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Saturday, July 01, 2006

Liberalizzazioni. Ora avanti con spirito thatcheriano

Una lezione sul mercato al fu governo Berlusconi? "Agenda Giavazzi" lettera morta? Solo illusioni, quelle della Rosa nel Pugno, con il manifesto di Capezzone, ma, ancor prima, in campagna elettorale, quando Berlusconi derideva la Bonino, ingenua nel credere alle liberalizzazioni del centrosinistra? Scrive il Riformista:
«Il segnale c'è ed e fortissimo. Anche il più ostinato scettico nei confronti del centrosinistra attuale lo deve riconoscere, se ama il mercato e la concorrenza. La famosa "agenda Gavazzi", l'elenco delle riforme pressoché a costo zero da assumere all'esordio del governo per far capire a tutti che la competitività non è fatta solo di ricette da convegno, da ieri non è più un elenco di occasioni perdute».
Staremo a vedere. Certo, l'azione della premiata ditta Bersani-Letta va seguita, difesa, incoraggiata. E il godere accontentandosi non è di casa su questo blog, ma forse qualche sorrisetto in meno... sarebbe gradito.

Ecco cosa cambia (meglio, Phastidio), in concreto le misure, alcune delle quali risolvono burocraticismi incredibili, di cui non sapevamo:
  • Abolite le tariffe minime degli ordini e via libera alle pubblicità degli studi professionali
  • Farmaci da banco nei supermercati
  • Gli assicuratori potranno vendere polizze di diverse compagnie
  • Libertà di fare il pane
  • Una licenza, più taxi
  • Licenze più veloci per bar e ristoranti
  • Niente notai per passaggi di auto e moto
  • Chiusura dei conti gratuita se la banca modifica le condizioni
  • Ai privati tratte di trasporto pubblico, ma senza sussidi
  • Liberi saldi e promozioni
  • Multe antitrust più salate
  • Servizi pubblici appaltati tramite gara
  • Ma la battaglia non è vinta perché le categorie (tassisti, farmacisti, avvocati, notai) sono già sul piede di guerra e dovranno essere affrontate con spirito thatcheriano. In Parlamento, come argine difensivo, confidiamo nel presidente della Commissione Attività produttive.

    Oltre alle prime liberalizzazioni non sfugga la scelta "americana", davvero non di poco conto in difesa dei consumatori, di introdurre le class action: «Riprenderemo il testo approvato dalla Camera, nella scorsa legislatura, arricchito con telecomunicazioni, energia ed elettricità», ha annunciato Bersani. La più efficace, a mio avviso, delle misure antitrust, insieme alla fine del rapporto di esclusiva con una sola compagnia per gli agenti assicurativi.

    L'apprezzamento per le misure del Governo è bipartisan. Arriva dal Corriere della Sera, da Francesco Giavazzi: «Un buon avvio. La situazione difficile dei nostri conti pubblici non è la causa prima, bensì la conseguenza del virus che ha colpito l'Italia. Il nodo è la scarsa libertà economica, i mille vincoli che impediscono alle imprese di crescere, un mercato del lavoro che protegge chi un posto ce l'ha a scapito di chi ne è escluso... Il valore del "pacchetto Bersani" non sta tanto nelle singole misure, peraltro significative (farmacie, notai, professionisti, class action, tassisti, RC auto, conti correnti), bensì nel segnale che finalmente si ha il coraggio di non sottomettersi alla pressione delle lobby. Finora nessuno c'era riuscito».

    Ma Giavazzi, in prima pagina, colpisce e affonda anche il misero Roberto Villetti. Ma come, nel momento in cui ci sarebbe da incassare un primo rilevante successo politico, lui si mette a fare questioni di "stile"? «All'interno della maggioranza di governo il merito va in particolare alla Rosa nel Pugno, che ha fatto del liberismo la sua bandiera e non ha abbandonato la battaglia, nonostante sia stata ripetutamente strapazzata dagli elettori. Questo risultato dovrebbe far riflettere chi, come Roberto Villetti, oggi propone di sciogliere la Rosa, un partito che dimostra di avere una funzione di pungolo purtroppo rara nella politica italiana».

    L'editorialista però, rimane coi piedi per terra, e fa bene. «Non lasciamoci abbagliare. Le norme approvate ieri sono state scelte con cura in modo da non far sorgere problemi all'interno della maggioranza: nulla sul lavoro, né sui dipendenti pubblici, né sull'università... così le scelte davvero difficili sono state rinviate».

    Troppo poco anche sulla riduzione della spesa pubblica. Fa qualche esempio, ma chiude in gloria quando chiama in causa i 40 milioni di euro di contributi ai quotidiani per l'acquisto della carta. Proprio necessari?

    Un riconoscimento arriva anche da Libero, in particolare da Alberto Mingardi, dell'Istituto Bruno Leoni, che ammette: il "pacchetto Bersani" può dare una «scossa positiva». «Che male c'è se è questo governo a fare a pugni con le corporazioni? Lo scandalo vero e che non ci abbia provato quello prima». Quindi, «se ce la fanno, giù il cappello». Mingardi si chiede se siano «cose di sinistra». Apparentemente no, non di quella sinistra, statalista e conservatrice, che siamo abituati a vedere in Italia, ma lo sono, "di sinistra", se pensiamo a una sinistra liberale. E nello stesso articolo di Mingardi emerge chiaramente come le liberalizzazioni, nel dare la parola al mercato e ai meriti, colpiscano i privilegi e diano una mano agli esclusi. «In un Paese normale le avrebbe benedette un esecutivo liberista, conservatore, presumibilmente: di centrodestra».

    Rimane una pecca: «Scoprendosi liberista, il governo colpisce in realtà i privilegi di chi non lo ama», delle categorie che tradizionalmente non lo sostengono. Vero solo in parte, visto che le misure di Bersani riguardano almeno una dozzina di categorie. Ma è pur vero che una categoria che di sicuro sostiene la sinistra, quella dei giornalisti, esce totalmente indenne.

    24 comments:

    aa said...

    con spirito tatcheriano adesso mi sembra un'esagerazione. Cmq, sia da me che via email ho riconosciuto la tua parte di ragione, aa.

    Astrolabio said...

    Concordo in general ecol post, non capisco che senso abbia la domanda di mingardi se siano cose "di destra" o "di sinistra" visto che sono parole vuote (designano solo da che parte siedi in parlamento)se non le si riempe di contenuti.
    Comunque adesso tocca ai sindacati, la vogliamo anche lì la libertà di pigliare meno soldi :-)

    (ma veramente è vietato fare il pane? lol questa non credo che sia una legge applicata :-) )
    comunque non capisco che centrano nella lista delel liberalizzazioni ste due cose:
    "Chiusura dei conti gratuita se la banca modifica le condizioni"

    ma soprattutto:
    "Multe antitrust più salate"

    che minchia centra l'antitrust con la libertà economica?

    semplicemente liberale said...

    "che minchia centra l'antitrust con la libertà economica?"

    Astro, c'è chi lo chiama "liberalismo di sinistra". :))

    Anonymous said...

    Onore al merito, Bersani è stato bravo, anche se andavano liberalizzate pure le licenze delle farmacie e sulle banche ed assicurazioni è andato troppo leggero. Comunque è un buon inizio, speriamo che almeno queste misure le riesca a portare a casa, non sarà facile. Su Visco invece preferisco non pronunciarmi.

    Anonymous said...

    ciao Paolo ;

    Melandrina said...

    La thatcher? Non esagerare!
    pannella è un peso da tempo per i radicali: liberatevene e volerete.
    Le liberalizzazioni investono solo categorie "nemiche" della sinistra. Ma ad un governo debole non poteva chiedersi di più. GM

    Mixumb said...

    non c'è dubbio, un eccellente decreto, giù il cappello. ma per favore, lasciamo stare la Thacher, che questi (e quegli altri, che c'erano prima) se li mangiava a colazione in un sol boccone, dopo averli infilati in un sacchetto della spesa per fare una comparazione sui danni dell'inflazione (che intanto, oggi, in Italia, sale). Maggie era un'altra cosa, e non avrebbe mai pensato di eleggere due sindacalisti a capo della House of Commons e della House of Lords.

    Anonymous said...

    Non è vero, le cooperative dei tassisti delle regioni rosse sono fortissime. Infatti puoi trovare su Indymedia (orrore) già chi prende le difese dei compagni...:)

    Ciao Paolo ;

    panka said...

    Si è liberalizzato qualcosa. E va bene (infatti an e lega già si lamentano).
    Vedremo se il governo si rivelerà veramente Tatcheriano, per ora ci sono stati aumenti per gas, elettricità, Iva, benzina (via opinione)
    Perchè due cose servono veramente: tagli alla spesa pubblica e riforma art. 18.

    Sostiene Proudhon said...

    puntualissimo il post e le analisi rastrellate qua e la dai giornali.
    speriamo che si continui su questa strada (peccato per i giornalisti, sui medici invece non ho le idee chiare vista la delicatezza del ruolo)

    cs said...

    Thatcheriano magari no (anche perché la stangata fiscale che sta arrivando sotto forma di screening delle minuzie più infime la Signora non l'avrebbe fatta), ma decisamente onore al merito. E' vero, poi, che probabilmente le liberalizzazioni colpiscono categorie schierate perlopiù a destra. E allora? La politica è anche saper cogliere opportunità. Chi nasconde sotto il manto della verginità il fatto di non aver saputo o voluto fare lo stesso (colpendo, perchè no, le corporazioni che parteggiano per la sinistra, come insegnanti o medici) dimostra solo di essere due volte fesso.

    JimMomo said...

    Vedo che più di qualcuno ha frainteso sullo "spirito thactheriano". Non mi riferivo al governo o alle misure varate, ma alla fermezza che occorrerà per difenderle. Dovrà essere simile a quella della lady di ferro, tutto qui

    Non so se il governo ci riuscirà, l'appello è rivolto a tutti.

    Anonymous said...

    Ottimo editoriale di Panebianco sul Corriere di oggi, al quale rispondono, senza volerlo le dichiarazioni di La Russa, Storace e Castelli, subito schierati a difesa delle varie lobbies e corporazioni.

    Ciao Paolo

    semplicemente liberale said...

    http://www.bloggers.it/semplicementeliberale/index.cfm?blogaction=permalink&id=2F391A02-047A-E4E2-CD26A01F9AF97144


    ;)

    JimMomo said...

    Non ti sei trattenuto, neanche stavolta, dal farcire la tua bella analisi con l'attacco personale e gratuito, dandomi del "tragicamente superficiale", "ridicolo", e non ho capito bene se "burattinaio" o "clacque appaludente". Poi ti lamenti, o lo attribuisci alla mancanza d'argomenti (troppo comodo!), se non ti rispondo neanche.

    Intanto, non mi sono preoccupato di definire la class action come astrattamente "liberale", ma l'ho definita scelta "americana", perché adottata negli Usa. Sei molto impegnato a definire in astratto le patenti di liberalismo, quando il liberale è innanzitutto pragmatico. Dunque, può ben darsi che le class action, nel contesto americano, dopo aver giocato, a mio avviso, un ruolo positivo anche lì, abbiano finito alla lunga per generare effetti distorsivi. E se è così potranno anche essere abolite. Non le difenderei in modo ideologico.

    E' pur vero, invece, che nel contesto italiano ci farebbero un gran bene.

    semplicemente liberale said...

    Ho detto che esaltarsi per una scelta come quella della class action, bollandola "americana" in chiaro senso d'approvazione, denota "scarso senso del ridicolo". Non ho detto che tu sei ridicolo.

    Quella sulle patenti di liberalismo e sul pragmatismo del liberale, francamente, detto da te suona sinistro. Per come motivi la cosa (negli Usa va male, ma non è detto che in Italia non possa andare bene), allora potrebbe asserirsi qualsiasi cosa: importiamo i metodi di governo dello Zambia, che dici? Lì non funzionano. Chi l'ha detto che qui non vada meglio?

    Jim, bando alle ciance. La class action limita la libertà economica, la disincentiva. Ed è un formidabile - e per questo pericoloso - strumento demagogico, ammantato di giuridico. A te piace. Bene. La mia opinione è che è normale che sia così. Sei un liberal, giusto?

    ps: non mi sono mai lamentato delle tue mancate risposte. Se ritieni di saper o voler rispondere, bene. Altrimenti, bene lo stesso. Ciò di cui mi lamento è questa tua rinnovata incapacità a rispettare le altrui opinioni sui tuoi scritti. Detto da uno "piegato sui libri", da un "realista distratto", etc. etc. etc. come tu hai più volte definito il sottoscritto, senza alcun tipo di lamentela da parte mia, è questo quanto dovrebbe farti più riflettere.

    JimMomo said...

    Carina quella dello Zambia...

    Vedi, sei tu il mio maestro nell'arte di ridurre a mera caricatura le idee altrui.

    semplicemente liberale said...

    Jim, lo sai che mi stai simpatico. ;)

    ps: mò te conviene venire ad aggiornare i commenti da me, perché altrimenti il copia&incolla qua finisce. :)

    Sostiene Proudhon said...

    scusate, parlo con il "se" preventivo perché non sono completamente informato al riguardo: ma la class action, nel caso fallisca, non ricade praticamente per intero sulle spalle dello studio legale (come all'inverso la parcella si ottiene solo se la storia va in porto)? questo sarebbe un freno automatico per la demagogia, uno studio legale ci deve pensare sopra due volte. ad occhio e croce, mi sembra invece che sia uno ottimo strumento per contrastare quella giustizia di classe - che pannella tante volte denuncia - resa accessibile solo a chi si può permettere i costi monetari e temporali dei processi

    Otimaster said...

    Vedi questo post scritto da te mi appare più che normale, è trovarne molti simili al tuo in altri blog che mi ha sinceramente stupito, e mi stupisce ancor di più che qualcuno di loro venga qui a contestarti quello che scrivi.

    Anonymous said...

    Le class action in Italia darebbero fastidio soprattutto a banche,assicurazioni, grandi potentati economici, gente che la libertà economica manco sa cosa sia, quindi ben vengano.
    Poi, tra un centinaio d'anni, quando avremo una società che tutela i diritti dei consumatori come quella statunitense, ne riparliamo e magari la limitiamo.

    Ciao Paolo ;

    Anonymous said...

    jim: quello che si lamentava dei tuoi mancati commenti ero io.

    Ma ti capisco: non avevi argomenti per rispondere, quindi hai preferito nicchiare: tipico dei radicail. :D

    Cmq, la class action è una merdata. Sarà una nuova mano in mano ai sindacati e ai difensori del popolo: ci mancava solo quella.

    Leggi quanto ha scritto Alessandro De Nicola a proposito.

    dinstinguished saluds, aa.a

    Mithrandir said...

    Non sarà una rivoluzione, ma bisogna riconoscere a Bersani quello che è di Bersani. Il decreto è meglio di quanto mi aspettassi, però il termine thatcheriano mi sembra eccessivo. E non lo accosterei mai al governo Prodi...
    Comunque, se vuoi sapere come la penso: http://varano.blogspot.com/2006/07/incredibile-queste-cose-le-hanno-fatte.html

    JimMomo said...

    Ho già spiegato qualche commento fa che "thatcheriano" si riferisce alla fermezza che occorrerà per portare a casa queste riforme.