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Saturday, December 09, 2006

La prigione "etica" di Piero Welby

«Dalla mia prigione infame, da questo corpo che, per etica s'intende, mi sequestrano», scrive Piergiorgio Welby ai direttori di giornali e tv. Fissata per martedì 12 dicembre l'udienza del Tribunale di Roma sul ricorso per ottenere l'interruzione dell'accanimento terapeutico attraverso il distacco del respiratore artificiale sotto sedazione terminale, Welby respinge le accuse di strumentalizzazione e rivendica i suoi «limpidi obiettivi ideali, umani, civili, politici».

«Come già Luca Coscioni, a mio turno sono oggi oggetto di offese e insulti, di pensieri, parole, aggressioni alla mia identità ed alla mia immagine, quasi non bastassero quelle perpetrate al corpo che fu mio e che, invece, vorrei, per un attimo almeno, mi fosse reso come forma - qual è il corpo - necessaria del mio spirito, del mio pensiero, della mia vita, della mia morte; in una parola del mio "essere".

Sono accusato, insomma, di "strumentalizzare" io stesso, la mia condizione per muovere a compassione, per mendicare o estorcere in tal modo, slealmente, quel che proponiamo e perseguiamo con i miei compagni Radicali e della Associazione Luca Coscioni, che ha ragione ormai antica e sempre più antropologicamente, culturalmente, politicamente forte; "dal corpo del malato al cuore della politica". O, ancora, non sarei, come già Luca Coscioni, che io stesso strumentalizzato dai "miei", così infamandoci come meri oggetti o come soggetti plagiati (o indemoniati - vero, signori?).

Strumenti? Sono, invece, limpidi obiettivi ideali, umani, civili, politici...

Comunque addio, signori che fate della tortura infinita il mezzo, lo strumento obbligato di realizzazione o di difesa dei vostri valori!»


Accusato di "strumentalizzare" o di "farsi strumentalizzare", Welby rivendica il suo essere soggetto - e non oggetto - di politica. C'è, invece, chi si avvale del sequestro e della tortura sul corpo altrui per realizzare e difendere la sua etica...

5 comments:

thumbria said...

Non era anche libero quando ha liberamente scelto di farsi curare ? Chi è stato a permettere di attaccarlo alle macchine, se non lui stesso ?
Se prima voleva vivere, ben sapendo cosa l'attendeva, perché ora vuole morire ?
É questo che rende sbagliata l'eutanasia, è il suo dolore, il suo corpo a parlare, non lui, se così non fosse semplicemente non avrebbe iniziato a farsi curare.

Anonymous said...

le leggi, nella loro astrattezza, sono sempre rivolte alla generalità, erga omnes.

non ho una "religione" ferma in materia di eutanasia...credo nell'individuo ma ritengo che non sia una sciocchezza - se non letta in maniera contingente, in bocca a chi la ha proferita..."contestualizzata" direbbe qualche buon comunista - l'affermazione che la vita non è nella disponibilità di un uomo.

in nessun caso.

se così non fosse, chi li fermerebbe i boia politicamente corretti, che ritenendosi nel giusto, si arrogherebbero il diritto di poter gestire la vita altrui e solo perché una "legge dello stato" glielo permette? e questa non è soltanto una sterile iperbole, quasi una provocazione, perché il rischio che possa essere così è concreto, dato che l'uomo non perde occasione di precostituirsi alibi feroci quando si deve lavare impunemente la coscienza...

ora, nel caso specifico...io sono addolorato per welby ma tutto il piagnisteo che gli ruota attorno mi ha proprio rotto le scatole. welby, secondo me, per porre fine al circo mediatico che gli stanno costruendo - suo malgrado - attorno gli strilloni di turno, le sirene, gli oracoli della prima e dell'ultima ora, per tacitare tutti i gracidii di costoro e porre fine a tutto, anche alla sua vita che egli giudica stronza, inutile, ignobile, immonda e così via, per carità di patria - e nostra - dovrebbe affidare la sua anima al dio che prega...e l'interruttore del respiratore al suo amico più fidato.

e amen.

l'uno, il de cuius, finalmente libero, mondato pure di tutti i suoi peccati terreni, l'altro, fermo nel suo intento caritatevole, incurante delle conseguenze che potrebbero avere le sue azioni di uomo, di singolo, di individuo...chiamatelo come vi pare, perché tale sarebbe anche in questo caso, anzi, proprio in questo...l'altro, dicevo, pronto all'espiazione della pena che gli sarà inflitta non solo dal padreterno - o chi per lui - ma finanche dall'ordinamento secolare che amministra la stronza giustizia dei fottuti bipedi mammiferi! tanto la pena sarebbe mite...lo sappiamo tutti, qui si assolvono i feroci terroristi, gli assassini veri, vermi, la feccia più deteriore...figuriamoci un uomo per bene che ha compiuto un atto di pietà...

coraggio ci vuole, in tutti i casi, per morire o aiutare a morire.

di coraggio, però, ce ne vuole soprattutto per vivere.

memore dei piagnistei di prima, messo di fronte al caso welby, dove si parla di un uomo che è affetto da distrofia progressiva, mi chiedo che diversa sofferenza sia quella sua - e che diversa utilità abbia la vita in questi due casi, diversi solo in termini medici, identici dal punto di vista umano -, quando essa semplicemente la paragono a quella del professor stephen w. hawking, uno tra i più grandi scienziati del XX secolo, un uomo che non smette di vivere ogni minuto della vita che gli è stata concessa, pur se costretto alla immobilità dalla sclerosi laterale amiotrofica, a causa della quale, per comunicare, deve ricorrere alla tecnologia informatica.

da quando so che esiste, non l'ho mai sentito invocare la propria morte...nemmeno scriverlo sul monitor di servizio!

egli, hawking, praticamente un uomo distrutto nel fisico dalla malattia, vuole vivere a tutti i costi!!! altri, oltremodo sfortunati, invece...semplicemente si arrendono e vogliono solo morire...quasi fosse più comodo e risolutivo.

eh sì, alla fine buona parte dei "casi" sono riconducibili ad una tara del genere umano, perché è il coraggio quel requisito essenziale che non tutti gli uomini hanno, sani o malati che siano.

e comunque, no alla morte per decreto...cruenta per mano del boia o..."dolce" che sia.

hawking for president...


ciao.


io ero tzunami...

periclitor said...

thumbria ha detto...

Non era anche libero quando ha liberamente scelto di farsi curare ? Chi è stato a permettere di attaccarlo alle macchine, se non lui stesso ?
Se prima voleva vivere, ben sapendo cosa l'attendeva, perché ora vuole morire ?
É questo che rende sbagliata l'eutanasia, è il suo dolore, il suo corpo a parlare, non lui, se così non fosse semplicemente non avrebbe iniziato a farsi curare.
si ok ma come è stato accettato il volere di curarlo perchè ora non si accetta l'opposto???
se è una questione di principio il medico,sapendo che comunque era degenerativa,gli avrebbe dovuto dire guardi no è inutile non la curo......
Io non sono a favore dell'eutanasia,ma credo che una legge che preveda un testamento biologico per casi gravissimi come questo,senza nessuna possibilità di recupero,siano auspicabili,un'altra cosa sono i casi Schiavo o Euliana etcetc.

remember said...

offtopic: ieri sono stato al motorshow e mi sono trovato per puro caso davanti a Prodi a quasi 30cm. Ereo dalle parti dello stand della Fiat e vi assicuro che la ressa e le contestazioni cui ho assistito sono state del tutto spontanee. Altro che gruppetti organizzati. Io stesso non crdevo ai miei occhi. Gli ho scattato una foto col telefonino ed una signora qualunque si è girata accigliata verso di me dicendomi: "ma che lo fotografi a quello str...!!!"

Anonymous said...

Complimenti per il blog ti invito a vedere il mio http://newsfuturama.blogspot.com/ ciao