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Sunday, August 05, 2007

Don Gelmini si difende a colpi di idiozie

Don Gelmini innocente? Probabile. E qui ci siamo espressi in termini garantisti sul suo caso. Ma di sicuro anche stupido e un po' razzista. Se anche le accuse nei suoi confronti si rivelassero calunnie mosse da vendette personali o tentativi di estorsione, nulla oggi lo autorizza a prendersela con una fantomatica «lobby ebraico-radical chic contro la Chiesa». Un'accusa generica, idiota, e dal sapore razzista d'altri tempi.

Se di fronte a qualsiasi indagine che coinvolga uomini di Chiesa subito si levano grida contro i «giudici anticlericali» e si denuncia «una regia politica per colpire la Chiesa», che sarebbe anche all'origine delle condanne per pedofilia negli Stati Uniti, allora quella che si sta teorizzando è l'intoccabilità dei membri del clero.

E infine, davvero meschino e squallido questo intreccio tra preti e politica, di cui i preti non sono solo oggetto di strumentalizzazioni ma anche protagonisti. Preti di sinistra che non difendono Don Gelmini, lui di destra che insulta gli altri... uno schifo. Quando si compromettono con le amicizie politiche, la perdita di credibilità è netta per tutti, a danno della religione.

5 comments:

Anonymous said...

Quando si compromettono con le amicizie politiche, la perdita di credibilità è netta per tutti, a danno della religione....

E perchè, per tutti gli altri, quando si compromettono con le amicizie politiche, non vale la stessa sentenza?

A prescindere!!!

Anonymous said...

Francesco Grignetti per La Stampa

C’è stato un altro don Pierino prima di don Pierino. Un prete che ha sempre sfidato le convenzioni, ma che di guai con la giustizia ne ha avuti tanti, ed è pure finito in carcere un paio di volte. A un certo punto è stato anche sospeso «a divinis», salvo poi essere perdonato da Santa Romana Chiesa.
E’ il don Gelmini che non figura nelle biografie ufficiali. I fatti accadono tra il 1969 e il 1977, quando don Pierino era ancora considerato un «fratello di». Una figura minore che viveva di luce riflessa rispetto al più esuberante padre Eligio, confessore di calciatori, amico di Gianni Rivera, frequentatore di feste, fondatore delle comunità antidroga «Mondo X» e del Telefono Amico.
Anni che furono in salita per don Pierino e che non vengono mai citati nelle pubblicazioni di Comunità Incontro. Per forza. Era il 13 novembre 1969 quando i carabinieri lo arrestarono per la prima volta, nella sua villa all’Infernetto, zona Casal Palocco, alla periferia di Roma. E già all’epoca fece scalpore che questo sacerdote avesse una Jaguar in giardino.
Lui, don Pierino, nella sua autobiografia scrive che lì, nella villa dell’Infernetto, dopo un primissimo incontro-choc con un drogato, tale Alfredo, nel 1963, cominciò a interessarsi agli eroinomani. In tanti bussavano alla sua porta. «Ed è là che, ospitando, ancora senza tempi o criteri precisi, ragazzi che si rivolgono a lui, curando la loro assistenza legale e visitandoli in carcere, mette progressivamente a punto uno stile di vita e delle regole che costituiranno l’ossatura della Comunità Incontro».
All’epoca, Gelmini aveva un certo ruolo nella Curia. Segretario di un cardinale, Luis Copello, arcivescovo di Buenos Aires. Ma aveva scoperto la nuova vocazione. «Rinunciai alla carriera per salire su una corriera di balordi», la sua battuta preferita.
I freddi resoconti di giustizia dicono in verità che fu inquisito per bancarotta fraudolenta, emissione di assegni a vuoto, e truffa. Lo accusarono di avere sfruttato l’incarico di segretario del cardinale per organizzare un’ambigua ditta di import-export con l’America Latina. E restò impigliato in una storia poco chiara legata a una cooperativa edilizia collegata con le Acli che dovrebbe costruire palazzine all’Eur. La cooperativa fallì mentre lui rispondeva della cassa. Il giudice fallimentare fu quasi costretto a spiccare un mandato di cattura.
Don Pierino, che amava farsi chiamare «monsignore», e per questo motivo si era beccato anche una diffida della Curia, sparì dalla circolazione. Si saprà poi che era finito nel cattolicissimo Vietnam del Sud dove era entrato in contatto con l’arcivescovo della cittadina di Hué. Ma la storia finì di nuovo male: sua eminenza Dihn-Thuc, e anche la signora Nhu, vedova del Presidente Diem, lo denunciarono per appropriazione indebita. Ci fecero i titoloni sui giornali: «Chi è il monsignore che raggirò la vedova di Presidente vietnamita».
Dovette rientrare in Italia. Però l’aspettavano al varco. Si legge su un ingiallito ritaglio del Messaggero: «Gli danno quattro anni di carcere, nel luglio del ‘71. Li sconta tutti. Come detenuto, non è esattamente un modello e spesso costringe il direttore a isolarlo per evitare “promiscuità” con gli altri reclusi». Cattiverie.
Fatto sta che le biografie ufficiali sorvolano su questi episodi. Non così i giornali dell’epoca. Anche perché nel 1976, quando queste vicende sembravano ormai morte e sepolte, e don Pierino aveva scontato la sua condanna, nonché trascorso un periodo di purgatorio ecclesiale in Maremma, lo arrestarono di nuovo.
Questa volta finì in carcere assieme al fratello, ad Alessandria, per un giro di presunte bustarelle legate all’importazione clandestina di latte e di burro destinati all’Africa. Si vide poi che era un’accusa infondata. Ma nel frattempo, nessuna testata aveva rinunciato a raccontare le spericolate vite parallele dei due Gelmini. Ci fu anche chi esagerò. Sul conto di padre Eligio, si scrisse che non aveva rinunciato al lusso neppure in cella.
Passata quest’ennesima bufera, comunque, don Pierino tornò all’Infernetto. Sulla Stampa la descrivevano così: «Due piani, mattoni rossi, largo muro di cinta con ringhiera di ferro battuto, giardino, piscina e due cani: un pastore maremmano e un lupo. A servirlo sono in tre: un autista, una cuoca di colore e una cameriera».
Tre anni dopo, nel 1979, sbarcava con un pugno di seguaci, e alcuni tossicodipendenti che stravedevano per lui, ad Amelia, nel cuore di un’Umbria che nel frattempo si è spopolata. Adocchiò un rudere in una valletta che lì chiamavano delle Streghe, e lo ottenne dal Comune in concessione quarantennale. Era un casale diroccato. Diventerà il Mulino Silla, casa-madre di un movimento impetuoso di comunità.
Gli riesce insomma quello che non era riuscito al fratello, che aveva anche lui ottenuto in concessione (dal proprietario, il conte Ludovico Gallarati Scotti, nel 1974) un rudere, il castello di Cozzo Lomellina, e l’aveva trasformato, grazie al lavoro duro di tanti volontari e tossicodipendenti, in uno splendido maniero. Ma ormai la parabola di padre Eligio era discendente. Don Pierino, invece, stava diventando don Pierino.

gvertigo said...

Non capisco proprio perchè prendersela con i "preti di sinistra che non difendono don Gelmini"... meno male che qualcuno c'è che non difende l'intoccabilità del clero.
Cioè a me Don Ciotti che mantiene le distanze da sto qui non fa schifo neanche un po' anzi... e nemmeno mi pare che questa pluralità di vedute noccia alla Chiesa, ma poi anche fosse scusa.... chissenefrega.

Anonymous said...

L'uomo si castiga da sè..quando abbraccia l'errore, ovvero quando perde il contatto con la sua coscienza.
Sono rimasta veramente delusa, di più inorridita dal premio che lei ha dato al fondatore di Anima universale ,come premiare una mente malata, completamente avversa al suo credo, e al di fuori di tutto ciò che lei professa. Che cosa ha testimoniato per la comunità cristiana, che bisogna abbracciare all'occorenza il nemico? Per 4 soldi e pure sporchi fatti con il plagio di menti e cuori. Si diventa santi così adesso? Ora si paga anche per andare in paradiso? Caro Don Gelmini anche il nemico paga ma a modo suo, da santone cattolico a swami e poi chissà ...a Dio.
Penso che si meriti tutto ciò che le accade, ma non creda di essere anche vittima, perchè lei per la sua posizione sociale e religiosa si è reso colpevole di scandalo per la mente ed il cuore di credenti che confidavano nel suo discernimento. Poi se per onor di cronaca abbraccia anche Lucifero beh si diletti e pensi che magari Cristo una bevutina con il nemico l'avrebbe fatta...ma non sarà mai così.
E non scambiamo l'ecumenismo per la condivisione dei valori pagani in nome di una misericodia. Perchè chi si proclama Dio è blasfemo!
Ed è ridicolo questo tizio in quello che ha creato ,professa, e diffonde! Si confessi Padre, perchè è stato usato, come ha usato il suo ministero per dare forza ad un nemico di Cristo.
Sono anche queste sviste, che fanno crollare i castelli!

Anonymous said...

Ce lo vedete Lucifero come sponsor di comunità e incontro?
Per una buona causa bisogna investire sulla pubblicità, una carità imponente, un centro donato a spese di chi? Come se dai proventi della droga si aprisse una missione.
Quante Madonne piangeranno per i preti che si sono venduti?
Ma odio l'ipocrisia! Stanno perdendo la dignità e offendono l'abito e quello che rappresenta. E' gia il secondo caso di qualcuno accusato di abusi dopo aver fatto da sponsor ad un eretico ... e poi si dice che non esiste giustizia!
E' facile per lui poi appellarsi al fatto che i ragazzi sono drogati e inaffidabili. Io li tirerei fuori da lì dentro, se questo è il giudizio che ha dei suoi assistiti "tanto chi ti crede" bello, molto istruttivo.
Migliaia di giovani in tribunale su migliaia qualcuno ci può anche scappare,no? Dico che se era buono non succedeva non credo che sia stato uguale con tutti.
Ma dei suoi peccati non mi importa, corromperà qualcuno tanto ormai cosa ha da perdere,ma il suo viaggio è alle porte ma alla fine, avrà lo stesso consenso davanti ad un altro tribunale? Se ci crede ancora... o forse si reincarna con lo swami?