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Friday, July 14, 2006

Basta fingere: la giustizia sportiva non è quella ordinaria

Questo passaggio, ieri su il Riformista, di Oscar Giannino, non esattamente un pasdaran di Borrelli, illustra bene i termini della questione:

«... la giustizia sportiva non è affatto quella ordinaria, come tentano di non capire tutti i dirigenti di Juventus, Fiorentina, Lazio e Milan che invocano, del tutto fuori luogo, tempi, garanzie e procedure del diritto processuale penale. La giustizia sportiva è quella praticata in un foro interno di una libera associazione, chiamata a tutelare valori che sono altri dalla legalità ordinaria ma che fondano invece la fides sportiva e la reciproca garanzia di una condivisa tavola di valori: esattamente come se si è soci di un club e se ne picchia il barman,a nessuno salta in testa di chiedere un'indagine formale del pubblico ministero se i soci deliberano di sospendere su due piedi per un paio d'anni l'iscritto manesco. Ed è esattamente nella giustizia "associativa e privata", che la teoria della sentenza esemplare è assai più appropriata che in quella penale.

Chiunque abbia dato anche solo un esame di teoria penale del diritto ricorda che la dialettica tra libertà e pena nella sanzione vive del contrasto tra la scuola positiva e quella classica, laddove la prima fonda la necessità della pena nella pericolosità del delinquente dalla quale la comunità deve difendersi, mentre la seconda tempera l'idea di "difesa sociale" ponendo al centro il pari rispetto dei diritti dell'offeso e dell'offensore.

Il diritto penale liberale non è stato altro che una lunga marcia dalla mera concezione dello Stato assolutista che deteneva con arbitrarie lettre de chachet a quella retributiva che infliggeva pene pari al danno, a quella emendativi che punta invece alla tutela dei diritti del reo e alla sua riabilitazione.

Senonché sbagliano i Della Valle e compagni che dal loro punto di vista rifiutano giudizi che per i tempi e le procedure vedono pericolosamente tornare indietro verso un'idea di sanzione superata da decenni nella vita degli ordinamenti pubblici liberali. Per il semplice fatto che dimenticano appunto - ed è molto singolare che accada, visto che da manager e proprietari di club sportivi dovrebbero essi per primi saperlo bene - che la giustizia associativa che sta per essere loro pronunciata risponde a tutt'altre finalità, rispetto a quella che si rende nelle aule dei tribunali e delle corti d'assise. Nella giustizia associativa, la teoria dell'esemplarità della pena - quella per la quale è l'esecuzione rigida di sanzioni rigorose l'incentivo all'astensione dal delitto, più e prima che la mera minaccia della pena stessa - trova ancor oggi per definizione il suo campo d'applicazione prioritario. Anzi forse l'ultimo e residuo campo di applicazione, detto dal punto di vista di chi ne è convinto senza per questo deflettere per un solo secondo dall'essere garantista a prova di bomba quando si tratta invece del diritto penale ordinamentale».

La giustizia associativa, quindi, serve «innanzitutto a ristabilire il depositum fidei che la lealtà sportiva deve rappresentare sopra ogni altra cosa, in un mondo come quello della Federcalcio».

5 comments:

Robinik said...

lol

"difesa dei valori"... giustizialismo... pena esemplare...

Esilerante

Nicola R said...

Forse è la prima volta che non mi trovo d'accordo con Oscar Giannino.
O meglio, non è che io non sia d'accordo con la distinzione tra Giustizia ordinaria e giustizia associativa (nella fattispecie sportiva). Il problema è che la richiesta di pesanti condanne arrivi dall'opinione pubblica schierata. A volere il peggio possibile per Juve, Milan, Fiorentina e Lazio sono soprattutto i tifosi (e i dirigenti, nonchè gli opinion leaders) di Inter e Roma (le più dirette interessate a non avere avversarie), ed in misura più blanda gli altri.
Colui che gestisce il tutto è un acceso tifoso nerazzurro, ex dirigente interista e PCI. Sarà veramente imparziale?
L'accusa di generici "comportamenti sleali ed antisportivi" va contro ogni possibilità di individuare l'illecito reale. A meno che non sia stata tenuta nascosta fino ad oggi, non c'è nelle intercettazioni alcuna partita comprata, nè alcuna gara falsata a tavolino, nè alcun accordo per gestire risultati. Ciò che emerge, al massimo, è un "malcostume", tipico oltretutto di tutte le società (ci sono intercettazioni del vicepresidente interista Facchetti con arbitri e dirigenti FIGC), nei rapporti col potere federale e con la classe arbitrale. Ma per condannare qualcuno di qualcosa ci dovrebbe essere qualche addebito in più. Non basta dire che Moggi aveva rapporti con gli arbitri, o che Meani ha telefonato ad un designatore. Anche perchè, ripeto, lo hanno fatto anche altri che non sono accusati. E poi, se basta un comportamento non trasparente a condannare una società, si rischia di scatenare una sorta di guerra civile calcistica, dove ogni società accuserà le altre di qualcosa di antisportivo, magari con l'aiuto di un'intercettazione telefonica. Chi spinge per creare il precedente sappia almeno a cosa va incontro. Capito, tifosi di Roma e Inter che oggi gongolate?

Doc said...

D'accordo con Nicola R.
il fondo tratto da "Il Riformista", quotidiano dell'area politica di riferimento di Guido Rossi, invece affastella una serie di nozioni teoriche astratte, esibendo un'infarinatura di diritto sicuramente sufficiente a giustificare le pretese del suo lettore-tipo, ma cade in contraddizione in diversi punti, tra i quali :
a)non esiste una teoria penale del diritto, semmai una teoria generale del diritto penale : chi ha fatto anche solo un esame di giurisprudenza sa che bisogna stare attenti con le parole;
b)non si può invocare l'autonomia del diritto sportivo per poi applicarvi solo una parte dei principi generali del diritto penale (vedasi il concetto di "giustizia associativa" e "pena esemplare";
c) le teorie generali sulla funzione della pena sono semmai quella classica (si veda ad es. l'Antolisei), improntata sulla funzione retributiva della pena, e quella progressista (o positivista) fondata invece sulla funzione riabilitativa della pena (si veda, ad es. Fiandaca Musco);
d)se anche fosse vero quanto sostenuto sulle diverse finalità della giustizia associativa, questo non toglierebbe che una "pena esemplare" deve essere data se essa viene provata, altrimenti ci si riduce al manzoniano "Dagli all'Untore!", che mi pare tutt'altro che liberal...;
e) e meno male che l'autore voleva indicare una via di mezzo tra Mastella e Woodcock : sembra un articolo di Torquemada...;
f) che "depositum fidei" dovrei avere tra Guido Rossi, Borrelli e Palazzi?Giannino, ma mi faccia il piacere...
g) sulla necessità di riformare diversi aspetti civilistici amministrativi e fiscali delle società calcistiche e delle sue Istituzioni sono invece assolutamente d'accordo.

stefania said...

Detesto Borrelli, eccetera, ma penso che la sentenza sia giusta.

Il campionato di calcio deve essere pulito e si deve vincere per merito.

Sono soddisfatta.

Si riparte senza che gli arbitri decidano chi deve vincere.

Chris said...

Questa volta Giannino ha fatto la pipì fuori dal vasino. Lo statuto della giustizia sportiva include la possibilità di difesa, che non è stata consentita agli imputati
Questo è prendere Caino e avolo buttarlo nel cesso tirando l'acqua. E' il solito sistema forcaiolo ben pensante italiano. Senza contare poi il fatto che la lotta fra le procure di Napoli e di Roma hanno fatto uscire i casini "moggiani" proprio prima dell'inzio del Campionato del Mondo (follia) ed i secondo luogo, tutta questa fretta per poter fare iniziare in tempo i Campionati, non sarà servita a nulla, perchè le squadre condannate faranno ricorso, facendo slittare per forza le partite (inziano di solito sempre entro fine agosto). Quindi non solo una sentenza raffazzonata, ma anche intellettualmente disonesta.