Si sono subito udite provenire dal quotidiano dei vescovi, Avvenire, le grida preventive. Il tono è quello della minaccia: se venisse trasmesso, lo scontro sarebbe durissimo. Addirittura ai «calunniatori» viene intimato di «chinare il capo e chiedere scusa». A questo punto, però, essendo il video disponibile su internet con traduzione in italiano, e di evidente attualità giornalistica, l'emittente pubblica è in un vicolo cieco: da una parte, trasmetterlo vorrebbe dire aprire un incidente grave con il Vaticano; dall'altra, impedirne l'acquisto, giustificare le denunce di una censura vaticana. Staremo a vedere se i vertici di viale Mazzini si faranno intimidire.
Tuttavia, altrettanto certamente siamo convinti che dare in pasto il documentario della Bbc nell'arena di Santoro sarebbe un clamoroso autogol. L'irritante e inaccettabile faziosità di Santoro renderebbe persino più facile il compito alla "difesa". Il clima da "trappolone" susciterebbe nei telespettatori meno politicizzati una comprensibile, istintiva simpatia per gli accusati di turno. La faziosità è l'arma spuntata, perdente, di chi non crede nella forza dei fatti e non ha stima delle capacità del pubblico. Il documentario dovrebbe essere mandato in onda integralmente, senza interruzioni, e seguito da un dibattito condotto da un giornalista imparziale e corretto, capace di dar voce a tutte le opinioni con le stesse opportunità.
Anche perché il documentario è materiale scottante ma delicato, va trattato con cura. Chi volesse utilizzarlo rozzamente, come una clava, andrebbe incontro a un insuccesso sicuro.
Le accuse più pesanti sono rivolte all'ex Cardinale Ratzinger, oggi Papa, che avrebbe avallato la politica di copertura e segretezza, e fatto applicare le disposizioni del documento, mentre ricopriva la carica di Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, emanando persino un seguito in cui si stabiliva che ogni indagine venisse accentrata in Vaticano.
Avvenire ha già abbozzato una strategia difensiva. E' roba «da bidone della spazzatura». L'«istruzione» fu emanata dal Sant'Uffizio nel 1962 e «in quel tempo Ratzinger era ancora teologo in Germania...». Vero, ma per vent'anni Ratzinger ha guidato l'ente ecclesiastico che ha preso il posto del Sant'Uffizio, non revocando, bensì adottando il documento del '62 e ribadendo quelle disposizioni nel 2001.
«Il documento era atto a istruire i casi canonici e portare allo stato laicale i presbiteri coinvolti in nefandezze pedofile... obbligava chiunque fosse a conoscenza di un uso del confessionale per abusi sessuali a denunciare il tutto, pena la scomunica... Ratzinger, diventato più tardi Prefetto della Congregazione, firma una Lettera ai Vescovi dove si prevede che il delitto commesso da un chierico contro un minore di diciotto anni sia di competenza diretta della Congregazione stessa. Segno della volontà di dare il massimo rilievo a certi reati».
Vero anche questo. Il documento «era atto a istruire», «obbligava a denunciare», stabiliva la «competenza diretta della Congregazione». Ma «denunciare» a chi? Sarebbe sbagliato e facilmente smentibile, infatti, accusare la Chiesa di un generico insabbiamento, o di non aver voluto «dare il massimo rilievo» al fenomeno. Non è questo il punto. Probabilmente le indagini ci sono state e ci sono, le punizioni e i tentativi di sradicare queste pratiche criminali anche.
Il fatto che si contesta è che la Chiesa abbia organizzato una politica mondiale di occultamento di questi casi alle giurisdizioni civili, per non pagare il danno d'immagine e i danni materiali (stimabili in milioni di dollari). Non importa un fico secco quanto la Chiesa sia severa con i suoi membri colpevoli di crimini sessuali. Si può anche non dubitare che lo sia stata e che lo sia.
La domanda è: è legale o no, è giusto o no, che la Chiesa tenga nascosti alla giustizia civile i casi di abusi sessuali di cui i suoi membri si rendono responsabili?
La vera questione non è tanto, o non solo, morale e religiosa, cioè la diffusione degli abusi sessuali commessi da preti cattolici, ma il conflitto tra giurisdizione dello Stato e giurisdizione della Chiesa. Nascondere alla giurisdizione di uno Stato sovrano i crimini commessi dai propri aderenti sul suo territorio è un reato: favoreggiamento.
La manifestazione dell'"orgoglio cattolico" non è voluta essere da meno delle grandi manifestazioni sindacali o di opposizione. Pare che chiunque organizzi manifestazioni a San Giovanni non possa fare a meno di imbrogliare sulle cifre.