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Friday, March 05, 2010

Ci vuole sangue freddo

UPDATE ore 21:41
Dunque, alla fine Berlusconi sembra essere riuscito a varare un decreto, sia pure «interpretativo» delle norme esistenti, e a ottenere il via libera del Quirinale, coinvolto attivamente nella stesura del testo perché rimanesse in ambiti interpretativi. Napolitano non avrebbe firmato riaperture dei termini, o rinvii delle elezioni per decreto. In un articolo per L'Occidentale Calderisi spiega bene come il "pasticcio" si sia determinato per «un'applicazione formalistica e irragionevole» delle norme da parte delle Corti d'Appello di Milano e Roma, fino a negare sostanza e finalità della legge stessa. Vedremo se quanto previsto nel decreto sarà davvero solo "interpretativo", e se basterà a ottenere dai Tar della Lombardia e del Lazio la riammissione del "listino" Formigoni e della lista del Pdl per la provincia di Roma. Certo è che rimane la macchia dell'"aiutino" dall'alto, e in corsa, per sanare due situazioni che molto probabilmente in Lombardia, molto più difficilmente nel Lazio, si sarebbero potute risolvere comunque con la riammissione, quindi con una vittoria piena e con tutt'altro capitale politico da spendere in campagna elettorale.
Era facile prevederlo, eppure Berlusconi ci sta ricadendo. Ancora una volta il suo slancio rischia di scontrarsi con un muro che è là, immobile, e non da oggi. A prescindere dal merito e dall'opportunità di provarci, e di provarci adesso, non capisco quale mal riposto ottimismo abbia fatto pensare a Berlusconi che Napolitano potesse dare via libera a un decreto per risolvere le esclusioni del "listino" Formigoni dalle elezioni in Lombardia e della lista del Pdl dalla provincia di Roma. Senza il consenso dell'opposizione, e Bersani aveva espresso chiaramente il suo netto rifiuto, Napolitano un decreto così non lo firma. E forse ha pure ragione.

Il problema è che Berlusconi si mette spesso in condizioni simili: appare come quello che vuole fare qualcosa di scorretto, o quanto meno impulsivo, forzare la situazione, e che viene fermato dal saggio presidente. Ma perché infognarsi in questo modo? Perché andare a sbattere subito, compromettendo davvero una possibile "soluzione politica"? Perché, per esempio - a maggior ragione dopo la riammissione del "listino" Polverini - non aspettare l'esito del ricorso al Tar lombardo. Una possibile via d'uscita indolore che - su questo ha ragione Bersani, i cui calcoli sono altri ovviamente - conviene attendere anche al centrodestra, che potrebbe ritrovarsi, all'indomani di una eventuale riammissione, con una vittoria piena, non macchiata da un intervento dall'alto e in corsa discutibile, e con un capitale politico da spendere in campagna elettorale.

Il gioco vale la candela: una volta ottenuta la riammissione di Formigoni dal Tar della Lombardia, infatti, ipotesi non improbabile, senza che il governo sia accorso a togliere le castagne dal fuoco, si potrebbe sì gridare al tentato "sabotaggio", a una manovra volta a colpire il solo centrodestra sulla base di cavilli procedurali pretestuosi e infondati. A quel punto non sarebbe più il Pdl "inefficiente", sarebbero i radicali e il centrosinistra a fare la figura di quelli che hanno giocato "sporco", provato a "vincere facile", escludendo gli avversari dalle elezioni illegittimamente.

Certo, la situazione della lista del Pdl per la provincia di Roma è più complessa, la vedo difficilmente recuperabile. Ed è giusto che sia così, perché qui l'errore e l'ingenuità, frutto di arroganza, sono davvero intollerabili. E' quindi un prezzo che si può pagare. Se il Tar riammette Formigoni, il governo dovrebbe rinunciare a qualsiasi intervento per salvare il Pdl nel Lazio. Su queste basi vedrete che Bersani sarà disposto ad accettare un intervento se invece Formigoni dovesse restare escluso.

9 comments:

Anonymous said...

Giro il web cercando qualcuno che mi spieghi cosa ha fatto il pdl per i lavoratori dipendenti e i disabili come mio cugino. Qui c’è qualcuno che lo sa? Ero un elettore pdl, ora mi sa che camio, troppe promesse non mantenute. alex

davide said...

Mi sa che quest'anno pago le tasse con un mesetto di ritardo. Giusto così, per dimostrare tutta la mia solidarietà al Pdl

Mario Robusti said...

Ottima analisi. Sinceramente spero che B sia così folle da continuare sulla strada del decreto interpretativo, e che la tua visione delle cose sia sbagliata. Ma questo vorrebbe dire che chi sta governando il paese o è molto stupido o è troppo malvagio.

Il Jester said...

Un decreto intepretativo non è nulla di scandaloso, e anzi per certi versi è persino corretto, perché questo pasticcio ha evidenziato l'evidente limite di certe norme, troppo ancorate a un criterio formalistico che deprime la sostanza.
Berlusconi aveva il dovere di consultare Napolitano, il quale comunque per amore o per forza dovrà apporre la firma al decreto.
In ogni caso, dubito fortemente che il TAR possa dare parere favorevole alla riammissione delle liste. La giurisprudenza sul punto è più che consolidata, soprattutto per quanto riguarda il ritardo (fosse solo di un minuto) allo sportello del Tribunale.

paolodellasala said...

Ciao Fed,
sono d'accordo, ma continuo a ribadire che il vero problema di questa campagna elettorale, prima, durante e dopo il caos delle liste, sia il vuoto della comunicazione politica del Pdl agli elettori. Mi sembra che il Partito dei Media e il Pd abbiano perfettamente cavalcato l'opinione pubblica imponendo come temi politici tutta la serie di "casi" giudiziari: Bertolaso, Mills, Dell'Utri etc etc. E' lì il problema: sparizione dei contenuti e dei contenuti ideali. Liberalismo al macero (con Fini che rispolvera la Polverini, dall'altra parte...) etc. etc.

JimMomo said...

Tu hai ragione Paolo, ma l'unica cosa in grado di danneggiare elettoralmente il Pdl mi sembra proprio questa cosa delle liste. In un certo senso la penso come i radicali: la legge nella sua formalità è inapplicabile e per presentarsi la violano tutti. Solo che è stato 'beccato' solo Formigoni. E, l'ho detto, fin dall'inizio, la cosa puzza, come confermano gli ultimi sviluppi.

Purtroppo, come dici, il dibattito politico è sempre più vuoto contenuti, devo dire però soprattutto per demerito del Pd, che si fa soppiantare nel ruolo di guida dell'opposizione dal gruppo Repubblica-Espresso, dalle procure, da Di Pietro e persino dei radicali, la cui involuzione illiberale è preoccupante.
ciao

Anonymous said...

Non ho capito: se il PDL, malgrado una maggioranza schiacciante, se ne frega del paese, la colpa è...del PD?

Mi scusi, ma io non la seguo più. Questo significa essere faziosi a prescindere.

Anonymous said...

L'involuzione illiberale preoccupante, a occhio, è quella dei cosiddetti liberali del popolo della libertà che accettano questo scempio di decreto senza batter ciglio. Fra l'altro senza risolvere necessariamente il problema. Quella del rinvio era una soluzione ragionevole, questa è una pezza a fiori che mette fin da subito sub iudice tutto il processo elettorale.
Suvvia, come la metti è una pagina nera.

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JimMomo said...

Il rinvio ragionevole? Questa è bella. Il rinvio non avrebbe suscitato una reazione ancora più sdegnata da parte dele opposizioni? Un minimo di pudore, vi prego. Il rinvio è una delle soluzioni prospettate giovedì da Berlusconi a Napolitano e resinta dal presidente.