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Friday, December 21, 2007

D'Alema e il pragmatismo ritrovato

Unilaterale quando ti conviene

Da quando Massimo D'Alema ha ritrovato la lingua della concretezza l'Italia è tornata ad avere un ministro degli Esteri di qualità. Da quando si è finalmente appannato il velleitarismo con cui la Farnesina era stata trasformata in sponda dei più vari fermenti antiamericani o antisraeliani, da cercare sotto la bandiera di Hezbollah o dell'Iran di Ahmadinejad, la nostra politica estera sembra restituita a un registro di sano pragmatismo». Così Andrea Romano, oggi su La Stampa.

E' la politica estera «più saggia per un Paese come l'Italia che non voglia rinunciare a svolgere la propria parte in quella porzione d'Europa che solo qualche anno fa ha contribuito a stabilizzare, pur tra molte fatiche e ambiguità: evitare di nascondersi dietro il paravento dell'unanimismo Onu, prendersi le proprie responsabilità insieme con i partner, anticipare l'evolversi di una crisi che solo con molta malasorte potrebbe riportarci al Kosovo in guerra di qualche anno fa», prosegue Romano, che conclude suggerendo a D'Alema di «tornare a cimentarsi con quanto gli è sempre riuscito meglio: governare i rapporti di forza reali senza perdere di vista il senso di cos'è giusto e cos'è sbagliato».

Anche noi riconosciamo a D'Alema questo ritrovato «sano pragmatismo», di cui diede prova nel '99 facendo partecipare l'Italia in prima linea nell'intervento Nato contro la Serbia di Milosevic. Proprio perché non partecipiamo alla demonizzazione dell'unilateralismo Usa, neanche oggi critichiamo la posizione del ministro D'Alema sull'indipendenza del Kosovo, che però dovrà pur riconoscere che qualche volta, quando l'Onu è impotente, qualcuno deve pur prendersi le responsabilità cui gli eventi richiamano: anche in modo unilaterale, oggi come nel '99.

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