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Monday, March 20, 2006

Prove di rivoluzione in Bielorussia

Dimostranti in piazza a MinskPer ora la gente trionfa sulla paura. Domani si replica

Fa freddo, molto freddo. E' tardi, le 23 ora locale. Non ci sono bus e metro, proibiti dal regime per scoraggiare manifestazioni di piazza. Eppure, alla chiusura dei seggi, la centralissima piazza d'Ottobre, a Minsk, si riempie di manifestanti che contestano la correttezza delle elezioni presidenziali bielorusse. In decine di migliaia, secondo quanto hanno riferito Reuters e Charter 97, continuano per ore ad affluire nonostante il freddo, il buio, l'assenza di mezzi pubblici, il blocco dell'area e le minacce del regime. Distribuiscono alle forze di polizia fiori bianchi, forse garofani. Con loro hanno anche palloncini, bandiere bielorusse e dell'Unione europea.

Lukashenko, l'ultimo dittatore d'Europa, ha fatto di tutto per assicurarsi la vittoria, soprattutto per evitare che la piazza deponesse il regime com'è già successo in Georgia, in Ucraina e in Libano. In giornata aveva annunciato che avrebbe represso qualsiasi manifestazione dell'opposizione e che questa sarebbe stata considerata un tentativo di colpo di stato. Non si fermerà davanti a nulla. Ha arrestato centinaia di oppositori, distrutto centinaia di migliaia di copie dei giornali indipendenti, espulso gli osservatori indipendenti, blindando le frontiere del paese per evitare che la "rivoluzione arancione" venisse importata, chiuso siti internet, bloccato l'area centrale della capitale facendovi appostare forze speciali e cecchini.

I candidati dell'opposizione Aleksander Milinkevich e Aleksander Kazulin hanno deciso di non riconoscere i risultati, che vengono diffusi già dagli exit poll taroccati (l'85% dei voti a Lukashenko, con oltre il 95% di affluenza), e invitato i loro sostenitori a raggiungere piazza d'Ottobre per chiedere nuove elezioni libere e corrette. Li hanno preparati a rimanere pacifici per dimostrare che la loro è una protesta moralmente e giuridicamente legittima nel caso in cui il governo dovesse decidere la repressione violenta. La nonviolenza rappresenta per l'opposizione l'unica possibilità che i poliziotti al dunque si rifiutino di eseguire l'eventuale comando di reprimere. E così sembra che stia avvenendo. E' la più grande manifestazione degli ultimi anni in Bielorussia, ma finora la polizia non s'è mossa. Radio Free Europe/Radio Liberty parla di 30 mila, forse 50 mila persone in piazza.

«Abbiamo trionfato sulla paura», le prime parole di Milinkevich da un megafono. "Libertà! Libertà", lo slogan della piazza. Kozulin parlando alla folla ha detto: «Siete liberi! Non temete più niente! Una vera rivoluzione è avvenuta in Bielorussia. Nessuno vi farà più inginocchiare. Siamo un popolo libero!». E ha invitato la polizia a smettere di servire il dittatore. Hanno parlato ai manifestanti anche artisti, musicisti, intellettuali e giornalisti. Per l'abbassarsi della temparatura e l'avanzare della notte i dimostranti hanno poi abbandonato la piazza, ma Milinkevich e Kazulin hanno convocato una nuova manifestazione per domani. Sarebbe questo il momento opportuno per far sapere al popolo bielorusso che l'Europa è con lui.

Blog sulla Bielorussia: Publius Pundit; Blogging Belarus; Veronica Khokhlova; Andrei Khrpavistski; br23; The Being Had Times; Tobias Ljungvall

Altro foto su Yahoo News

1 comment:

Unknown said...

Temo che il problema in Bielorussia sia ben piu' profondo: Lukashenka ha costruito un sistema di controllo sociale decisamente piu' raffinato di quello ucraino. Un esempio per tutti: i dipendenti del settore statale bielorusso, che comprende di fatto l'intera economia, fsono assunti con contratti annuali rinnovabili. Chi non supporta il presidente si ritrova licenziato e senza quasi opportunita' di impiego.
Questo probaiblmente permettera' al dittatore di controllare i risultati elettorali senza la necessita' di brogli eccessivamente eclatanti, purtroppo.