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Monday, May 19, 2008

Rappresentare più che educare

Filippi Penati (Pd), presidente della Provincia di Milano:

«Non ci devono più essere campi rom nell'area metropolitana; non l'ho detto per essere più leghista della Lega, ma perché essere di sinistra significa difendere i più deboli, non fare della demagogia. A chi mi dice "ma i rom sono europei", rispondo che in Europa i padri hanno l'obbligo di mandare i figli a scuola, non a rubare. Se si vuole essere europei bisogna esserlo in tutto, nei diritti e nei doveri. Invece tollerare sitazioni di degrado, insicurezza, illegalità va a danno innanzitutto delle persone più deboli: italiani, immigrati o rom che siano... Chi non è qui per lavorare, non ci può stare. Questi sono i diritti europei, non sono "la destra"».

«Se la sinistra vuole recuperare un legame con l'opinione pubblica e con la realtà sociale, allora su tutti questi temi, l'immigrazione clandestina, i campi rom, l'illegalità, la sicurezza bisogna essere chiari e decisi. E abbandonare i tentennamenti e le divisioni che abbiamo avuto nel passato e che ora non possiamo più permetterci di avere».

(Il Foglio, 16 maggio)

«Una cosa è certa: non possiamo più accettare 23mila persone e 200 campi nomadi nella sola area di Milano. È una questione fisica: non possiamo. Il rischio è quello di reazioni che nessuno vuole. Non si tratta di razzismo: è responsabilità... Espulsione o carcere per i delinquenti, accompagnamento alla frontiera per chi in Italia non ha mezzi di sussistenza».

«Guardi che qui non è che stiamo parlando dei festival in Camargue o dei Gipsy Kings. È nobile tradizione vivere tra sacchi di rifiuti e auto rubate? È un'opinione che ci sia una strettissima correlazione tra certi insediamenti e l'impennarsi dei reati in una certa zona? Io non credo che tutto sia tollerabile in nome della diversità culturale».

I manifesti anti-rom del Pd di Ponticelli, a Napoli:
«È importante non cadere nell'errore di generalizzare e assecondare la pancia, ma è altrettanto vero che lì era accaduto un fatto molto grave. E sui manifesti, in realtà, non si parla di un'etnia ma di una ben individuata comunità. Che di certo, non poteva più restare dove era».

«È finito il relativismo per cui se qualcuno delinque, la colpa è sempre della società. Diciamo che in molti ora hanno scoperto la responsabilità individuale. Anche se alcuni con qualche ritardo di troppo... Ha detto bene Veltroni: tra chi compie un torto e chi lo subisce, sto con chi lo subisce. Io credo che il Pd, diversamente dai partiti storici che lo hanno preceduto, debba rappresentare più che educare. Il che non significa appiattirsi sul senso comune, resto convinto che un partito debba svolgere anche una funzione, per così dire, pedagogica. Ma non possiamo più essere soltanto quello. Non possiamo più, di fronte a certe evidenze, dire aristocraticamente: voi dovete pensarla così».

(Corriere della Sera, 17 maggio)

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