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Wednesday, March 17, 2010

Regime change in Iran? No, in Israele

La crisi tra Stati Uniti e Israele sulle nuove costruzioni a Gerusalemme Est, definita dall'ambasciatore israeliano a Washington Michael Oren «la più seria degli ultimi 35 anni», rafforza l'impressione che questa presidenza «corteggia» i nemici dell'America, senza ottenere però alcun risultato concreto dalle sue politiche di engagement, e trascura, o addirittura maltratta, gli amici di sempre, mettendo a rischio alleanze strategiche. Non sono migliorati i rapporti con l'Europa, gli alleati nel sud-est asiatico sono preoccupati della relazione speciale che Washington cerca con Pechino, e ora si incrinano i rapporti con Israele. Finora l'unico successo di politica estera di Obama è l'Iraq, che in realtà è un successo dell'odiato George W. Bush.

Oltre alle divergenze su come affrontare la questione nucleare iraniana, un altro motivo di tensione rimasto finora latente tra Gerusalemme e Washington è esploso questa settimana. Colpa dell'annuncio improvvido, da parte di settori del governo israeliano, del via libera alla costruzione di 1.600 nuove abitazioni a Gerusalemme Est, proprio durante la visita del vicepresidente Usa Joe Biden, quando sono mesi che l'amministrazione Obama preme per ottenere un congelamento degli insediamenti per favorire la ripresa dei negoziati, sia pure indiretti, tra israeliani e palestinesi. La tempistica infelice è apparsa uno sgarbo a Washington, ma altrettanto imprudentemente Hillary ha reagito con una richiesta («cancellare la decisione») di quelle impossibili da accettare da parte del governo israeliano, perché ne va della tenuta della sua coalizione.

Tanto che qualcuno in Israele, e qualcuno negli stessi Stati Uniti, si chiede se per caso Obama voglia far cadere Netanyahu, o per lo meno indurlo a disfarsi dell'estrema destra. Insomma, sarebbe paradossale se l'amministrazione che non pensa neanche a un regime change in Iran, lo cercasse invece in un Paese alleato, e democratico, come Israele.

Intanto, Bret Stephens, sul Wall Street Journal, ricorda a tutti che il conflitto israelo-palestinese «non è territoriale», non sono gli insediamenti il vero problema. Se si fosse trattato di terra, di buone offerte nell'ultimo decennio (Barak nel 2000 e Olmert nel 2008), che includevano persino la divisione di Gerusalemme, gli israeliani ne hanno avanzate, ma sono sempre state rigettate dai palestinesi. No, il conflitto è «esistenziale». Se gli israeliani ormai hanno ampiamente accettato l'idea di vivere con uno Stato palestinese ai loro confini, i palestinesi non sono ancora pronti. A bloccare il processo di pace non sono 1.600 case in più, ma è soprattutto la crisi di leadership palestinese, divisa tra Fatah in Cisgiordania e Hamas a Gaza.

2 comments:

aubreymcfato said...

Il conflitto è "anche" territoriale. Se fossi stato a Gerusalemme (non nei territori, a Gerusalemme) ti saresti reso conto in un paio d'ore di com'è la situazione e di come il governo isreaeliano stia lentamente asfissiando la popolazione palestinese, annettendo metro per metro ciò che sarebbe di entrambe le popolazioni. Israele da anni non rispetta nessun accordo internazionale, e per quanto una democrazia è una democrazia con enormi problemi (una cultura ultra-militarista, con la lobby dei coloni che fa il bello e il cattivo tempo). Non ha molto senso paragonare la richiesta di un regime change all'Iraq e a Israele, perchè il secondo oltre a essere più vicino all'Occidente per cultura dipende economicamente dall'America, per cui un risultato politico (senza bombe, per intenderci) è molto più facile da raggiungere. Un Israele meno problematico sarebbe un successo che faciliterebbe enormemente la stabilità e il dialogo con i paesi arabi. Su Jimmomo, io non ne so niente e tu ne sai molto più di me, non banalizzare così tanto, dando la colpa soltanto ai "soliti" palestinesi.

alex said...

certo che scrivi delle corbellerie incredibili, come un po' il velino che un tempo era un'agenzia seria e oggi è il moltiplicatore delle minchiate di regime
lecca lecca, da qualche parte arriverai, ma vergognati a vita perché hai rinnegato le tue sane origini
che bello camminare a testa alta, cosa che non ti puoi permettere se non illudendoti, si legge da quel che scrivi: emerite boiate
menomale che non ti legge nessuno, tutto tempo perso
ahahah