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Thursday, July 20, 2006

Zapatero come un Diliberto qualsiasi

Il premier spagnolo Zapatero indossa la kefiah palestineseZapaterando zapaterando si finisce schiacciati sotto le ambiguità di questo giovane e ancora immaturo lìder. Scopriamo così che a una manifestazione di Giovani Socialisti spagnoli si lascia fotografare, come un Diliberto qualsiasi, con al collo i simboli della lotta palestinese. Quanto meno inopportuno, nel bel mezzo di una guerra tra Israele e Iran, che ha come teatro di scontro il Libano e come pretesto sempre più sullo sfondo la causa palestinese, ma come obiettivo reale la distruzione di Israele.

E' semplicemente inopportuno indossare una kefiah da parte di un capo di governo europeo, ma non certo segno di antisemitismo. Ben più grave definire «abusiva» la reazione israeliana in Libano e, come ha fatto il ministro degli Esteri Moratinos, «vergognose» le azioni del governo israeliano. Le relazioni con la Spagna non attraversano il loro miglior momento, ha osservato l'ambasciatore israeliano a Madrid.

E questa foto manda a carte quarantotto la contesa dei giorni scorsi fra radicali e socialisti sull'interpretazione autentica del pensiero di Zapatero sulla crisi libanese. In tempi non sospetti avevo cercato di spiegare, quel triangolo che non si chiude, quanti fattori di ambiguità presentasse il riferimento a Zapatero per i radicalsocialisti. Avere dei modelli va bene, ma senza prendere per oro colato qualsiasi cosa dicano. E, stavolta, se a una delle due linee Zapatero va attribuito, non è certo quella radicale. Si possono convincere Intini e Villetti per "Israele nell'Ue", ma Zapatero la vedo difficile. Altra carne al fuoco, se mai sarà convocata, per quella "Fiuggi due" in cui si dovrebbero discutere le ragioni ideali e le basi programmatiche del liberalsocialismo.

Al di là dei modelli - il modello Blair, più consolidato e definito, continua a convincermi più degli altri - in quella sede sarà importante richiamarsi a delle esperienze del passato, italiane, europee e anche americane, ma dovranno essere definiti i caratteri di una sinistra liberaldemocratica che dovrà agire qui e ora.

Sappiamo che Pannella, pur non condividendo il ritiro immediato dall'Iraq, ha apprezzato il fatto che Zapatero avesse mantenuto una promessa fatta in campagna elettorale. In politica la coerenza non è mai un valore superiore alla responsabilità. Ma ammesso e non concesso che la coerenza sia un valore anche quando si tratta di mantenere una promessa demagogica che una volta al governo si rivelasse una cattiva azione di governo, siamo sicuri che Zapatero promise proprio il "ritiro subito"? In realtà, il premier spagnolo, in campagna elettorale, promise il "ritiro subito" a meno che entro il giugno di quell'anno (2004) fosse stata approvata una risoluzione del Consiglio di Sicurezza che mettesse la presenza militare internazionale sotto l'egida dell'Onu.

Una volta eletto, invece, decise frettolosamente per il ritiro, spiegando che il Consiglio di Sicurezza, di cui la Spagna era anche membro, non ce l'avrebbe mai fatta ad approvare una nuova risoluzione. Ebbene, invece la risoluzione arrivò l'8 giugno (ben prima del 30), a truppe spagnole ritirate e con voto all'unanimità, favorevole anche la Spagna.

3 comments:

Phastidio said...

Un terzo della triade è da buttare, un altro terzo è politicamente in declino (come dimostra la congiuntura economica britannica che è zavorrata da un forte ed intempestivo inasprimento fiscale). Sull'ultimo terzo, appartiene alla storia...Ci vuole un restyling, che dici?

JimMomo said...

Un terzo è da buttare, ma quello che dici in declino è perché sta passando alla storia. Sarà per la sinistra inglese ciò che la Thatcher è stata per i conservatori. Che sia in "declino" è un fatto normale e democratico, perché tutti i cicli hanno una fine.

Phastidio said...

L'ho pensato anch'io inizialmente, però mi chiedo se il successo del riformismo blairiano non sia stata solo l'onda lunga delle riforme thatcheriane. Questo solo per parlare della politica economica, ovviamente.