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Wednesday, August 02, 2006

Fughe dalla realtà

Mi dispiace aver perso la stima di Formamentis. E per quanto mi è possibile cercherò di rimediare.
La morte di civili innocenti è responsabilità diretta di Hezbollah esattamente come i morti di Dresda furono responsabilità diretta del nazismo.
E' la frase, contenuta in questo post, che mi è costata la sua stima.

Provo a dimostrare che lo «svicolamento ideologico di fronte all'orrore» non è il mio.

In guerra muoiono dei civili innocenti? Indubbiamente sì. Ma solo la loro morte, oppure ogni morte, è cosa terribile? Indubbiamente concordiamo che tutte le morti di una guerra sono terribili, per l'alto valore che nella nostra epoca si dà alla vita umana.

Dal momento che però si è portati a cercare di individuare le responsabilità di quelle morti, occorre aggiungere qualche considerazione. I rapporti tra gli Stati differiscono dai rapporti tra le persone. All'interno di una comunità dove lo Stato, che detiene il monopolio dell'uso legittimo della forza, è chiamato a garantire ai cittadini la loro incolumità, di fronte all'impossibilità pratica di prevenire ogni aggressione, è riconosciuto il principio della legittima difesa. La difesa è legittima se la reazione dell'aggredito è proporzionata all'offesa ricevuta e purché cessi al cessare della minaccia. La polizia interviene a porre fine all'aggressione e l'aggressore viene giudicato e sanzionato da un'autorità giudiziaria.

Tutta questa procedura, che evita un perpetuo stato di guerra civile e di violenza diffusa all'interno di una comunità, a livello di Stati non esiste. Non ancora. Quale dev'essere, allora, il criterio che una nazione aggredita dovrebbe seguire per difendersi? A mio avviso non può essere quello della proporzionalità, perché nessuna polizia arriverà a far cessare la minaccia. L'obiettivo che deve guidare le azioni di auto-difesa di uno Stato è la completa eliminazione della minaccia esterna. Il ripristino della sicurezza dei propri cittadini tramite una sconfitta decisiva dell'aggressore, minimizzando le proprie perdite, è il compito a fondamento dell'esistenza stessa dello Stato e che giustifica il suo monopolio dell'uso della forza.

Lo «svicolamento ideologico di fronte all'orrore» si ha invece quando di fronte a una casupola, forse abitata da civili forse no (difficile da capire quando si ha a che fare con eserciti irregolari e senza divise), che spara 150 missili verso le tue città, decidi di non distruggerla per non rischiare di colpire dei civili innocenti. Quello sì, significherebbe fuggire di fronte all'orrore che il dovere dell'auto-difesa rende necessario. Beninteso, quello di auto-difesa è per l'individuo un diritto, ma un dovere per il governo.

D'altronde, non è JimMomo a sostenere che la strage di Cana sia responsabilità diretta di Hezbollah. Sono le Convenzioni di Ginevra e il diritto internazionale a dircelo, anche se non lo sentiremo dal Tg3, da D'Alema, o dall'Onu. Una volta accertato (e vi sono filmati inequivocabili che lo dimostrano) che dalla casa colpita partivano i missili diretti sulle città israeliane, da quel preciso momento quella casa diviene un obiettivo militare e il raid israeliano legittimo, anche se dalle conseguenze tragiche. Secondo quelle stesse convenzioni internazionali responsabili diretti di crimini di guerra sono invece gli Hezbollah, che hanno fatto di civili innocenti scudi umani per la loro postazione di fuoco.
«Nessuna persona protetta [non combattente] potrà essere utilizzata per mettere, con la sua presenza, determinati punti o determinate regioni al sicuro dalle operazioni militari». (Geneva Convention Relative to the Protection of Civilian Persons in Time of War, August 12, 1949, 6 U.S.T. 3516, 75 U.N.T.S. 287, art. 28).
Tutto ciò non toglie in alcun modo innocenza alle vittime. E sono sicuro che la legittimità di un'azione di guerra non basti a chi ha fisicamente premuto il grilletto per scaricarsi dalla coscienza il peso delle vittime civili. Come, d'altra parte, ai piloti dei due bombardieri che sganciarono le bombe su Hiroshima e Nagasaky non bastò sapere che la loro azione aveva comunque salvato migliaia di vite americane e giapponesi, di soldati e civili, che sarebbero morti nell'inevitabile invasione del Giappone.

Esattamente com'è presumibile che uccidere qualcuno, seppure per legittima difesa, non ci lasci impassibili. Ma l'angoscia per aver messo termine a una vita non toglie la legittimità dell'azione di difesa e la responsabilità diretta dell'aggressore per le sue conseguenze. Non si tratta, quindi, di avere la digestione più o meno facile, ma di saper individuare le responsabilità e distinguere tra aggressore e aggredito. Tutto il resto è fuga non solo di fronte all'orrore, ma innanzitutto dalla realtà.

7 comments:

Ivo Silvestro said...

I rapporti tra le nazioni non sono (ancora?) uguali a quelli tra individui, non c'è la polizia internazionale eccetera: tutto corretto.
Però il principio di proporzionalità rimane, nel banale (ma fondamentale) senso che se voglio ottenere un certo risultato devo usare mezzi adeguati. Non posso piantare un chiodo nel muro con un martello pneumatico, e non posso forare l'asfalto con un martelletto o un cacciavite.

Ecco, l'unico dubbio che ho su tutta la questione: siamo sicuri che Israele non stia usando il martello pneumatico per piantare un chiodo?
La mia non è una domanda retorica: mi professo ignorante in tattica militare e in geopolitica.
Non si poteva fare nulla per salvare le vite innocenti dei civili? Siamo onesti: non è stato un incidente. O, meglio, il crollo di quel particolare palazzo potrà anche essere stato un incidente, ma la morte in generale di civili no: Israele avrà preventivato questa eventualità, mentre si preparava alla guerra. Si saranno detti: possiamo liberarsi di Hezbollah, i morti civili saranno tra x e y. Ecco, mi chiedo se abbiano fatto bene i conti, e se la loro scelta, ossia che Hezbollah valesse quelle vite, è giusta. Ripeto, non è una domanda retorica: magari è giusto così, in una terribile logica di guerra.

Domiziano Galia said...

Il paragone non mi trova particolarmente concorde. E' come se Isreale radesse al suolo - ripeto: radesse al suolo Beirut - per fermare Hezbollah.
Ma a differenza della Seconda Guerra Mondiale qui non ci troviamo d'innanzi a conflitto tra Stati quanto tra uno Stato e "altri".
Oltretutto anche del bombardamento di Dresda ci sarebbe da parlare. In quel particolare momento della guerra è stata un'operazione piuttosto controversa.
Detto questo, quando dici circa la Convenzione di Ginevra mi pare corretto.

Mauriziosat said...

PRIMA DI TUTTO Israele non sta affatto usando il martello pneumatico.
La guerra in corso è decisamente LIMITATA.
Il potenziale difensivo di Israele è enorme e frutto di 60 anni di necessità di sopravvivenza.
Mentre gli arabi elemosinano il nostro denaro e fanno 10 figli a coppia , loro si sono rimboccati le meniche ed hanno costruito una floridissima economia ed uno stato da difendere.
Da difendere con ogni mezzo .
Perchè se non si è ancora capito: ISRAELE E' IL BALUARDO DELL'OCCIDENTE.
Caduta Tel Aviv non abbiamo piu' protezione.

SECONDO:
Non si tratta con i terroristi.
Si catturano o si eliminano .Ogni altra soluzione è una sconfitta che apre precedenti terribili.
Hezbollah è terrorismo . nulla piu' nula meno , esattamente come HAMAS.

formamentis said...

(Beh, leggerò tutto in un secondo momento perché al momento non sono nel mood adatto per analizzare questioni così grosse, però poi leggerò e ti farò sapere, magari faccio un post apposito).

Devi avere pazienza con me, io sono noto perché ho l'hybris facile, ma poi non tengo rancore, fino alla prossima, s'intende.

(non sapevo che fosse così importante perdere la mia stima)

(è noto che sono uno sporco comunista antisemita e antiamerikano)

(si scherza, però non me la sento di tornare sulla questione Israele per i motivi che ho scritto nel disclaimer, la questione tende a rovinare i rapporti e tirare fuori il peggio di sé, ho problemi anche con l'atomica di Malvino, visto che ho tendenze fumantine, mi modero)

JimMomo said...

Tanto per evitare equivoci, per chi passa di qua, chiariamo che io non ti ho dato dello "sporco comunista antisemita e antiamerikano".

E' naturale che su questioni così delicate ci si appassioni. E qui fumantini siamo un po' tutti...

ciao

Sulla proporzionalità. La minaccia che Hezbollah in questi *sei anni* ha costruito su Israele oserei dire che è di livello *esistenziale*. L'Iran vuole distruggere Israele e con Hezbollah è iniziato il confronto.

Anonymous said...

tu avrai perso la stima di Formamentis, di sicuro questo signore qua ha perso la mia :
http://www.repubblica.it/2006/08/sezioni/esteri/medio-oriente-10/farnesina/farnesina.html

ma era proprio obbligatorio metterlo agli Esteri ? mah...

Ciao Paolo

Anonymous said...

Come ho scritto a Formamentis, la traiettoria di svicolamento, a mio avviso, non e' tanto ideologica ma morale, quando si arriva a dire che la responsabilita' dei morti di Dresda sia da attribuire del tutto ai nazisti.
Nella nostra azione per il bene, nella nostra azione per il diritto, nella nostra azione per la giustizia, dobbiamo sempre caricarci con responsabilita' di quanto c'e' di collaterale e sgradito, nelle nostre scelte. Ogni azione, soprattutto una bellica, prevede delle immondizie che non possiamo con leggerezza scaricare nel giardino dell'avversario, anche se questo rappresenta il diavolo in persona.
E' guerra! In guerra si uccide e si muore, con una grande varieta' di modalita' diverse che e' davvero ingenuo pensare di racchiudere compiutamente in una questione di diritto e di codici internazionali.
Non siamo piu' cosi' adulti per affrontare la immoralita' della guerra.
Un conto e' dire: stiamo combattendo per la nostra sopravvivenza e siamo consci del fatto che questo comporti un prezzo elevato da pagare in termini di vite umane innocenti. Un costo del quale ci assumiamo la responsabilita' davanti al mondo e alla storia.
Altro e' dire: stiamo combattendo per la nostra sopravvivenza, i morti innocenti sono da attribuire esclusivamente al nemico che combattiamo.
La prima affermazione e' piu' morale ma scomoda da sostenere oggi davanti alla opinione pubblica mondiale, la seconda e' piu' praticabile ma moralmente ipocrita.