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Wednesday, December 13, 2006

Nazislam

Di nuovo, il problema del 1933. Ma non vogliono capirlo

Inequivocabili le parole del premier israeliano Olmert nell'intervista di ieri su la Repubblica.

Esiste il rischio di un nuovo olocausto e «l'Europa non si può permettere di vedere la ripetizione di un'esperienza a cui siamo sopravvissuti per condannarla. Ahmadinejad è la più pura forma di antisemitismo, del peggior tipo. C'è solo un modo per fronteggiarlo: bisogna fermarlo. Nessuna tolleranza, nessuna pazienza. Bisogna fermarlo, e quelli che non agiranno per fermarlo dovranno portare sulle loro spalle il peso di quest'omissione».

Del lavoro delle forze italiane in Libano dice diplomaticamente di avere «un'opinione positiva», ma ciò che aggiunge suona come una pesante bocciatura:
«... ma dovrebbero fare uno sforzo addizionale per evitare che Hezbollah continui a riarmarsi: ci sono armi che continuamente, passando dalla Siria, arrivano ad Hezbollah. Bisogna fermare questo traffico, perché se non verrà fermato completamente potrebbe diventare il detonatore per una futura guerra. Sarebbe solo questione di tempo».
Non servono chissà quali traduzioni: mentre Hezbollah si sta riarmando l'Unifil resta a guardare.

Olmert difende la decisione di muovere guerra a Hezbollah, ma pecca un po' troppo di ottimismo sul suo esito: la mobilitazione di questi giorni dimostrerebbe che gli Hezbollah rischiano «di perdere completamente la loro influenza e il controllo della loro zona». Avrebbero perso le loro basi strategiche nel sud, area oggi controllata da migliaia di soldati libanesi e truppe internazionali, alle quali però, nella risposta precedente, rimproverava di permettere il riarmo dalla Siria. Non sarebbero più in grado di «attraversare il confine con Israele... di creare quel tipo di aggressioni, di pericoli che abbiamo conosciuto in passato». Si dice convinto che Siniora «riuscirà a rafforzare la sua posizione politica», e «questo significherà l'emarginazione di Hezbollah». Eppure, una «futura guerra» potrebbe essere «solo questione di tempo», avverte.

Un "no" deciso, comunque, a ogni dialogo con Siria e Iran, e l'amministrazione Bush, assicura Olmert, la pensa allo stesso modo. Iraq e Libano potrebbero fare la fine della Cecoslovacchia prima della Seconda Guerra Mondiale, sacrificate a un accordo che comunque non scongiurerebbe una guerra più ampia e disastrosa. E Israele potrebbe fare la parte della Polonia. Negoziare con Damasco e Teheran potrebbe significare una nuova Monaco 1938.

E' importante capire la natura della minaccia. Non sono in gioco l'Istria e la Dalmazia, Nizza e la Savoia, né le alture del Golan. Non si tratta di confini o dispute territoriali, di interessi economici, né della questione palestinese. «Il radicalismo arabo è la causa del conflitto israelo-palestinese, e non la sua conseguenza», ricorda David Frum.

Negando l'Olocausto, osserva Fiamma Nirenstein, Ahmadinejad sta in realtà enunciando un programma: «Israele non ha diritto ad esistere».

Della stessa idea Carlo Panella: la Conferenza è «un passaggio fondamentale per giustificare per via religiosa la necessità che tutti i musulmani si impegnino a distruggere Israele». Si proclama «un imperativo religioso a sostituire all'entità sionista uno stato islamico "dal Giordano al Mediterraneo"»

Sbaglia chi si ostina a ritenere che sia possibile sedersi attorno a un tavolo e trovare insieme ad Assad e Ahmadinejad un equilibrio tra potenze in grado di rispecchiare meglio i rapporti di forza nella regione, quindi di soddisfare tutti gli attori e garantire una nuova stabilità. Siria e Iran non cercano, se non come tappa strumentale, il riconoscimento di un loro status di potenze regionali. Non si fermerebbero lì. Il conflitto è ideologico e la posta in gioco - la distruzione di Israele - non negoziabile. Di fronte, una nuova utopia totalitaria, che si fonda su una versione fondamentalista dell'Islam, contraria alla modernità occidentale e cementata dall'antisemitismo.

Inoltre, la visione apocalittica e l'ideologia del martirio - ormai radicata nel mondo islamico anche se non ha paralleli nel suo passato - rende il regime degli ayatollah impermeabile a quella paura di distruzione reciproca che frenò Usa e Urss, India e Pakistan.

2 comments:

Nicola R said...

E quindi? Quale soluzione si potrebbe proporre a livello internazionale? Da ciò che scrivi (che peraltro condivido in toto), si direbbe che l'unico modo per bloccarli è combatterli, militarmente, strategicamente, economicamente, ideologicamente. Ma combatterli significa sacrificare vite, soldi, tempo e fatica. Saremo disposti a farlo?

Anonymous said...

è chiaro che giunti a questo punto, la non-politica occidentale, che ostinatamente si rifugia in uno sterile no alla guerra ed all'atomo paniraniano, facendolo senza proporre una soluzione che sia una...questo tipo di inazione è fine a sé stessa, se non posta a beneficio del pio ahmadin...

bah, mi sembra solo una inutile perdita di tempo...forse si vuole proprio prendere del tempo...e solo per evitare di confessare al mondo che siamo arrivati alla fine dei giochi e la situazione è tristemente ridotta alla scelta tra due sole opportunità, chiamiamole così...nel senso che le vie di uscita sono solo due...qui non ci salverebbe nemmeno una "terza via" ( alla cassola? o alla casini, nomignolo che visti i tempi, ci sta proprio bene )...perché o il governo americano ricorre alla forza per impedire che l'iran riesca infine a manipolare l'atomo oppure...alla fine teheran si procurerà le bombe nucleari.

non ci sono altre soluzioni...

e quando questa grave decisione dovrà essere presa...essa lo sarà a washington, dove tutto sarà rimesso nelle mani del presidente americano il quale, giocoforza sarà costretto a decidere, una volta per tutte, se permettere o meno all'iran...di farsi la sua bella bombetta atomica.

ed è oltremodo chiaro che questa decisione, visti i tempi ed il clima che vige...potrebbe essere presa dallo stesso bush!

sicuramente dal suo successore.

allora sarà un altro 11 settembre e niente sarà più come prima...nemmeno in paragone all'oggi, rispetto a quello che era ieri, prima di quella fatidica data...

per dirla con le parole di jim morrison...nessuno uscirà vivo da qui.

giunto il momento delle novelle "decisioni irrevocabili", tutte le sirene, gli oracoli, gli opinionisti, i burocrati della viscida diplomazia, americana e finanche europea...tutti costoro taceranno e si faranno in disparte...come colpiti da una geoeutanasia...apparati e sovrastrutture scompariranno e la decisione finale sarà lasciata al presidente americano, bush o chi per lui...

morale?

finché non ci sarà un presidente americano che prenderà la sua decisione...

quanto costa l'atomo - a grammi, come il fumo - in iran???

booooooooooooooooom!!!


ciao.


io ero tzunami...