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Wednesday, August 09, 2006

Lieberman ha vinto, i Democratici hanno perso

Joe Lieberman, sconfitto, ma vincenteJoe Lieberman, Democratico, tre volte senatore e candidato vicepresidente di Al Gore alle presidenziali del 2000, ha perso le primarie del suo partito (48 a 52%) per la candidatura al seggio senatoriale del Connecticut, pagando il suo coerente sostegno alla guerra in Iraq e alla lotta al terrorismo. Ha vinto Ned Lamont, un milionario del settore delle telecomunicazioni, pacifista e forsennato anti-Bush, beniamino dei blogger alla DailyKos e della sinistra radicale.

Lieberman ha perso, ma in realtà ha vinto. O, meglio, questa sconfitta può segnare una svolta nella sua carriera politica, proiettarlo addirittura alla Casa Bianca. Qualche giorno fa, William Kristol, sul Weekly Standard, vedeva nella probabile sconfitta di Lieberman «un'opportunità politica» per l'amministrazione Bush: «Se anche Lieberman non fosse in grado di vincere come indipendente a novembre, sarebbe un ottimo Segretario alla Difesa per i rimanenti anni del mandato Bush. E se invece con la sua candidatura indipendente dovesse farcela... sarebbe davvero così stravagante ipotizzare un ticket repubblicano per le presidenziali del 2008 McCain-Lieberman, o Giuliani-Lieberman, o Romney-Lieberman, o Allen-Lieberman, o Gingrich-Lieberman?».

Dick Morris, sul New York Post, spiega che «le notizie della morte politica di Lieberman sono premature e grandemente esagerate. Lieberman ha perso una battaglia, ma può ancora vincere la guerra correndo per il Senato come indipendente». Ed è proprio ciò che Lieberman ha deciso di fare, sapendo di poter giocare su un più vasto bacino di elettorato rispetto a Lamont: sui Democratici moderati (come minimo il 48% della base), gli elettori non schierati e anche parte dell'elettorato repubblicano, presso cui gode di buona stima.
«Naturalmente sono rammaricato per i risultati, ma non sono scoraggiato. Non sono rammaricato solo perché ho perso, ma perché oggi ha vinto la vecchia politica della polarizzazione faziosa. Nell'interesse del nostro stato, del nostro paese e del mio partito, non posso lasciare e non lascerò che questo risultato permanga».
Sul Washington Post, qualche giorno fa, Robert Kagan spiegava in anticipo le ragioni della sconfitta di Lieberman, finendo per ritrarre le figura di un politico serio e affidabile. Forse troppo, per una sinistra ormai preda della propaganda, della faziosità, dell'ipocrisia.
«Se Lieberman perde, non sarà perché ha sostenuto la guerra. La maggior parte dei leader politici democratici e dei policymaker di affari esteri, e molti columnist liberal, l'hanno appoggiata. Né perderà perché si è opposto al ritiro delle truppe quest'anno. I vertici Democratici concordano che un ritiro anticipato sarebbe un errore. Né perché è stato troppo complice con il presidente Bush. Lieberman ha avanzato le sue critiche alla gestione della guerra in Iraq e su molte altre politiche dell'amministrazione. No, il peccato di Lieberman è di tipo diverso. Lieberman viene condannato oggi perché... non ha ammesso di essersi sbagliato. Non ha allontanato i suoi ex alleati e non li ha condannati. Non si è definito vittima delle bufale. Non ha provato a fingere di non aver mai sostenuto la guerra...»
Tutto torna, commenta sarcasticamente Kagan.
«Almeno nel breve periodo, la disonestà intellettuale paga... Paga dimenticarti dei tuoi scritti e discorsi passati. Paga condannare coloro con i quali una volta eri d'accordo... L'unica cosa che non paga è l'onestà intellettuale. Se Joe Lieberman perde, non sarà perché ha sostenuto la guerra o perché ancora la sostiene. Sarà perché si è rifiutato di scegliere uno dei molti disonorevoli modi disponibili per salvare la sua carriera politica. E' l'ultimo uomo onesto, e potrà pagare per questo, ma almeno potrà dormire la notte. E potrà trovare un po' di consolazione sapendo che la storia, almeno una storia onesta, sarà più buona con lui che con il suo partito».
Lanny J. Davis, che ha seguito da vicino la campagna elettorale, sul Wall Street Journal riferisce con stupore della grande quantità di «maccartismo» che ha riscontrato a sinistra, citando le accuse, piene d'odio e moraliste, rivolte contro Lieberman soprattutto dalla blogosfera leftist.

Hanno perso, e di brutto, i Democratici, che si ritrovano il partito ostaggio di una sinistra radicale, priva di cultura di governo, peccato capitale nella politica americana. Le elezioni, negli Stati Uniti, si vincono al centro, con il requisito essenziale di non apparire deboli e inaffidabili sulla sicurezza nazionale.

Una sinistra contro la guerra, che ha assunto un atteggiamento "europeo" contro Israele, persino con un governo di centro a Gerusalemme, che reagisce a un attacco e non sta difendendo insediamenti nei Territori occupati. Secondo John McIntyre, per il Partito Democratico «la vittoria di Lamont rappresenta un grande passo indietro alla formula perdente di McGovern». All'apice delle proteste contro la guerra in Vietnam, gli americani votarono al 57% per Nixon e Wallace nel 1968, e al 60% per Nixon nel 1972 contro il partito anti-guerra di McGovern.

La sconfitta di Lieberman oggi, nelle primarie del partito, potrebbe voler dire, come allora, l'inizio di una serie di sconfitte e di un lungo periodo di lontananza dalla Casa Bianca per i Democratici.

3 comments:

UMBERTO MAGNI said...

Ciao Jim, ottimo post.Sono felice del fatto che solo noi due abbiamo dato una certa rilevanza alle primarie in Connecticut (per leggere il mio post cliccare su http://the-real-conservative.blogspot.com/2006/08/lieberman-sconfitto-vince-lamont-i.html.
I dems vedranno ancora per molto la presidenza come un miraggio, specialmente con Hillary Clinton. Non so se hai letto il suo manifesto elettorale che ripropone l'"American Dream". Un pò pochino per chi deve fronteggiare il nazi-fascismo islamico.
Sarebbe un'ottimo colpo se Bush prendesse Lieberman al posto di Rumsfeld.
A presto

Anonymous said...

quindi dobbiamo iniziare a prendere contatti con l'assistente di McCain...

imprescindibile

Anonymous said...

Ned Lamont non è un politico, siamo d'accordo, ma d'altro canto Lieberman è stato un politico mediocre. Coerente? Certo. Ma nell'accezione del termine che indica rigidità. Lieberman non si è limitato a sostenere la War on Terror, ha agito secondo il principio che criticare il Presidente in tempo di guerra è tradimento. Questa è una sciocchezza bella e buona, che non va giù né ai democratici di sinistra, né ai democratici moderati, e neppure a molti repubblicani (cfr. Andrew Sullivan). Aggiungi alcuni sospetti di tendenze che qui in Italia sarebbero chiamate 'laiche ma non laiciste' (chiese "uno spazio costituzionale per la fede nella vita pubblica"), e la sua sconfitta diventa molto più comprensibile. Potrei paragonarlo a Rutelli nel 2001 - Berlusconi faceva ridere metà italiani, ma Rutelli faceva pena a tutti.

Ciò detto, se davvero Lieberman sostituisse Rumsfeld, sarebbe un'ottima cosa, semplicemente perchè l'Esercito aspetta da un pezzo le dimissioni (o meglio, il licenziamento) di quell'incompetente. Non si sa se Lieberman sia in grado di gestire una guerra civile, ma fare di peggio sarà difficile.

Per chiudere, bisogna ricordare che il Connecticut è uno degli Stati in assoluto più di sinistra dell'Unione. Se anche loro sono stati lì lì per votare un DINO (Democrat In Name Only) come Lieberman, Lamont farà bene a pensarci due volte prima di aspirare a più alti incarichi.