Pagine

Sunday, August 05, 2007

L'aeroporto di Roma specchio dell'Italia

L'aeroporto di Fiumicino è in assoluto e di gran lunga il peggiore in cui mi sia capitato di transitare. E credo che l'impressione che un aeroporto fa sui viaggiatori, con la sua efficienza, la sua organizzazione, la cortesia degli impiegati, non sia estranea all'immagine che un paese riesce a dare di se stesso. Fiumicino contribuisce a una pessima immagine dell'Italia all'estero.

Tornando dal mio ultimo viaggio, dopo aver transitato più di una volta da Tokyo Narita e dall'International Airport di Hong Kong, se l'arroganza e la maleducazione dei francesi al Charles De Gaulle mi ha fatto sentire di nuovo in Europa, l'attesa e l'ansia per i bagagli a Fiumicino mi ha fatto sentire, ahimé, di nuovo a "casa".

Per quanto riguarda i nostri bagagli, per fortuna è andato tutto bene, ma che qualcosa, come ogni estate, non stava andando, ce ne siamo resi conto vedendo le centinaia di valigie ammucchiate accanto ai nastri, evidentemente tutte quelle che nell'arco della giornata non erano state consegnate in tempo. Ed è forte l'impressione che proprio nel periodo in cui il maggior numero di passeggeri transitano per il Leonardo da Vinci, cioè tra luglio ed agosto, la maggior parte dei dipendenti sia in ferie e il numero degli addetti sotto-dimensionato.

Ma le impressioni negative vengono confermate dalle notizie di oggi. Addirittura 10 mila i bagagli non imbarcati negli ultimi 4 giorni; code al check-in; urla e gente incivile che passa avanti senza che ci sia nessuno a regolare le file; voli in ritardo.

Ogni mille valigie è stato calcolato che 12 non vengono imbarcate e addirittura, a Fiumicino, il presidente dell'Enac ha denunciato il sabotaggio dei nastri trasportatori: le operazioni vengono rallentate così da far scattare gli straordinari.

Passi per l'attesa di imbarcarsi, lunga più o meno in tutti gli aeroporti a causa delle misure di sicurezza (almeno un buon motivo), ma tra ritardo e ritiro dei bagagli attese più lunghe del volo, questo no.

Al nostro arrivo a Tokyo, giunti nell'area ritiro bagagli, dopo il controllo passaporti, abbiamo trovato le nostre valigie lì ad aspettarci, con le gentilissime addette che le custodivano; a Hong Kong è possibile effettuare il check-in in ben cinque punti diversi della città. E la notizia è che le valigie arrivano a destinazione.

2 comments:

Anonymous said...

uagliò! trasferisciti!!!!

renzo foa said...

La malattia di cui l'Italia sta soffrendo consiste in una coalizione di centrosinistra che non ha stretto un patto per governare, ma un accordo per stare al potere e per far finta di agire. La missione di cambiare il Paese si è ridotta all'occupazione delle poltrone, al dominio sulla distribuzione delle risorse. Lo si può anche capire, perché l'alternativa è secca, è sparire. Non lo dicono solo i sondaggi. Da Bertinotti a Mastella, da Diliberto a Rutelli, da Pecoraro Scanio a D'Alema, dal «povero» Fassino a Di Pietro, da Marini alla Bonino, da Rutelli a Veltroni, tutti sanno che un atto di verità e di onestà segnerebbe la messa in discussione delle loro posizioni di potere. Naturalmente sanno benissimo che un atto di verità e di onestà restituirebbe loro almeno una dignità politica. Avrebbero un riconoscimento: una politica che ammette il fallimento è trasparente, è da apprezzare, è lineare nel rapporto con l'elettorato e con il Paese. Mostrerebbe l'attaccamento al valore delle idee, non al posto. Ma l'esperienza del centrosinistra non ha nulla a che fare con queste regole. L'Unione, con il passar dei giorni, con l'ordinarietà della paralisi, rivela di essere la vera anomalia del bipolarismo italiano che avrebbe dovuto assicurare l'alternanza e la governabilità.