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Friday, July 28, 2006

Anti-israeliana l'ultima cifra ideologica dello zapaterismo

E Daniel Pipes parla della "coalizione" araba anti-Hezbollah

Enzo Reale (1972) racconta su L'Opinione lo zapaterismo visto dalla Spagna:
«Dal ritiro delle truppe dall'Iraq alle amicizie pericolose con i caudillos sudamericani, dal negoziato con i terroristi di ETA al cedimento ai ricatti del nazionalismo, l'azione di governo socialista si è rivelata un rapido ed inesorabile allontanamento dai principi cardine della democrazia liberale».
La posizione anti-israeliana assunta dal governo spagnolo e dal partito socialista (PSOE) nella crisi libanese, di cui avevamo parlato nei giorni scorsi su Notizie Radicali, è «solo l'ultima dimostrazione della sostanza ideologica dello zapaterismo. (...) Una scelta di parte inequivocabile che allontana la Spagna non solo dalle posizioni di alleati storici di Israele come gli Usa, ma anche da quelle ambigue e tendenzialmente filo-arabe della diplomazia europea».

Nell'articolo di Reale c'è anche un interessante accenno, che speriamo vorrà approfondire in un prossimo intervento, al paradosso di un governo socialista che pratica una politica di apertura nei confronti dei nazionalismi, interni ed esterni.

Sempre L'Opinione di oggi ospita la traduzione di un articolo di Daniel Pipes per il Jerusalem Post, nel quale si spiega come importanti paesi arabi e sunniti temano «l'avanzata islamista» guidata da Teheran, sia come rischio di rovesciamento interno dei loro regimi, sia come aggressione diretta dall'esterno.
«Il ciclo di ostilità in corso tra Israele e i suoi nemici si differenzia dai precedenti conflitti giacché non si tratta di una guerra arabo-israeliana, bensì di ostilità che contrappongono l'Iran e i suoi emissari – Hamas e Hezbollah - ad Israele. Ciò denota, innanzitutto, un crescente potere dell'Islam radicale».
Questa minaccia «li induce a dover affrontare pressappoco gli stessi demoni che Israele si ritrova a dover fronteggiare. Pertanto, la loro ponderata reazione antisionista è tenuta a freno. Sarebbe nata ciò che Khaled Abu Toameh, sullo stesso Jerusalem Post, ha definito una «coalizione anti-Hezbollah tacitamente favorevole a Israele», di cui fanno parte Arabia Saudita, Egitto e Giordania, e gli altri più piccoli staterelli del Golfo.

Tuttavia, come avverte Michael Rubin, sul Wall Street Journal, l'indifferenza nei confronti di Hezbollah non implica l'accettazione di Israele: «Non ci sono ripensamenti a Riad, al Cairo o in Kuwait». I principi sauditi finanziano ancora il terrorismo islamista. «Il disconoscimento arabo di Hezbollah non rappresenta una piattaforma sulla quale edificare, ma è solo un gradito barlume di realismo in una epoca di irrazionalità».

2 comments:

Wellington said...

Quell'articolo fa ghiacciare il sangue nelle vene...

G.L. said...

De Michelis non entrò nella Rosa nel Pugno per un motivo preciso : stare con Blair e Zapatero, in barba all'unità socialista, non voleva dire nulla. Almeno questa fu la motivazione ufficiale presentata dal segretario del Npsi.
E voi?Come state in mezzo tra Blair e Zapatero?A disagio?