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Monday, July 31, 2006

La strage di Cana firmata Hezbollah

29 settembre 2004: 2 bambini uccisi e altre 12 israeliani feriti in un attacco di razzi Hezbollah sulla cittadina di Sederot (foto dal sito: www.inhonor.net)Hezbollah ottiene il primo successo militare e politico dall'inizio della crisi. Con la complicità di Beirut, degli europei, dell'Onu e dei media. Per Israele non è il momento di fermarsi (foto di vittime israeliane dal sito inhonor.net)

Non scopriamo oggi, dopo la strage di Cana, che la guerra è cosa orribile. Eppure sembrano scoprirlo oggi, non dopo anni di intifade, kamikaze, missili, incursioni e attacchi di Hezbollah, i molti Soloni - il governo libanese, gli europei, l'Onu di Kofi Annan, i media - che condannano Israele rendendosi strumenti, più o meno consapevoli, della strategia di Hezbollah. Le vittime civili fanno parte, purtroppo, di ogni guerra, per quanto "intelligenti" siano le bombe. Le città israeliane sono le prime a saperlo. Ma l'unica «sproporzione», di cui poco si parla, è tra chi, per propria ammissione, cerca la morte del numero maggiore possibile di civili e chi cerca di evitarla.

Hezbollah usa la popolazione civile come scudo umano. E' una tattica deliberata. I camion da cui partono i missili contro il territorio israeliano si nascondono nei garage di edifici civili. Le palazzine vengono adibite a veri e propri arsenali di missili e armi leggere, quando non a postazioni dei terroristi. Le famiglie che vi abitano sono costrette con la forza, comprate con il denaro, o convinte dalla causa di Nasrallah. Spesso sono costrette a rimanere nelle loro case anche quando l'esercito israeliano fa piovere i volantini con i quali avverte degli imminenti bombardamenti.

Libero pensiero riporta le parole di Paeta Hess-von Kruendener, uno degli osservatori Onu rimasti uccisi accidentalmente in un raid israeliano in Libano, che poco prima della sua morte aveva denunciato i terroristi Hezbollah che «si aggirano attorno alle nostre postazioni» usandole come «scudi», chiarendo che i colpi degli israeliani nelle vicinanze delle postazioni Onu «non sono deliberatamente mirati su di noi, bensì dovuti a necessità tecniche». Il sito dell'esercito israeliano e quello del Ministero degli Esteri hanno diffuso ricostruzioni e video nei quali si vedono gli Hezbollah sparare missili dal villaggio di Cana e usare abitazioni civili come scudi.

La morte di civili innocenti è responsabilità diretta di Hezbollah esattamente come i morti di Dresda furono responsabilità diretta del nazismo. Qual è il criterio morale che una nazione aggredita dovrebbe seguire per difendersi? Quello dell'auto-difesa, sostengono gli oggettivisti, non quello della "guerra giusta". L'auto-difesa, spiega Stefano Magni in un recente articolo su L'Opinione, «mira prima di tutto ad ottenere la sicurezza dei propri cittadini tramite una sconfitta decisiva dell'aggressore», minimizzando le propria perdite. Scrivono Brook ed Epstein: «Ripristinare completamente la protezione dei diritti individuali e dunque il ritorno a una vita normale in seguito alla completa eliminazione della minaccia esterna».
«Ayn Rand riteneva che la morte di civili innocenti fosse sempre responsabilità dell'aggressore: la morte di centinaia di migliaia di tedeschi sotto le bombe alleate non è imputabile tanto ai comandi alleati, quanto a Hitler, che li ha trascinati nel suo folle progetto di conquista. Ed anche ai civili tedeschi stessi, che invece di ribellarsi hanno preferito seguire acriticamente il loro capo. Questo discorso vale ancor di più nelle guerre mediorientali, dove gruppi di terroristi usano la popolazione (che in molti casi li osanna) come un vero e proprio scudo umano...».
E' una deliberata strategia che consiste nell'attirare Israele in trappole come quella di Cana. Per Hezbollah è il primo successo militare e politico dall'inizio della crisi. Massimizzando le perdite tra la popolazione libanese, Hezbollah fomenta l'odio contro Israele e suscita solidarietà nei confronti delle sue azioni. Sfruttando episodi del genere, scientemente organizzati, e il loro devastante impatto mediatico, ma confidando anche nell'ipocrisia, nel migliore dei casi, e nella malafede, nel peggiore, degli europei e delle organizzazioni internazionali, ha ottenuto il risultato politico dell'isolamento, seppure parziale e momentaneo, di Israele, e quello militare di una sensibile limitazione dei bombardamenti per 48 ore.

Dopo Cana, infatti, il premier libanese Siniora si è rifiutato di incontrare la Rice, ha chiesto la «fine immediata delle ostilità» ed ha addirittura ringraziato gli Hezbollah per la «difesa del territorio». Presa di posizione che mette in difficoltà Washington, che sin dall'inizio della crisi ha cercato una soluzione che puntasse sul rafforzamento del governo libanese, espressione e speranza di una fragile democrazia, e di quello israeliano.

Eppure, almeno le cancellerie europee dovrebbero sapere come stanno le cose, ma invece di denunciare al mondo il gioco sporco di Hezbollah, si uniscono al coro di condanne a Israele alimentando i peggiori "umori" anti-israeliani delle opinioni pubbliche occidentali.

A descrivere con esattezza la tattica di Hezbollah è Alan Dershowitz, oggi su La Stampa:
«Gli Hezbollah hanno imparato a usare le vittime civili come scudo e spada contro le democrazie. Vincono ogni volta che uccidono un civile israeliano... E vincono ogni volta che spingono Israele a sparare uccidendo civili libanesi. Questa cinica manipolazione delle vittime viene accettata dai media e dalle organizzazioni internazionali, che continuano a condannare Israele per l'uccisione di libanesi piazzati intenzionalmente sulla linea del fuoco dagli Hezbollah».
Entrambe le opzioni appaiono perdenti:
«Se la democrazia non fa nulla, i terroristi continuano a sparare impuniti. Se la democrazia reagisce e produce vittime civili, i terroristi ottengono una vittoria propagandistica concentrando l'attenzione del mondo su questi morti uccisi dal loro nemico».
Il Consiglio di Sicurezza dell'Onu, al termine di una lunga riunione convocata d'urgenza ieri sera, si è detto «estremamente colpito e scioccato» dalla strage di Cana, ma grazie all'opposizione degli Usa, pronti ad esercitare il diritto di veto, non l'ha condannata esplicitamente, né ha chiesto un cessate-il-fuoco «immediato», come volevano, su proposta francese, tutti i paesi membri. Il Consiglio di Sicurezza avrebbe dovuto riunirsi, certo, ma per dichiarare i terroristi di Hezbollah, e non Israele, criminali di guerra.
«Nessuna persona protetta [non combattente] potrà essere utilizzata per mettere, con la sua presenza, determinati punti o determinate regioni al sicuro dalle operazioni militari». (Geneva Convention Relative to the Protection of Civilian Persons in Time of War, August 12, 1949, 6 U.S.T. 3516, 75 U.N.T.S. 287, art. 28).
Invece, le condanne rivolte a Israele da quello strano e ambiguo Ente morale che è la comunità internazionale, dalle organizzazioni per i diritti umani e dai media, non fanno che legittimare la tattica degli Hezbollah e incoraggiarli a proseguire. Se si ritiene che Israele produca troppe vittime civili, allora sia la comunità internazionale a incaricarsi di disarmare gli Hezbollah e di far rispettare la risoluzione 1559 dell'Onu, con minor numero di vittime e maggiore «proporzionalità».

Ora è tregua dei bombardamenti aerei per 48 ore, ma fino a un certo punto. Quella di Israele è una tregua finta, poco più che simbolica. E' stata concessa un po' cedendo alle reazioni internazionali di condanna per la strage di Cana, e un po' anche per non lasciare che la Rice facesse ritorno a Washington a mani vuote. Tuttavia, la tregua non risparmia gli obiettivi considerati direttamente legati a Hezbollah in caso di pericolo imminente per Israele, come ha chiarito una fonte governativa citata dal quotidiano Ha'aretz: «L'aeronautica israeliana ha ricevuto l'ordine di continuare le azioni contro gli obiettivi che rappresentano una minaccia per Israele e il suo esercito, compresi i lanciarazzi, i veicoli che trasportano munizioni, i militanti di Hezbollah, i depositi di armi e le persone legate a Hezbollah». Con «persone legate a Hezbollah» si intendono tutti i combattenti del movimento che si riconoscono nella linea del loro leader. La tregua riguarda i raid «su edifici che non sono stati identificati» come posti dai quali possano partire «attacchi contro Israele o che nascondano munizioni, combattenti Hezbollah o loro comandanti».

«Israele non può e non deve accettare un cessate-il-fuoco immediato in Libano. Gli estremisti rialzerebbero la testa e tra pochi mesi saremo daccapo. L'offensiva di terra contro Hezbollah si espanderà, in misura tale che cambierà il volto dell'intera regione», ha spiegato il ministro della Difesa israeliano, Amir Peretz, alla Knesset.

«Quanto tempo ci vorrà ancora prima di convincerci che una pace durevole non sarà mai il prodotto di un negoziato regionale, che solo una vittoria politica, diplomatica e militare contro i regimi del terrore potrà sconfiggere l'offensiva islamista?», si chiede Giuliano Ferrara nell'editoriale di oggi.

19 comments:

Anonymous said...

«Hezbollah la finisca con questa merda». Parole sacrosante, peccato non siano di Massimo D'Alema, diciamo...

Ciao Paolo

Marco said...

oggi mentre viaggiavo in autostrada pensavo proprio a dresda, milano, ecc in relazione a cana.
la differenza sta forse nel fatto che i nazisti non si mescolavano e mimetizzavano tra i civili sapendo peraltro che non sarebbe valsa loro alcuna immunità, mentre hizballah cerca il "danno collaterale" più che il prendere buona mira nel lanciare i razzi.
il campo di battaglia è mediatico e la vittoria è politica. di militare c'è ben poco tanto che il confronto non si consuma che in guerriglia e lanci di razzi dai centri abitati.
e i media si sa sono il campo di battaglia più difficile per israele.

Wellington said...

Ottimo. Ti linko subito e ti consiglio l'ultimo post di Toni Baruch sull'argomento.

formamentis said...

Dunque se qualcuno si fa scudo di me sono un po' condannato a morire.
Meno male che non sono nato a Cana, Jim, perché a quest’ora formamentis sarebbe stato un civile innocente, tra l’altro morto, che non è cosa trascurabile, però morto contento, perché so che avrei avuto ragione a morire, anche se lo avrei capito dopo.

Alexis said...

Condivido in pieno e vorrei rimarcare la differenza abissale con lo squallido articolo di Cassese su Repubblica di oggi. Voi radicali dovreste aver capito che la masnada giuridico-umanitaria con cui avete condiviso la battaglia secondo me ideologica e periocolosa per il TPI aveva poco da spartire con voi...

Mauriziosat said...

DOVE sono Pannella Capezzone e soprattutto la Bonino?

Perchè non gridano contro la disinformatzia dei media italiani.
Stanno scaldando le poltrone offerte dagli amici dei terroristi?

AIUTIAMO ISRAELE a portare a termine il lavoro che gli europei hanno paura di fare.
CI VUOLE LA PIAZZA. Andiamo in piazza a gridare il nostro appoggio .

Ottavio said...

@formamentis: fossi Israele, tu che faresti? E se invece tu fossi il Libano che faresti?
Siamo d'accordo che gli hetzbollah sono dei vili, credo, allora siamo d'accordo anche nel dire che vanno fermati?
Si? Come? Quando? Il problema non è nuovo, Israele sta dando una sua risposta, le alternative quali sono?
E ricordo che le alternative non vanno solo spiegate ad Israele, qualcuno dovrà pure spiegarle due cose anche agli hetzbollah, e magari già che c'è pure alla Siria ed all'Iran.

formamentis said...

Io contesto l'enfasi ideologica con la quale si sotterrano i morti innocenti due volte. Come Hezbollah uccide innocenti, anche Israele lo fa, però gli innocenti libanesi sono meno innocenti dei suoi. Gli innocenti libanesi perdono l'innocenza per procura, guando arriva la risacca ideologica del "se sono così fessi da non liberarsi del giogo degli hezbollah, cavoli loro, un po' colpevoli lo sono". Sono innocenti o no i morti innocenti libanesi?

Anonymous said...

Beh, dire che la responsabilita' della morte di 200.000 persone a Dresda nel febbraio del 1945 sia solamente attribuibile alla condotta nazista mi sembra una bella e grossolana approssimazione che non capisco a chi giovi, se usata strumentalmente.
Con la stessa parabola retorica potremmo arrivare a dire che "essere tedeschi e vivere in Germania" nel 1945 era una ... responsabilita' nazista, ovvero che i nazisti utilizzavano in modo irresponsabile e criminale tutto l'insieme di territorio, nazione e popolo che in qualche modo ricadeva sotto il loro dominio e che era interessato dalla guerra che avevano scatenato.
Mi sembra davvero dirla grossa!
Senza citare il grosso dibattito storico che si e' accesso sulla utilita' e sulla efficacia dell'area bombing praticato dalla RAF nella II guerra mondiale e di cui Dresda fu l'esempio piu' scellerato, direi che e' semplicemente impossibile, alla luce della lezione morale che ci arriva proprio dalla II guerra mondiale, considerare non co-responsabile chi l'azione militare la progetti e la esegua.
Sono proprio lo grandi stragi di Guernica, di Londra, di Varsavia, delle citta' tedesche e delle citta' giapponesi che hanno tirato una linea dritta all'interno delle coscienze occidentali.
Correre il rischio di colpire civili per raggiungere un obiettivo militare (giusto e sacrosanto) e' oggi, proprio alla luce del rogo di Dresda, un po' meno legittimo che 60 anni fa.
E' scritto nelle nostre anime, lo possiamo anche ignorare con calcoli e considerazioni del momento,ma poi, come i rimorsi, torna sempre a galla.

Ottavio said...

Gli innocenti sono tali, chiunque siano, da qualunque luogo provengano.

E' giusto fare il possibile perchè non vengano coinvolti innocenti nel conflitto.

Il punto è che i libanesi non riescono a liberarsi da soli dagli hetzbollah, cioè da chi li ha trascinati in guerra, da chi li usa nel modo più vile possibile come scudi umani, come arma politica, da chi spera siano colpiti per poterne mostrare i corpi straziati al mondo.

Israele sta dando la sua risposta al "come liberare il Libano dagli hetzbollah", qualcuno ha delle soluzioni alternative?

Una potrebbe essere quella di tornare alla situazione antecedente ai combattimenti, in tal caso si dovrebbe spiegare ad Israele che deve essere paziente e per il bene del popolo libanese non deve reagire alle provocazioni (cioè ai missili degli hetbollah).

Un'altra potrebbe essere quella della forza internazionale, posta per disarmare hetzbollah, o almeno per impedirgli di colpire Israele, perchè è questo il problema di fondo, sono sei anni che su Israele piovono missili hetbollah e nessuno ha mai proposto una soluzione attuabile.

Qualcuno ha altre soluzioni o idee?
Capisco le critiche, ma poi si dovrebbe anche proporre qualcosa, almeno io la vedo così.

formamentis said...

La forza internazione è una soluzione, pare proprio quella che si sta profilando, io propongo questo

In più propongo la condanna ideologica senza se e senza degli hezbollah da sinistra, e propongo di pensare meglio certe frasi del tipo: "La morte di civili innocenti è responsabilità diretta di Hezbollah esattamente come i morti di Dresda furono responsabilità diretta del nazismo", come a voler scaricare la colpa dell'orrore su altri.

L'orrore è un peso che va portato sulle spalle di chi né è l'autore materiale, più che ideologico, e chiusa lì, ci si fa più bella figura

Anonymous said...

Hillary Clinton : "Che faremmo se il Messico lanciasse missili su New York?", bella domanda dalla risposta scontata.
E se la Svizzera lanciasse missili su Milano ? oddio, sarà meglio chiederlo a Massimo D'Alema...

Ciao Paolo

Anonymous said...

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2006/08_Agosto/01/ue_libano.shtml

Noto con immenso dispiacere che il nostro ministro degli Esteri non è tra i ministri che dissentono...


Ciao Paolo

Anonymous said...

Se la Svizzera, se, se ..., se mio nonno! si dice a Roma.
Comodo esercizio retorico quello di porre ipotesi esemplificative, del tutto irreali, per arrivare a delle risposte scontate che non hanno alcuna attinenza con la realta´. Lo ha fatto il prof. Israel e non e´risultato affatto brillante.
La verita´e´che il semplice parlarne, il semplice argomentare in modo retorico denota la nostra "irrequietezza". Vogliamo mostrarci convinti e sicuri e spieghiamo la cosa alla nostra coscienza, attribuendo colpe che in realta´sappiamo di dover per forza condividere.
Colpire o meno e´sempre una scelta, indifferentemente dalla necessita´. Chi colpisce deve mostrare serenita´di giudizio e di morale, accettando le conseguenze politiche e storiche della sua azione, come fece Churchill. Attribuire le conseguenze di una propria scelta esclusivamente al comportamento altrui e´una fuga facile ad un problema morale che si dimostra non aver affrontato.

Ottavio said...

C'è chi colpisce e non mostra serenità di giudizio e di morale, non accetta le conseguenze politiche e storiche delle sue azioni.

C'è chi attribuisce le conseguenze di una propria scelta esclusivamente al comportamento altrui fuggendo facilmente un problema morale che evidentemente non ha affrontato.

C'è chi nei blog scrive commenti anonimi non accettando così le conseguenti critiche di chi non è d'accordo con le proprie idee...

Anonymous said...

Come vedi ti ho letto, caro Ottavio e accetto il confronto poiche' scrivo e poiche'... leggo.
Non mi sono dotato di un identificativo, di un nome, di un nick perche' non vedo cosa potrebbe guadagnarne la discussione, il mio nome non aggiungerebbe prestigio e dignita' a quello che dico. Le idee sono idee e rimangono tali. Ha bisogno di un nome chi ne rivendica il possesso, o la primogenitura, chi le usa per identificarsi. D'altro canto si rimane anonimi per sfuggire alla responsabilita' dei propri insulti.
Io non appartengo a nessuno delle due categorie di persone, puoi darmene atto.
D'altra parte io non esisto sulla rete. Il mio nome non ti direbbe nulla. Vuoi chiamarmi in qualche modo perche' ti semplifica la vita? Fai tu. Dammelo tu un nome, fai lo sforzo di riconoscermi da quello che dico e non da come mi firmo. Ma non dirmi che rimango anonimo per non confrontarmi perche' il fatto che io stia qui a risponderti e' la matematica dimostrazione del contrario.
E torniamo a parlare di questa guerra orribile, che e' meglio.
Avete letto la intervista a Moni Ovadia sulla Unita?

JimMomo said...

In qualsiasi discussione è semplice educazione far sapere con chi si sta parlando. Francesco, Andrea, Pippo, qualsiasi nome è buona, ma non serve a dare forza alle idee che si esprimono. Presentarsi è solo buona educazione.

Ma come vedi, qui sono permessi anche i commenti anonimi. Dunque, se non vuoi firmarti non fa nulla.

Elena said...

Grandissimo post. Complimenti!

Ottavio said...

@ anonimo: Ti ringrazio per la risposta.

Credo che la posizione di anonimato, permettendo di non essere coerenti con quello che si è scritto in precedenza, sia comunque di privilegio.

Dove la trovo l'intervista a cui ti riferisci?