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Thursday, July 27, 2006

Perché indulto-amnistia prima, riforme poi, e non viceversa

Comprendo bene che sembri più ragionevole che indulto e amnistia coronassero riforme strutturali della giustizia e dell'organizzazione penitenziaria e non le anticipassero. Comprendo chi, a sentire di questo o quel reato che dovrebbe essere amnistiato, o dei 3 anni di pena che dovrebbero essere abbonati, non crede che i detenuti che ne usufruiranno fossero dei sant'uomini. Tuttavia, a costoro chiedo di guardare la faccenda da un altro punto di vista. E' tollerabile - da loro stessi - che lo Stato in cui vivono sia da anni letteralmente fuori-legge? Che violi le leggi di cui pretende il rispetto dai suoi cittadini?

Attualmente il numero di detenuti eccede di 20 mila unità la capienza delle carceri, e ciò aggiunge una pena ulteriore illegittima. Oggi milioni di cittadini sono sequestrati per anni, in attesa di giudizio, da altrettanti processi, vedendo rovinati lavoro, affetti, vite intere. Il principio della giusta durata del processo, ritenuto fondamentale per il rispetto dei diritti dei cittadini, è costantemente violato dall'Italia, che subisce decine di condanne dalla Corte europea. L'incapacità di amministrare la giustizia mina alle fondamenta la legittimità propria del potere statale.

L'indulto e l'amnistia hanno il pregio di essere soluzioni immediate a questi due problemi. Certo, non strutturali: "Non cambierà nulla", si obietta. Intanto avremo fermato una flagranza di reato da parte dello Stato. Vi pare poco? Poi, occorrerà lottare non per nuovi progetti di edilizia carceraria, ma per riforme vere: studiare pene alternative; depenalizzare l'uso e il commercio delle droghe e l'immigrazione; ma soprattutto ridurre drasticamente i tempi di carcerazione preventiva, in confronto ai quali le misure antiterrorismo di Bush e Blair sono ipergarantiste; infine, riformare il processo, per rendere difesa e accusa uguali davanti al giudice e i suoi tempi certi.

8 comments:

Domiziano Galia said...

Vebbé mi hai convinto. Ma voglio - vorrei - una parola certa sulle riforme a posteriori. Se svuotiamo le carceri e poi veniam presi per il culo non accorciando i processi e costruendo nuove carceri voto Lega cazzo.

Robinik said...

Depenalizzare l'uso delle droghe può passare sotto la lunga coperta libertaria ma mi spieghi come giustifichi la depenalizzazione del COMMERCIO delle droghe?

Allora depenalizziamo tutto e chiudiamo le carceri.
Voi radicaloidi pensate solo alle soluzioni quando la frittata è fatta... dove eravate negli anni (pochi) passati dall'ultimo procedimento di amnistia?

Questi procedimenti sono un insulto nei confronti dei cittadini che si fanno un mazzo tanto per rispettare le leggi, pagare il fisco ecc. ecc. ecc. e non c'è motivazione che tenga.

Se lo stato non è capace di amministrare la giustizia dichiara fallimento.

Prevenendo l'etichetta di giustizialista ti dico : si lo sono e ne sono fiero. Chi sbaglia (giudice o giudicato) paga altrimenti qualcuno mi deve spiegare che vantaggio ho io a non sbagliare, a non entrare in casa tua, darti un paio di mazzate per prenderti dei soldi ecc. ecc. ecc.

massimo said...

Non so se definirmi giustizialista, ma per me indulto=condono, e sui condoni sappiamo bene come la pensa gran parte della gente, "che è un premio per i furbi e che la prossima volta pure io rubo il cellulare del vicino di panca in palestra tanto poi mi lasciano subito fuori".
Detto questo concordo con la drammatica situazione delle carceri, che sarebbe facilmente risolvibile con un provvedimento moralmente diverso dall'indulto ma uguale nella pratica: lo Stato ha 40000 posti nelle carceri? Bene! I primi 40.000 condannati (in ordine di pena) se ne stanno dentro, gli altri li liberiamo ma sottoposti a firma o qualcos'altro. La pena rimane nero su bianco, e ovviamente chi in libertà sgarra se ne torna dentro.
Penso che il problema di fondo invece sia che molti parlamentari devono titillare il proprio elettorato brandendo l'indulto come atto 'morale' di clemenza ma allo stesso tempo giustificarsi definendolo un mero atto 'strumentale' di clemenza.
E su questo non concordo proprio!

capemaster said...

A me invece non convince il tuo ragionamento.

Perchè i radicali non portano prima avanti una proposta che hanno nel loro calderone ovvero quella della custodia cautelare?

Questo indulto mi sa tanto di panem et circenses, un contentino (e poi sappiano che anche altro dietro) alla gente che sta male.
Ho sentito la Bonino incazzarsi di brutto a Ballarò perchè i condoni minano il senso di legalità e adesso invece tutti contenti perchè abbiamo dato un elegante segno di democrazia di alto profilo istituzionale. Maddechè?

"Intanto avremo fermato una flagranza di reato da parte dello Stato. Vi pare poco?"

ma ci credi veramente?

Phastidio said...

Avrei considerato condivisibile la tua considerazione, così come l'indulto in votazione in questi giorni, se contemporaneamente ad esso fossero state calendarizzate delle sessioni di lavori parlamentari per realizzare le riforme di cui parli. Purtroppo nulla di tutto ciò accadrà, ed avremo per l'ennesima volta l'incertezza della pena in un quadro di provvedimenti estemporanei ed emergenziali.

JimMomo said...

Il risultato immediato dell'indulto, a prescindere dalle riforme, è che un reato che è *in corso* da parte dello Stato su migliaia di persone che hanno nome e cognome cessa. Questo è un primo obiettivo che secondo me non può essere condizionato ad altri. Se si ha a cuore davvero la legalità, innanzitutto (e non "se capita") dello Stato.

sapu said...

Tu chiedi "E' tollerabile che lo stato violi la legge ?"
E' evidente che sì, a livello di principio: perchè succede già, in molte e diverse maniere, in molti e diversi stati cd democratici.
E perchè in questi anni legge e giustizia son diventate materie da bar sport e si critica tranquillamente (nel senso di assenza di remore, non di pacatezza) un giudice che applica una legge scritta: questo legittima l'opnione per cui innocenza e colpevolezza e pena sono in senso assoluto, non in gradi diversi.

Sul 'supplemento di pena' (condizioni delle carceri) che grava su un carcerato non credo ci possa una replica plausibile.
L'unica sarebbe quantificare tale supplemento e 'scalarlo' dalla pena: dieci anni in un ipotetico carcere 'normale' diventano sei mesi in un carcere del livello attuale.
Ma poi mi chiedo come possiamo accettare che un essere umano in un paese civile possa esser detenuto anche solo un giorno in condizioni disumane...

Andrea&Serena said...

linkato.
http://squareplaza.blogspot.com/2006/08/indulto.html
A.Pe.