Pd, di sinistra: molti di questi lo hanno seguito sul concetto di "rottamazione" interna, insomma per un rinnovamento generazionale, ma solo su questo. E' sui contenuti che non ha potuto allargare il consenso, perché presso quell'elettorato è indubbio, bisogna ammetterlo, quei contenuti liberali, chiamiamoli "blairiani", non hanno alcuna presa. Anzi, suscitano sospetti e ostilità anche feroci. Lungi dall'aver dimostrato che le sue idee «fanno parte del patrimonio del centrosinistra», con un loro peso e un loro consenso, Renzi ha perso proprio perché da quell'elettorato sono avvertite (ancora) come «una specie di cavallo di troia della destra». Per farcela, dunque, si sapeva fin dall'inizio, avrebbe avuto bisogno dell'appoggio in larga misura di elettori non di sinistra, voti d'opinione, indipendenti o di centrodestra, che però sono stati tenuti a debita distanza dalle regole. Non solo dalla impossibilità pratica di registrarsi al ballottaggio, ma anche dal dover dichiarare il falso all'atto della registrazione, cioè l'impegno a votare centrosinistra qualunque candidato avesse vinto. Sì, c'è ancora qualcuno che non mette la sua firma a cuor leggero.

E adesso? Sicuramente Renzi non deve abbandonare il Pd, per i motivi che lui stesso ha spiegato. Non se ne può più di gente che cambia casacca o si fa il suo partitino. Dobbiamo abituarci ad un sistema maturo in cui chi vuole far politica sceglie una parte della barricata e porta avanti le proprie idee all'interno di essa, almeno laddove esiste un minimo di contendibilità della leadership. Credo che al di là della legge elettorale scopriremo che gli italiani sono ancora piuttosto affezionati dal concetto di bipolarismo. Fermareildeclino e ItaliaFutura che a loro modo fanno appello agli elettori di Renzi delusi dalla sconfitta, o addirittura sognavano che il sindaco di Firenze uscisse dal Pd per offrirsi come loro leader, figura di cui sono drammaticamente sprovvisti, fanno tenerezza: non hanno capito che il 90% dei suoi elettori alle primarie voteranno comunque Pd e che Renzi non è un "liberista".

Renzi ora deve tornare a fare il sindaco, come aveva promesso, non deve parlare più fino alle elezioni. Il candidato premier è Bersani e, com'è giusto, dove non richiesto Renzi non deve intervenire per non offrire il fianco a strumentalizzazioni: per lealtà, e per sua stessa convenienza. Il congresso sarà la sua prossima partita e se il Pd sarà al governo potrà ricominciare a tessere, senza però dare l'impressione del sabotatore dell'esperienza di governo appena cominciata. L'establishment del partito cercherà di neutralizzarlo, con proposte piuttosto generose ai suoi uomini, per allontanarli da lui, o "normalizzandolo" in una corrente. Renzi deve evitare di farsi "correntizzare". E se Bersani riesce davvero ad arrivare a Palazzo Chigi, non deve assolutamente condividere responsabilità di governo, non deve fornire alibi: meriti e demeriti siano tutti attribuibili al segretario. Qualche parlamentare di riferimento, più che altro ideale, ma non una "componente" a lui riconducibile, perché o si sputtana, se costretto a sostenere per lealtà provvedimenti impresentabili, o passa per traditore se esercita spirito critico. Renzi si deve divincolare, insomma, dall'abbraccio che quasi sicuramente tenterà l'Apparatchik.

Tanto, se tutto andrà come deve andare, o Bersani a Palazzo Chigi non ci entra proprio, e Renzi avrà gioco facile a dimostrare l'ennesimo fallimento di credibilità della vecchia guardia, o ci entra ma non dura più di uno o due anni al massimo. In ogni caso, potrebbe essere una legislatura breve, di transizione.

Friday, October 26, 2012

Socialismo cattolico in carrozza con Montezemolo

Il flirt tra Fermareildeclino e ItaliaFutura si conclude così: alle idee liberiste Montezemolo ha preferito la potenza organizzativa dell'associazionismo cattolico-solidarista, quello che chiamo socialismo cattolico; a Giannino ha preferito Bonanni, la Cisl, le Acli, insomma il mondo di Todi, che da mesi era alla ricerca di "mezzi" per un impegno politico diretto, che non fossero però i vecchi arnesi Pdl, Udc e Pd, né un nuovo partito cattolico.

Hanno finalmente trovato un "passaggio", e sono saliti sulla "carrozza" di Montezemolo, che negli anni ha sfornato più di un manifesto-appello, una lunga sequenza di testi sempre più annacquati fino ad arrivare a quello democristiano di oggi, che è davvero una presa in giro. Serve sostanzialmente a sancire la nuova alleanza di interesse, con un elenco di firmatari che sembra una lista elettorale già scritta, ma nulla dice di concreto su come riformare il paese. E certo avere la Cisl, primo sindacato nel pubblico impiego, tra gli  azionisti di maggioranza non promette grandi spinte al cambiamento nella pubblica amministrazione e nella scuola.

Dietro la retorica anti-partitica e una pretesa «apertura alla società civile», va di moda invocarla anche se nella definizione può rientrare tutto o niente, sono riconoscibili specifici e molto particolari interessi - legittimi, per carità. Da notare che c'è subito una forte presa di posizione contro i «conflitti di interesse», come se molti dei firmatari non fossero espressione di associazioni e cooperative che hanno, ovviamente e legittimamente, i loro interessi economici.

Tra le tante ovvietà, si guarda all'avvento di una «Terza Repubblica», senza nemmeno delinearne i tratti istituzionali che si auspicano abbia, e si rivendica una «continuità» con il governo Monti, per «una stagione di riforme di ispirazione democratica, popolare e liberale». Il nuovo soggetto, insomma, ha la pretesa di professarsi allo stesso tempo democratico, popolare e liberale (culture politiche molto diverse che si dividono quasi tutto lo spettro politico, come accade nel PE). Un po' di tutto, e molto di niente, perché l'importante è esserci, a prescindere dal cosa fare, per un mondo non più disposto a delegare la rappresentanza dei propri interessi.

Il flirt con Fermareildeclino era coinciso con la fase di maggiore impronta riformatrice e liberale di ItaliaFutura. Comprensibile quindi un certo "stupore" nel vedere come dall'oggi al domani si sia trasformata (con un input di certo calato dall'alto, a proposito di democrazia e trasparenza interna) in un'operazione centrista, una ridotta di catto-solidaristi, con un manifesto moderatissimo quando lo stesso Monti ha spiegato che al nostro paese servono riforme radicali e non moderate.

Quanto a FiD, premetto che non ho aderito, pur coindividendo (quasi) tutto il programma, perché nonostante le ottime idee e persone per ora non mi sembra un soggetto in grado di sviluppare alcuna prospettiva politica, quindi condannato all'isolamento e al velleitarismo. Magari maturerà, ma non intende "sporcarsi le mani". Nel caso specifico però, per come la vedo da fuori, è ItaliaFutura che ha deciso di volgersi da tutt'altra parte, anzi forse proprio di scrollarsi di dosso FiD, e non Giannino e compagni ad aver fatto gli schizzinosi. A questo punto, se proprio bisogna "sporcarsi le mani", perché altrimenti non si va da nessuna parte - e io credo che sì, bisogna sporcarsele - tanto vale farsi coraggio e partecipare alle primarie del Pdl, almeno andare a vedere il bluff, piuttosto che salire in carrozza con Montezemolo e Bonanni.

UPDATE ore 17:40
In questo post Andrea Romano smentisce la ricostruzione di Oscar Giannino, che sarebbe stato messo a conoscenza del testo del manifesto due settimane prima e non all'ultimo momento. Al di là di come siano andate le cose tra di loro, mi pare che effettivamente il punto sia il giudizio sul governo Monti, come spiega Romano: da superare, per Giannino e i suoi, da assicurarne la "continuità", per i montezemoliani. Resta da capire 1) quale sia realmente, in concreto, l'agenda Monti se il professore non chiederà esplicitamente agli italiani di essere rimandato a Palazzo Chigi; 2) quali siano, in concreto, le riforme che sosterrà l'alleanza Montezemolo-Todi; 3) come si possa pensare di riformare il paese con uno dei sindacati che ha opposto resistenza persino alle timide riforme avanzate dal governo Monti in questo scorcio legislatura (per non parlare dei danni di cui si è reso responsabile nei decenni).

Thursday, October 25, 2012

Primarie, non è il momento di essere troppo choosy

La doppia mossa di Berlusconi (ritiro e primarie) era l'unica possibile, necessaria anche se non sufficiente, per tentare di rianimare il Pdl e rifondare il centrodestra. Ora occorre che siano primarie credibili: le più aperte possibili nelle regole, per attirare il maggior numero di elettori, non solo i militanti, e candidature estranee alla nomenclatura del partito; che non siano le vecchie facce a infestare tv, radio e giornali, monopolizzandone la comunicazione; e che si confrontino linee politiche davvero differenti, perché il Pdl, e un ipotetico nuovo centrodestra, ha urgente bisogno di sciogliere la matassa ormai indistinguibile della sua politica economica, il cui bandolo negli anni si è perso, tra la mutazione del tremontismo e veri e propri rigurgiti assistenzialisti. Solo poche ore fa i deputati del Pdl in Commissione Lavoro (con la sola eccezione di Cazzola) hanno votato, insieme al Pd, un aumento delle tasse per sussidiare gli esodati.

Come dimostra l'agguerritissima corsa nel centrosinistra, le primarie fanno bene ai partiti che le organizzano. Il Pd ci ha guadagnato: in centralità nel dibattito politico, mobilitazione della propria base, interesse suscitato nell'elettorato potenziale e, dunque, anche qualche punto nei sondaggi. Anche se personalità e gruppi esterni decidessero di non prendervi parte, e dovessero quindi ridursi ad un confronto interno, praticamente un congresso di 6-7 settimane, le primarie non potranno nuocere al Pdl più dell'attuale immobilismo.

Per questo, per chi ambisce a liquidare il Pdl, o a rinnovare l'offerta politica nel centrodestra, restare a guardare potrebbe rivelarsi politicamente costoso. La diffidenza è comprensibile, ma il definitivo passo indietro di Berlusconi e le primarie tolgono molti alibi ai vecchi e nuovi attori troppo choosy. Rappresentano una indiscutibile novità e opportunità di rinnovamento, sia della struttura sia del ceto politico del centrodestra. Si può diffidare delle reali intenzioni del Pdl, ma se la precondizione per l'avvio di qualsiasi dialogo era il ritiro di Berlusconi e la contendibilità della leadership, ora bisogna almeno sedersi al tavolo per andare a vedere le carte.

C'è il tatticismo esasperato di Casini, che però a forza di aspettare il cadavere del Pdl passare, potrebbe morirci sulla riva del fiume. E c'è la preoccupazione legittima di chi vuole presentarsi come novità assoluta (vedi Fermareildeclino e Montezemolo) di non sporcarsi le mani con un ceto politico ormai compromesso. Ma se non si hanno le forze per puntare ad essere maggioritari, per spazzare via tutto a suon di milioni di voti, la politica è anche "sporcarsi le mani", mettersi in gioco, farsi contare, se non si vuole essere velleitari. Saranno primarie-farsa al solo scopo di incoronare Alfano? Se così fosse, però, la responsabilità sarebbe anche dei mancati sfidanti troppo choosy.

Wednesday, October 10, 2012

Basta bluff incrociati: primarie aperte per un centrodestra "all'americana"

Non è la prima volta che l'ex premier si rende disponibile a farsi da parte pur di riunire quelli che chiama i "moderati", ma forse mai in modo così esplicito. E, soprattutto, a differenza che in altri momenti, oggi ci troviamo davvero nei minuti di recupero. Non solo per il Pdl, anche per gli altri attori che da anni puntano a raccoglierne l'eredità ma che, sempre più vicini all'ora "X", appaiono impreparati.

Quello di Berlusconi, dunque, è sì ancora tatticismo, ma non va confuso con l'inganno. La disponibilità a farsi da parte, a non ricandidarsi, è reale, ma condizionata a sua volta alla disponibilità degli altri a riunire il centrodestra. A questo punto, la logica vorrebbe che chi ha posto la condizione del passo indietro del Cav, vedendola soddisfatta, si sieda almeno al tavolo della trattativa. Perché, invece, gli attori cui si rivolge il Cav non vanno a vedere le sue carte? Cosa ancora impedisce un rassemblement del centrodestra? E se a bluffare non fosse (solo) Berlusconi, ma quanti fino ad oggi hanno insistito nel chiedergli un passo indietro?

Forse qualcuno preferisce curare il proprio orticello, lucrare sulla propria piccola rendita di posizione, piuttosto che mettersi in gioco in un progetto più vasto, inclusivo. Il tempo stringe, ma sembra che nessuno dei soggetti di area centrodestra – vecchi e nuovi – intenda abbandonare i tatticismi e giocare a carte scoperte. Casini sa che i delusi da Berlusconi resterebbero a casa o voterebbero Grillo piuttosto che consegnarsi a lui e a Fini. Non devono essere esaltanti i sondaggi, se Montezemolo ha deciso di non candidarsi a capo della sua lista. Senza leader, e ancora troppo elitario, anche il movimento Fermareildeclino ad oggi non può realisticamente pensare di andare molto oltre la soglia di sbarramento.

Eppure, ciascuno con le proprie debolezze e inadeguatezze, tutti sembrano attratti dal tanto peggio tanto meglio: meglio aspettare in riva al fiume che passi il cadavere del Pdl per grattargli qualche punto percentuale, piuttosto che rischiare di rianimarlo accettando di trattare con Berlusconi per rifondare il centrodestra. Al momento la realtà è che il Pdl è in coma profondo, ma i vecchi (Udc) e nuovi (IF e FiD) soggetti non sembrano rappresentare alternative davvero in grado di "coalizzare" una massa critica di elettori di centrodestra. Comprensibile che i nuovi non vogliano accompagnarsi ai vecchi e agli screditati personaggi politici, ma il rischio è che nessuno da solo riesca a toccare quota 20%. E con un Pd più Vendola verso il 30 e oltre sarebbe poi difficile immaginare di vincere le elezioni, o anche solo "scippare" la vittoria a Bersani per un Monti-bis.

È in questo scenario che a salvare il salvabile ci proverebbe, ancora una volta, Berlusconi. Che sarebbe più convincente se invitasse chi ci sta ad organizzare subito primarie apertissime (ovviamente annunciando di non voler correre) per la leadership del futuro centrodestra, in un'ottica "fusionista", guardando al modello americano. I suoi interlocutori, anche quelli nel Pdl, sarebbero messi con le spalle al muro: sfumata la possibilità di ereditare alcunché o di ergersi sulle macerie altrui, sarebbero costretti a sottoporsi al giudizio degli elettori come leader del nuovo centrodestra o a tacere per sempre.
LEGGI TUTTO su L'Opinione

Monday, September 10, 2012

Il Monti-bis e i partiti alle misere manovre

Gli ultimi dati Istat indicano che il nostro Pil quest'anno sta precipitando verso un rovinoso -3%. Il calo nel II trimestre è stato dello 0,8%, -2,6% se confrontato con il II trimestre 2011. Nel 2012 abbiamo già acquisito una perdita del 2,1%. Per mantenerci entro il -2,5% la caduta dovrebbe quasi arrestarsi nei prossimi due semestri, ma nulla fa pensare che sarà così. I dati dei consumi parlano chiaro: la spesa delle famiglie italiane nel II trimestre è scesa del 3,5% (-10,1% gli acquisti di beni durevoli, -3,5% i non durevoli, -1,1% i servizi). Solo cinque mesi fa il governo stimava un calo del Pil annuo dell'1,2%. Delle due l'una: o ha colpevolmente sottovalutato gli effetti depressivi delle sue politiche, oppure ha consapevolmente tentato di nascondere la realtà.

Sia come sia, questi dati confermano che lo scudo anti-spread messo a punto da Draghi non risolve da solo i problemi dell'Italia. La sfida resta quella di trovare una politica credibile per abbattere il debito senza deprimere l'economia, risultato a cui invece ci sta portando la ricetta Monti. Su questo dovrebbe vertere la campagna elettorale alle porte, ma i partiti sembrano piuttosto concentrati sulle alchimie politiche. Il Pdl in queste prime fasi risulta non pervenuto, incapace di iniziativa politica, paralizzato in attesa della decisione di Berlusconi sulla sua ricandidatura. A onor del vero, una proposta concreta per abbattere il debito l'ha elaborata, ma leadership e personale politico non rinnovati non la rendono credibile.

Per il Pd il governo tecnico è servito a "cacciare" Berlusconi e a varare decisioni impopolari, un intermezzo necessario a preparare la presa del potere. Bersani scalpita, vede Palazzo Chigi a portata di mano e scalda i motori della sua gioiosa macchina da guerra 2.0, che lo fa assomigliare a Occhetto nonostante lui si creda Hollande. Si dice pronto, davanti all'Italia e al mondo, ad assumersi la responsabilità di governare, ma per ora si barcamena, cercando di scacciare i fantasmi di Monti e Renzi. La campagna del giovane sindaco di Firenze è per lo più rivolta al rinnovamento interno, non si capisce ancora in che direzione guiderebbe il Paese. Ma dal Pd non servono tante parole, sappiamo cosa aspettarci: rigore a base di tasse, quindi depressivo, e tentativo di rilancio con investimenti pubblici nelle ristrette pieghe del bilancio. Il piano l'ha svelato D'Alema qualche giorno fa: arrivare primi e convincere Casini a governare con Vendola.

Casini spera invece di convincere il Pd a sostenere un Monti-bis. E' più interessato alle formule, a rafforzare la sua rendita di posizione, sperando in un risultato elettorale incerto che disponga i due poli a farsi guidare verso il centro. Crede che come programma basti una generica evocazione dell'"agenda Monti" e come rinnovamento una sorta di Udc allargata a qualche esponente della società civile (Marcegaglia, Bonanni) e a qualche ministro "tecnico" (Passera, Riccardi). Ma che credibilità avrebbero personaggi che accettassero di "intrupparsi" senza chiari impegni al cambiamento, né programmatico né di apparato? «La pesca a strascico di Casini e i docili tonni della società civile», è il duro attacco di Montezemolo via Italia Futura.

Prende le distanze dall'Udc anche Fermareildeclino, le cui proposte sono tra le più chiare e condivisibili. Ma restano l'incertezza su leadership e personale politico (come per Italia Futura) e il rischio che un certo antiberlusconismo viscerale che contraddistingue Giannino & Co possa apparire troppo colpevolizzante per gli elettori che in Berlusconi hanno creduto e che FilD con la sua agenda mira a conquistare.

Quanto a Monti, il premier ha osservato nei giorni scorsi che «l'Italia ha bisogno di un governo politico», ma in un modo che non sembra escludere una continuazione della sua esperienza, a suo giudizio tutt'altro che "tecnica". Il professore però continua a giocare da riserva della Repubblica: disponibile a tornare a guidare il Paese "su richiesta" dopo il voto, se i partiti lo chiameranno di nuovo, o per l'impossibilità di formare una maggioranza o per il peggioramento del quadro economico. Rispetto ad un governo Bersani-Vendola, l'ipotesi Monti-bis è senz'altro il male minore. Ma se spuntasse come opzione residuale per superare uno stallo post-elettorale rischierebbe di fungere da zattera di salvataggio dei vecchi partiti, senza un mandato forte per le riforme necessarie. Un conto è un premier calato dall'empireo per uno scorcio di legislatura; tutt'altro all'inizio di una nuova, sostenuto tra i mal di pancia di chi si sente scippato della vittoria elettorale e di chi è tentato di svolgere fino in fondo il ruolo dell'opposizione per recuperare i consensi perduti. Se Monti dev'essere, che gli italiani trovino il suo nome sulla scheda e che le forze politiche si riposizionino di conseguenza.

Tuesday, September 04, 2012

Alternative a Bersani-Vendola cercasi. Fate presto

Anche su L'Opinione

D'accordo, abbiamo passato un agosto relativamente tranquillo. Lo spread non ha fatto troppo le bizze e la Borsa ha chiuso il mese sopra i 15 mila punti. Niente tempesta di Ferragosto, anche gli speculatori sono andati in vacanza. Ma la crisi non è finita. Ce lo ricordano i dati Istat sull'occupazione, ancora in calo, quelli sul mercato dell'auto (negativi non solo in Italia) e le stime di Confcommercio sui consumi, nel 2012 calo del 3,3% con possibile chiusura di 150 mila attività commerciali. A settembre, dunque, si torna a fare sul serio ed è l'ora delle decisioni. I mercati sono in attesa di verificare i meccanismi di stabilità finanziaria che l'Europa si è impegnata a mettere in campo. Per quanto riguarda l'Italia, il governo è chiamato a fissare l'agenda per mettere a frutto i suoi ultimi mesi e a decidere sulla richiesta di aiuti Ue, mentre in vista delle elezioni del 2013 il mondo politico deve cominciare a dare risposte credibili per il dopo-Monti.

In particolare, chi è interessato a evitare un governo Bersani-Fassina-Vendola deve darsi una mossa, mettere da parte ambizioni, o piuttosto velleità personali, per offrire al paese un'alternativa credibile. La situazione appare molto simile a quella del '93-'94: c'è una gioiosa macchina da guerra che non vede l'ora di mettere le mani sull'intero bottino (forte è la tentazione di scaricare sul Pdl le colpe di un mancato accordo di riforma della legge elettorale e tornare al voto con il "porcellum"); gli italiani provano nausea per i vecchi partiti e non si fidano di Bersani, l'Occhetto dei nostri giorni; il 40% circa dell'elettorato si dichiara indeciso e una grossa fetta è in attesa di un'offerta politica nuova. Solo che non si profila all'orizzonte un leader con una sufficiente capacità d'aggregazione, come fu Berlusconi nel '94.

Il Pdl non è riuscito a rilanciarsi e il tempo sta scadendo, o è già scaduto. Qualche timido passo l'ha mosso nelle settimane scorse, ma troppo poco. È immobile e continuamente risucchiato nell'eterno tramonto del suo leader, caratterizzato dall'indecisionismo su tutto: candidatura, sostegno a un Monti-bis, legge elettorale, linea economica, politica europea. Casini ha già avuto dimostrazione alle amministrative che i voti in uscita dal Pdl difficilmente prendono la strada dell'Udc. Il suo piano di sostituirsi a Berlusconi come federatore di una rinnovata area moderata e di centro non sembra avere molte chance. Rischia di restare appeso ad un 6-7%, lusinghiero e sufficiente per mantenere la sua rendita di posizione ma non per determinare rivoluzioni nel campo moderato. Poi ci sono i "nuovi" - Grillo, Italia Futura e i liberisti di "Fermare il declino" - che giustamente rifiutano di accompagnarsi ai "vecchi" e puntano non all'ennesimo partitino, ma a rappresentare un'offerta politica maggioritaria, almeno nel loro campo. Tradotto in voti: almeno un 20%. Pdl, Udc, Italia Futura e anti-declinisti sono tutti in corsa per lo stesso settore dell'elettorato: quello deluso dal centrodestra berlusconiano ma che rifiuta di "buttarsi" tra le braccia della sinistra-sinistra di Bersani. Tutti rischiano di fallire: i primi due perché percepiti come "vecchi", i "nuovi" perché nonostante gli ottimi propositi potrebbero apparire movimenti troppo elitari, intellettuali.

Da una parte è comprensibile, e positivo, che ciascuno voglia giocare la sua partita; dall'altra il rischio è che nessuna di queste offerte ottenga il consenso necessario a imporsi come forza egemone. Il liquefarsi, o l'eccessiva frammentazione dell'offerta politica nel campo del centrodestra rischia di spianare la strada all'esito che davvero in pochi nel paese si augurano - praticamente il solo Bersani, che si crede l'Hollande italiano. Uniti o divisi questi soggetti dovranno saper mobilitare il blocco elettorale dell'ex centrodestra, per determinare almeno le condizioni per un Monti-bis che ci salvi da una deriva greca.

Friday, June 08, 2012

Il programma liberale c'è, ma le gambe "politiche"?

«Un programma per i prossimi 50 anni», è l'ambizioso sottotitolo di "Sudditi", il nuovo libro dell'Istituto Bruno Leoni presentato mercoledì a Roma. Ma chissà che non ne nasca un programma di governo per i prossimi 5 anni, quelli della legislatura 2013-2018. Scritto a più mani e curato da Nicola Rossi, economista e presidente del think tank liberale, è una serie di saggi brevi con un unico comune denominatore: il rapporto tra Stato e cittadini.
(...)
Un vero e proprio manifesto liberale, dunque, che non aspetta altro che essere "adottato", di trovare gambe "politiche" su cui camminare. E basta scorrere i nomi degli autori, o dei presenti all'evento, per ricavarne l'immagine di una squadra di governo pronta a rivoltare lo Stato come un calzino. A cominciare da Nicola Rossi, senatore (ex Pd) e membro del comitato direttivo di "Italia Futura", e da Oscar Giannino, che da mesi, dai microfoni di Radio24, sottolinea la necessità di una nuova offerta politica di stampo liberale. C'è un pezzo d'Italia, quella illusa e delusa dal berlusconismo  del '94, che ci spera.
LEGGI TUTTO su Notapolitica

Friday, May 25, 2012

Il Pdl prova ad uscire dall'angolo

Non sarà «la più grande novità della politica italiana», ma dalla conferenza stampa di Berlusconi e Alfano alcune piccole novità sono uscite. Non è nuova la predilezione del Pdl per il presidenzialismo - anche se negli ultimi anni sempre più sbiadita insieme alle altre bandiere del '94 - ma per la prima volta c'è un'apertura a quel sistema elettorale che Ds prima e Pd poi hanno sempre ritenuto a loro più congeniale: il doppio turno. Esiste un problema di credibilità di chi avanza le proposte, ed è fuor di dubbio che ai cittadini e agli elettori del Pdl sarebbe interessata di più una "grande novità" di politica economica, magari accompagnata da un esplicito mea culpa per le promesse tradite.

L'annuncio quindi sapeva di minestra riscaldata, e lapsus e imbarazzi non hanno aiutato. Ma ironie e facili battute a parte, il Pdl ha messo sul tavolo il modello francese e lanciato alcuni precisi messaggi ai suoi interlocutori d'area. Come sempre, in questi casi, c'è un solo modo per smascherare il bluff, se si ha il sospetto che di questo si tratti: andare a vedere le carte. Il Pdl viene accusato di voler buttare la palla in tribuna per non fare le riforme istituzionali e per non cambiare il porcellum. Ma a ben vedere lo stesso si potrebbe pensare del Pd se, come sembra, opponesse un rifiuto a prescindere, senza verificare le reali intenzioni della controparte.
LEGGI TUTTO su L'Opinione

Thursday, May 24, 2012

Se Montezemolo raccoglie la bandiera di "Forza Italia"

Evaporazione, disfatta, o semplice sconfitta del Pdl e della Lega alle amministrative, ci sono pochi dubbi sul fatto che si è aperta un'immensa prateria per una nuova offerta politica rivolta agli elettori di centrodestra, che molti si ostinano a chiamare "moderati", mentre sono piuttosto incazzati, oltre che smarriti e disgregati, e nonostante serva tutto fuorché "moderazione" per affrontare la decennale crisi italiana.

E' dunque il momento di Luca Cordero di Montezemolo? Con una lettera al Corriere ha chiarito ciò che era nell'aria: potrebbe anche scendere in campo nel 2013 (stucchevole il condizionale), ma non cerca né "accompagnatori" né scudieri. Totale chiusura, o piuttosto l'apertura di una trattativa alle sue condizioni?

Fondamentale capire quale sarà il vero programma al di là dei proclami: si tratta di federare i "moderati", o di liberare finalmente l'Italia dallo statalismo? Per il berlusconismo lo slittamento della mission dalla "rivoluzione liberale" all'unità dei "moderati" è stato la tomba dell'una e dell'altra. Significativo quindi che Montezemolo non usi mai il termine "moderati", ma piuttosto evochi un'alleanza dei «produttori», e che il «campo ideale» da lui descritto somigli a quello della Forza Italia del 1994.
LEGGI TUTTO su L'Opinione

Monday, May 14, 2012

Il Pdl non ha ancora capito

Se per 17 anni hai fatto delle promesse ai tuoi elettori, e una volta al governo hai fatto puntualmente l'opposto, tanto da non riuscire ad evitare al Paese una pesante gragnola di tasse e uno stato di polizia tributaria, puoi anche chiamarti Berlusconi o Padreterno, ma la gente non ti crede più e se ne sta a casa aspettando che si presenti qualcuno più credibile.

Il primo passo, quindi, dovrebbe essere una solenne e sincera operazione verità, di denuncia davanti agli elettori del proprio errore capitale: l'aver ceduto ad una politica economica statalista, conservativa, immobilista, l'opposto dello spirito del 1994. Facce nuove e atti concreti per rinnegare in toto la politica economica cripto-socialista che i governi di centrodestra hanno sempre perseguito. Sarà un caso che "Italia Futura", l'associazione di Montezemolo, preparandosi a lanciare la sua Opa sull'elettorato di centrodestra smarrito, disgregato, faccia proprie in campo economico e istituzionale le due proposte sdoganate da Forza Italia nel lontano 1994: "meno Stato" e presidenzialismo?

La confusione regna ancora sovrana nel Pdl: incalza il governo sulla spending review e l'abbattimento del debito, sull'Imu e l'Iva, ma si lascia affascinare dalla vittoria di Hollande e dalle ricette di Krugman. È comprensibile opporre un pizzico d'orgoglio patrio rispetto alle richieste di austerity che giungono da Bruxelles e Berlino, e voler tutelare l'interesse nazionale di fronte a impegni troppo gravosi per il nostro Paese, ma un Pdl che ancora "flirta" con approcci socialisti e keynesiani mostra di non aver ancora compreso la fondamentale lezione delle sue sconfitte.
LEGGI TUTTO su L'Opinione

Thursday, May 10, 2012

La giornata: Merkel tiene duro e Monti spera in un po' di spesa targata Ue

Nei confronti della Grecia non è dura solo la Germania, ma anche il meno austero presidente della Commissione Ue Barroso (favorevole ai project bond): rispetto per la democrazia greca sì, ma anche per gli altri 16 parlamenti nazionali che hanno approvato il programma di salvataggio. L'Ue è come un club, «se un membro non rispetta le regole è meglio che se ne vada, vale per qualsiasi organizzazione, istituzione, o progetto».

Intanto chi voleva una Germania dimessa dopo il successo di Hollande (che intanto come primo atto taglia gli stipendi dei membri del governo e dei manager pubblici) farebbe bene a ricredersi in fretta. La cancelliera Merkel continua a fissare i suoi paletti, e a ribadire l'intransigenza tedesca, in vista delle prossime complicate trattative su come rilanciare la crescita nell'Eurozona: «Abbiamo parlato tanto di Eurobond e di leveraging - dice la cancelliera in Parlamento - tutte queste misure compaiono e scompaiono come strumenti miracolosi, mentre è noto che non sono soluzioni sostenibili». La crisi «non sarà sconfitta in un giorno», avverte, e la risolveremo in solo modo, affrontando le sue cause, «che sono i debiti orrendi e la mancanza di competitività di alcuni Paesi». Risanamento, quindi, e crescita, però basata sulle riforme strutturali e non su pacchetti di spesa. Pare invece che i tedeschi siano più disponibili ad accettare un'inflazione interna più elevata, il 3% anziché il 2, attraverso aumenti salariali, a beneficio indiretto dei Paesi in cui la domanda interna è penalizzata dall'austerity.

Se Monti insiste invece per italianissime deroghe al fiscal compact («nuove iniziative per la crescita senza mettere in discussione la disciplina di bilancio»), la Bce sembra allineata alle posizioni di Berlino: per rilanciare la crescita nell'Eurozona, specie nei Paesi che hanno perso produttività e devono stimolarla, non servono pacchetti di stimolo ma «riforme strutturali incisive». Bisogna «rafforzare la concorrenza nei mercati dei beni e servizi e la capacità di aggiustamento salariale e occupazionale delle imprese», scrive la Bce nel bollettino mensile.

Bella faccia tosta ha il ministro Passera a lamentarsi con l'Ue che «non ha fatto la sua parte», quando il suo governo ha fatto pochino, e male, proprio laddove la Bce esorta i governi ad essere «più ambiziosi».

Quella trascorsa è stata tutto sommato una giornata di relativa calma, ma indubbiamente nei prossimi mesi il rapporto tra Monti e i partiti, soprattutto il Pdl, sarà molto tormentato e non lascerà al governo sufficienti spazi di manovra per ulteriori iniziative legislative.

Monti non manca di far trapelare la sua amarezza per gli attacchi continui e sempre più frequenti, ma in un messaggio al capo dello Stato si dice «determinato a realizzare il mandato» e sicuro che «l'Italia ce la farà». Ma fatto pochino in Italia, con le mani ormai legate e sempre più insofferente, Monti si concentra sulla politica europea. E' a Bruxelles e a Berlino che cerca di attivare qualche leva per la crescita, con un po' di spesa per investimenti autorizzata dall'Ue, sperando di placare il fronte interno.

Nel tentativo di raffreddare le tentazioni di "governicidio" oggi il ministro Passera è intervenuto scaricando sull'Europa la colpa per l'assenza di politiche per la crescita, dicendosi certo che Monti saprà essere ascoltato sulla spesa per gli investimenti, e infine diffondendo un po' d'allarmismo («disagio sociale più ampio di quello che le statistiche dicono, è a rischio la tenuta economica e sociale del Paese»).

E in effetti le stime non fanno che peggiorare, confermando che il governo potrebbe aver sottostimato l'impatto recessivo delle sue misure. Oggi è la volta del Centro Studi di Confindustria, il quale avverte che «in Italia la ripresa si allontana: la domanda interna (specie i consumi) cala più del previsto e l'export ha perso slancio rispetto a qualche mese fa, nonostante il commercio mondiale vada meglio». La disoccupazione ormai sfiora la soglia del 10% e si prevede un calo del Pil nel II trimestre 2012 più accentuato del previsto. Sempre più improbabile il -1,2% previsto dal governo nel Def, mentre comincia ad apparire ottimistico persino il -2% del Fmi.

Sul fronte politico la tentazione di staccare la spina al governo e l'ossessione per l'unità dei cosiddetti "moderati" tornano ad animare il dibattito interno al Pdl. Ma nelle analisi della sconfitta elettorale continua a mancare la causa all'origine di tutti i suoi guai: la drammatica perdita di credibilità agli occhi dei propri elettori non tanto per il sostegno a Monti, ma per aver sistematicamente, per 17 anni, tradito le promesse di cambiamento una volta al governo.

E mentre nel Pdl falchi e colombe si dividono sul sostegno a Monti, si spargono veleni sul segretario e si tira per la giacchetta il Cav, e sulla legge elettorale non si va oltre proporzionale o porcellum corretto con preferenze, Italia Futura macina proprio sui contenuti che una volta portavano al successo Forza Italia e il centrodestra: dopo il manifesto liberista per "meno Stato", l'associazione di Montezemolo si schiera anche per il presidenzialismo e il maggioritario.

Il Pdl sarà anche uscito con le ossa rotte dalle urne, ma l'unico effetto concreto del voto amministrativo per ora è la liquidazione del Terzo polo. Con il Pd sempre più a suo agio nella foto di Vasto, e avendo fallito nel raccogliere i cocci del Pdl, Casini è tornato a giocare in proprio e ha scaricato Fini e Rutelli, sull'orlo della disperazione. Sul lato sinistro, a giudicare dalle punturine di Bersani all'indirizzo dell'esecutivo, sugli esodati e sugli incomprensibili «ritardi» nel «far girare un po' di liquidità per le imprese», il risultato delle amministrative non dev'essere stato esaltante nemmeno per il Pd.

Thursday, August 12, 2010

Montezemolo batte un colpo: ci sarei anch'io

Ci mancava solo Montezemolo (o chi per lui) nella bagarre ferragostana. Anche lui certo non scalpita all'idea di misurarsi nelle urne, non è pronto all'evenienza, non l'aveva considerata così presto, e preferirebbe che Silvio si logorasse da sé, nel sostanziale immobilismo (pur con qualche cosa buona) di questi primi due anni di governo, o che si facesse logorare da Fini. Insomma, meglio aspettare in riva al fiume che passino i "cadaveri", come recita il detto. Elezioni anticipate? Una iattura (anche perché intralcerebbero i suoi piani industriali...), fa sapere con il lungo editoriale comparso sul sito web dell'associazione da lui fondata, Italia Futura. Ma ha voluto comunque battere un colpo: "Ehi, ci sarei anch'io". E in caso di ritorno alle urne non si sa mai, potrebbe anche lasciar perdere i treni e buttarsi.

Il giudizio sulla "Seconda Repubblica" e sui suoi protagonisti è impietoso: il bilancio viene definito «fallimentare». Lo scontro Berlusconi-Fini «indegno». Berlusconi ha deluso, ma Montezemolo lascia intendere di non vedere alternative nell'altro campo: vince «per difetto di concorrenza». "E quindi eccomi, sono io il concorrente", sembra voler dire. Il ritorno anticipato alle urne, avverte, sarebbe «una sconfitta per il Paese e per la classe politica che lo ha governato, oltre che un atto di grave irresponsabilità dinanzi ad uno scenario economico ancora fortemente instabile». Il «peggior finale» di una lunga stagione politica giudicata comunque «improduttiva». «Andare alle elezioni, tanto più con questa indecorosa legge elettorale, non risolverà alcun problema. Perderemmo solo altri sei mesi». Quindi, l'ex presidente di Confindustria e della Fiat - e oggi protagonista insieme a Diego Della Valle della sfida alle Ferrovie dello Stato con NTV, il primo operatore privato italiano sulla rete ferroviaria ad alta velocità, che dovrebbe inaugurare i suoi viaggi proprio nel 2011, anno che rischia di essere di elezioni - boccia l'ipotesi di voto anticipato e sollecita Berlusconi, Fini e Bossi a «ricompattare la maggioranza sulla base di un programma anche minimo di riforme essenziali per i cittadini».

«Non è che Berlusconi non abbia motivi legittimi di lagnanza - riconoscono i montezemoliani di Italia Futura - ma saper gestire gli alleati (anche quelli riottosi), rispettare le istituzioni (o altrimenti riformarle) e contribuire a tenere il livello dello scontro politico entro limiti accettabili (anche in presenza di un'opposizione che conta poco su sé stessa e molto sulle inchieste della magistratura) sono qualità che non dovrebbero difettare a chi è ormai da quasi un ventennio un uomo politico». «Un leader si misura sulla base dei risultati», è la conclusione del ragionamento, e «questi, nel giudizio dei cittadini, sono deludenti». Mentre la "Seconda Repubblica", si osserva nell'editoriale, «sta affondando tra veleni e dossier (di dubbia provenienza), distribuiti tramite giornali militanti (di destra e di sinistra) e siti di gossip», dalla società civile si leva un «assordante silenzio», con l'eccezione, non manca di rilevare l'associazione di Montezemolo, di «esponenti di primo piano del mondo cattolico ed ecclesiastico, che anche in questi giorni sono intervenuti con coraggio per criticare "il sottosviluppo morale" del Paese».

Giudizi molto politici, che hanno il sapore di vere e proprie tesi da discesa in campo: la "Seconda Repubblica" definita «fallimentare», Berlusconi che ha deluso ma i suoi avversari sono inconsistenti, il Paese «bloccato» in una sterile transizione, lo zuccherino finale alla Chiesa... E allora, ecco gettato il terreno per un nuovo annuncio politico, anche se la mia sensazione è che dovremo aspettare ancora, e potrebbe non arrivare mai.