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Friday, December 07, 2007

A "8 e mezzo" la questione politico-religiosa

Questa sera, una volta tanto, a 8 e mezzo si è giunti al nocciolo della questione politico-religiosa. Paolo Flores D'Arcais è stato abile nello spiegare la profonda differenza che passa tra chi, di fronte a una malattia terminale sceglie di accorciare le proprie sofferenze, ma non ha intenzione di obbligare alla stessa scelta chi quelle sofferenze sceglie di viverle per dargli un senso, e chi invece pretende che tutti le scelgano.

Tra queste due posizioni c'è un rapporto tremendamente impari e asimmetrico. I primi vorrebbero semplicemente poter decidere della propria vita, non obbligare, né convincere della loro scelta chi invece crede che la sofferenza sia un dono da sopportare. I secondi, al contrario, poiché credono la vita un bene indisponibile, pretendono di impedire a tutti, anche a chi la pensa diversamente, di disporne, per non far dispiacere a Dio o per non contraddire l'ordine naturale (che poi è culturale) delle cose.

E infatti, a questo punto della trasmissione Giuliano Ferrara ha messo in dubbio che la vita appartenga all'individuo, chiedendo provocatoriamente a Flores se si fosse "fabbricato" da solo. No, «Lei è stato creato!», ha esclamato.

Tana! Se l'ipotetico legislatore Ferrara, o Binetti, pretende di impedire per legge al cittadino Flores D'Arcais di disporre della propria vita perché «è stato creato», e quindi essa appartiene in ultima analisi a Dio, ecco che la decisione politica trova il suo fondamento nella fede religiosa. E' questo il confine oltrepassando il quale - non importa se a maggioranza o meno - non ci troviamo più nell'ambito di uno stato laico. La si può pensare come si vuole, ovviamente, ma in quel caso non si è né laici né liberali e ci vuole del fegato a prendersela con una presunta "religione laicista".

La domanda fondamentale cui dare una risposta è: chi è il "padrone" della vita? Dio, lo Stato, o l'Individuo?

Se appartiene a Dio o allo Stato, la vita è un bene indisponibile e io sono solo l'affittuario; se appartiene all'Individuo, allora sono il proprietario e decidere della mia proprietà è un mio diritto. In questo caso, a ciascuno il suo. Invece, se c'è un unico proprietario per tutte le vite in circolazione, cioè Dio, allora tutti dovranno uniformarsi a non disporre della vita che hanno in affitto. Né per le scelte più importanti, come nella malattia o nella morte, né teoricamente, se qualcuno volesse sostenerlo, per le scelte più banali e quotidiane.

Ma pur ammettendo che la vita non ci appartenga completamente, che appartenga a un Creatore, vi dimostro perché, in ogni caso, sarebbe l'individuo l'unico a doverne disporre. Infatti, una volta stabilito che la vita appartiene a Dio, sorge subito una seconda, gravissima, domanda: siccome questo Dio non manifesta la sua volontà su come io ne possa disporre, chi si fa interprete della sua volontà divina? Altri uomini, che chiameremo Chiesa o Stato, non importa, investiti di questo potere in ragione della tradizione o del monopolio dell'uso della forza. Comunque, si tratterebbe di uomini e sarebbe inaccettabile, comunque illiberale, che alcuni, pochi, uomini dispongano della vita di tutti gli altri uomini per scelte che li riguardino individualmente, con il rischio che male interpretino la volontà di Dio.

Se poi chiamiamo in causa non Dio, ma un presunto diritto dello Stato, o della comunità, a disporre della nostra vita per scelte che riguardino solo noi stessi, allora rientriamo in una logica organicistica.

Durante la trasmissione si è brevemente discusso anche della laicità e della religiosità negli Stati Uniti, anche alla luce del discorso con il quale uno dei candidati alle primarie repubblicane, il mormone Mitt Romney, ha cercato di tranquillizzare l'elettorato sull'influenza delle sue convinzioni religiose nelle decisioni che assumerebbe da eventuale presidente. Ma non si pretende certo che un candidato si spogli delle sue convinzioni nell'esercizio delle cariche pubbliche. Nel caso di Romney la preoccupazione dell'opinione pubblica americana riguarda una setta, e quarant'anni fa riguardava la Chiesa cattolica per Kennedy, abituate a pretendere dai propri fedeli una lealtà superiore a quella per lo Stato.

Le istituzioni americane sono tra le più laiche dell'occidente democratico, ma quello americano è forse il popolo più religioso. Sulla natura del rapporto tra stato e chiese negli Stati Uniti, vi rimando a questo post di qualche tempo fa.

5 comments:

Giuseppe Regalzi said...

Ineccepibile.

Anonymous said...

L'evidente contraddizione in cui cade Ferrara, non laico nè liberale in questo contesto, è, temo, la medesima in cui tu inciampi nel momento in cui prendi posizione contro il burqa. Mi spiego. Se la vita, come, in modo ineccepibile, spieghi, appartiene all'individuo (o, quantomeno -come aggiungi dopo- lui è l'unico che può disporne), questi dovrebbe poter compiere scelte che lo riguardano individualmente, e che non coinvolgono terzi, in totale autonomia. Dovrebbe, per dirla con parole tue, semplicemente poter decidere della propria vita, senza obbligare o convincere della propria scelta chi invece la pensa diversamente. Se voglio indossare un burqa, un piercing, un cilicio, e se questa mia scelta è realmente mia e non imposta da altri, devo poterlo fare. La scriminante, dunque, dovrebbe essere la reale volontà dell'individuo e non la valutazione personalissima (e a forte rischio di razzismo a là Natzinger) del grado di evoluzione culturale dell'altrui pensiero. Saluti,
Alessandro

Anonymous said...

Alek sbaglia, perchè è da presumersi che sul burka non sia la donna a decidere. Non così per il piercing. Per il cilicio, chissà.

Anonymous said...

Alek, a parte la sgradevole battuta su Benedetto XVI, ha ragione: postula infatti che la scelta di indossare il burqa sia realmente sua e ne conclude che un divieto leda la sua libertà. Ma Erasmo ci indica altrettanto giustamente che così non è. Le donne musulmane non indossano il burqa per scelta (e spesso nemmeno il velo, nelle sue diverse forme).

Anonymous said...

Il rischio è sempre lo stesso: l'ideologia rassicurante.

Il Cattolicesimo di Ratzinger è ideologia e precetto. Come il fondamentalismo islamico e Ferrara è uno che è passato da una ideologia all'altra purchè totalizzanti e rassicuranti (come direnne il Prof.DeMarchi).
Per altri lo Stato è la soluzione di tutto: ideologia statalista o totalitaria (da questo punto di vista il '900 può bastarci, anzi ce ne avanza, con le burocrazie parassitarie e le iperlegiferazioni ossessive di stampo socialdemocratico e postcomunista).

D'altronde conosco personalmente veri e propri fanatici ed ideologi della scienza e del metodo scientifico.

Insomma, la paura della morte, cioè la consapevolezza del limite, genera mostri. Non il sonno della ragione. Che certa ragione ha spesso generato ideologia.