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Tuesday, December 05, 2006

Il totem dell'«unità» condanna all'immobilismo

Berlusconi sul palco insieme a Fini e a BossiSi sente riecheggiare in questi giorni, dopo la manifestazione di sabato, un'affermazione funesta: il popolo del centrodestra chiede «unità». Spero che non sia così. Spero che prima dell'«unità» il popolo del centrodestra voglia ancora riforme liberali. Che non si vada ad infilare nella trappola in cui si trovano i riformisti del centrosinistra, che all'unità della loro coalizione hanno eretto un totem.

Ogni occasione è buona per attribuire al "popolo della sinistra" questo desiderio di unità, tanto che quel popolo se n'è alla fine convinto. Ma - esperienza insegna - nel ruolo di custodi dell'unità della coalizione, a quel singolo obiettivo si finisce per sacrificare anche tutto il resto: le riforme, e ogni scelta politica. Proprio come sta capitando ai riformisti, che ogni giorno prestano il fianco alle bordate massimaliste dell'estrema sinistra e dell'ala "cattolicista".

Chiedendo «unità», prima e più che riforme liberali, il popolo del centrodestra non avrà né l'una né le altre. Si vincono le elezioni, e si governa, al "centro", inteso non come spazio fisico da occupare con un partito, ma come spazio virtuale di una politica pragmatica in grado di conquistare gli swinging voters. Se, come il centrosinistra, anche il "popolo del centrodestra" è pronto a sacrificare quella politica al totem dell'«unità» della coalizione, sotto il ricatto di posizioni ideologiche e conservatrici, si condanna all'immobilismo, ponendo le basi per stare all'opposizione vent'anni.

Avere il coraggio di fare scelte "di governo", pragmatiche perché liberali e viceversa, vuol dire trascinare con sé i pezzi più retrogradi ed estremisti della propria coalizione, oppure perderli per strada. In ogni caso è un coraggio che, anche strappo dopo strappo, alla lunga premia.

2 comments:

ephrem said...

Jim, in parte condivisibilissimo. soprattutto per quel che concerne le scelte liberali per governare questo paese, ma correggimi se sbaglio, non erano i radicali a chiedere di trasformare il paese in un sistema americano, con il maggioritario secco e due grandi coalizioni, risultato di uno sbarramento che dimezzasse la proliferazione di piccoli partiti?
La nascita, a destra come a sinistra, di due grandi formazioni, è fondamentale per poter rafforzare e cementare quel sistema bi-polare, bi-partitico che si è radicato nel desiderio della stragrande maggioranza dei cittadini, da una parte e dall'altra, e che deve essere il motore della politica italiana del futuro.

La scelta, sciagurata, di tornare al proporzionale ha determinato la sconfitta politica del cdx, e determina l'estrema litigiosità della coalizione di governo, se è possibile in misura ancor maggiore che nel recente passato, ove ciascuno cerca di raccogliere il massimo in termini di scelte politiche e di consenso del proprio elettorato per portare acqua al suo mulino.

Anonymous said...

a 'sto giro sono d'accordo con te, jim.

l'unico appunto, per così dire, te lo faccio sul ventennio d'opposizione.

non credo si verificherebbe, magari ci potrebbero essere anche delle alternanze, al governo dico; solo che a parte il colore delle casacche, l'unica cosa certa è che non cambierebbe niente per il paese!

ma se è per questo, il popolo italiano, quanto ai suoi diritti...è sempre stato sconfitto, è all'opposizione da una vita...

piuttosto, credo che invece di recitare peana attorno al totem di turno, sia meglio disotterrare l'ascia di guerra...

prima missione: fare lo scalpo al mito del centro, quello inteso alla stregua di casini&buttiglione, come pure dei loro omologhi che pascolano sulla riva sinistra, quel centro ritenuto uno spazio "fisico" da occupare, anche con le loro rozze persone.

che cazzo vorrà dire poi, "centro moderato"!!!

io non voglio essere moderato...la vita è già così breve!

sì, penso che comincerò ad oliare la mia ascia...

dio - o chi per lui - ci salvi dagli ottusi centristi!

alla fin fine, credo siano peggio dei rossi...

ciao.


io ero tzunami...