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Friday, August 03, 2007

Risvegliare segmenti di innovatori

Un battibecco tra i colonnelli di An, voci su un suo imminente ingresso nel partito di Fini, un arrivederci, quello di Castaldi (seppure non un addio). Tutto questo ha suscitato l'intervista di Daniele Capezzone alla rivista on line Confronto.it.

Che l'intervista preluda a un ingresso di Capezzone in An è lettura ridicola, da menti sempliciotte. Né si tratta di investire tempo, energie e speranze in An, di ri-tentare, ri-sperare ancora nella sua trasformazione in senso liberale. An, come tutto il centrodestra oggi, è un contenitore dal profilo molto nebuloso, dalla direzione incerta e contraddittoria, forse (c'è da sperarlo) in via di destrutturazione, dove però le pulsioni conservatrici e illiberali in tutti gli ambiti prevalgono, come in molti altri partiti, sui segmenti, minoritari, più aperti e innovatori.

L'idea alla base di Decidere.net, il network lanciato da Capezzone insieme ad altri promotori, è quella dell'offerta pubblica di acquisto dei 13 punti individuati come priorità del nostro Paese sulle quali far decidere la politica: tramite una "gara" il più possibile aperta - tanto più favorevoli le condizioni quanto le due coalizioni saranno destrutturate - e non una trattativa privata con un compratore prescelto. Nulla nell'intervista a Confronto.it lascia presumere che Capezzone abbia abbandonato questo metodo, né tanto meno l'improvviso precipitare di una qualsivoglia scelta di campo.

Il suo comunicato successivo alle reazioni suscitate è ancora più esplicito.

«Confermo il mio apprezzamento per numerose scelte, in particolare di Gianfranco Fini: per fare due esempi, sul referendum e in politica estera. Sono, nello stesso tempo, note molte altre differenze, che certamente esistono: ed è ragionevole che oggi esponenti autorevoli di An compiano osservazioni e distinguo». Constatando «con piacere» di aver suscitato una certa attenzione, Capezzone aggiunge ovviamente che «ogni conclusione è prematura», ribadendo il metodo...
«Decidere.net sceglierà sulla base dei 13 punti. Anzi, vorremmo che fossero altri a scegliere, insieme a noi, molti di quegli obiettivi. Ora, è il momento di un dialogo serrato con tutte le forze di innovazione. E sono certo che questo dibattito possa giovare a tutti quelli che credono, in qualunque schieramento o partito si trovino, in un percorso di modernizzazione».
... e chiarendo il percorso dei prossimi mesi:
«Con il network Decidere.net ho isolato, insieme ai tanti promotori dell'iniziativa (di storia, cultura, esperienze assai diverse tra loro), 13 punti che a mio avviso rappresentano altrettanti questioni cruciali. Cercherò, nelle prossime settimane e mesi, di lavorare su quegli snodi, costruendo una rete in giro per l'Italia (e, in sole tre settimane, è partita una mobilitazione assai incoraggiante). A settembre, dopo alcune presentazioni regione per regione, ci saranno due eventi nazionali: il 22 a Roma, sulle pensioni (in particolare, nell'interesse delle giovani generazioni, che pagheranno cara la controriforma previdenziale voluta dalla sinistra comunista e dal sindacato), e il 29 a Milano sulle tasse, per riproporre il nostro primo punto: il taglio netto della pressione fiscale, e il passaggio, in cinque anni, ad una tassa piatta del 20. Su questa base ringrazio tutti coloro (ripeto: oggi, in particolare, i dirigenti di An) che stanno manifestando attenzione. E' ora di dialogare sui contenuti, togliendo spazio a chi, nella politica italiana, punta solo, in modo statico, sulle appartenenze».
Piuttosto, un effetto distorto di quell'intervista va riscontrato nel fatto che il dibattito che ne è scaturito si sia concentrato troppo sul futuro politico personale del deputato Capezzone. Il rischio è che i tentativi di Capezzone e dei promotori di Decidere.net di vedere se, dove e quando si aprono spiragli di attenzione, se e quali segmenti delle forze politiche dimostrano interesse per le priorità indicate e possono essere "risvegliati", appaiano e siano riportati dai media nella chiave interpretativa della sistemazione personale di Capezzone dopo l'allontanamento dai radicali, un po' come fu per Della Vedova.

Quel «mi sento in grande sintonia con», nell'intervista, ha senz'altro contribuito a spostare l'attenzione dai contenuti sui quali lo stesso Capezzone ha ripetuto di voler cercare convergenze alla suggestiva eventualità che l'ex segretario radicale possa entrare in An. E d'altra parte, se Decidere.net non è un partito, deve però sapersi distinguere in modo netto da un qualsiasi appello internettiano con autorevoli firmatari che sostengono il giovane politico di turno.

L'attenzione e la calorosa accoglienza che Capezzone sta ricevendo presso il centrodestra, in particolare da pezzi di An, potrebbe essere dovuta in gran parte al suo atteggiamento fortemente critico nei confronti del Governo Prodi, molto più che alle proposte politiche del suo network. Ma sono certo che Capezzone saprà fare questa tara.

Dall'intervista però emerge con chiarezza l'orizzonte politico-culturale in cui Capezzone intende muoversi. E non è una novità.

«Io sono un laico un liberale e da questo punto di vista non farò l'atto d'ipocrisia di dire che la penso diversamente da come invece la penso. Sono convinto che un grande tema oggi, valido per l'economia come per le questioni di coscienza, sia l'allargamento della sfera della decisione individuale e privata rispetto alla sfera della decisione pubblica e collettiva. Noi usciamo da un secolo in cui le decisioni sono sempre state affidate ad un'entità diversa: lo Stato, il partito, il sindacato, la famiglia. Io vorrei invece che più decisioni fossero affidate al singolo, sia per ciò che riguarda il suo portafoglio sia per le sue scelte di coscienza. Da questo punto di vista, molto spesso io quando mi viene presentata una proposta mi chiedo se essa allarghi o restringa la sfera della decisione individuale. Per me è questo uno spartiacque concreto per la politica dei nuovi anni».

E' quello, appunto, del liberale che non si sente a prescindere né di destra, né di sinistra, né di centro. Che avverte come obsoleto, anacronistico, lo spartiacque ideologico tra destra e sinistra, ormai incapace di descrivere le demarcazioni ideali e programmatiche della «politica dei nuovi anni». Riconoscere il valore sociale della responsabilità individuale e della ricerca del successo personale come migliori strumenti del successo collettivo della nazione, rispondere alle esigenze dei ceti medi e produttivi, a quel centro pragmatico dell'elettorato per il quale non importa definire se una politica sia "di destra" o "di sinistra", basta che funzioni, che generi "utili", benessere e dinamismo, sono due delle lezioni più importanti del blairismo fatte proprie da Decidere.net.

Nell'intervista Capezzone spiega di sognare un centrodestra più simile al Partito repubblicano americano di Rudolph Giuliani, oppure ai Tories di Cameron in Inghilterra, a Sarkozy in Francia e ad Aznar in Spagna. Di tutta evidenza il centrodestra italiano - come il nascente Partito democratico rispetto ad altri punti di riferimento (il Pd americano, il New Labour inglese o il Psoe di Zapatero) - è ancora lontano da quegli standard.

Certo, non si può non riconoscere che in questi anni Gianfranco Fini ha intrapreso un «cammino, faticoso e costoso», che però non lo ha ancora portato ad essere figura leader di una nuova destra, moderna e liberale, né il suo partito ha dimostrato di saperlo, e volerlo, seguire.

Per questo, è importante che il centrodestra «non rimanga uguale a se stesso».
«Se il centrosinistra è in difficoltà, il centrodestra non deve cullarsi su quelle difficoltà e pensare di potersi ripresentare del tutto uguale a se stesso. E' importante, invece, un cambiamento, come dice bene Alleanza nazionale ma anche molti in Forza Italia. Occorre non ripresentarsi con le foto ingiallite di cinque o dieci anni fa».
E all'intervistatore, che gli chiede se darebbe il suo appoggio a Fini candidato sindaco di Roma, Capezzone risponde: «Lo vedremo, ma ad oggi la cosa importante è la convergenza politica su alcuni contenuti. Se vi sarà quella io sarò entusiasta di poter lavorare insieme, ripeto, con chi condividerà quegli obiettivi concreti. Io vedo oggi tanta possibilità di cammino comune con An... Chi vivrà vedrà. Vedremo se e quale sarà il seguito ma io sono fiducioso: fare un buon cammino insieme partendo dalle cose concrete».

Destrutturare le coalizioni, risvegliare segmenti di innovatori che ne sono imprigionati.

6 comments:

LdG-Il Riformista said...

Sarà che noi siamo maliziosi e dietrologi, ma ci sembra che con la scusa dei 13 punti programmatici ed della concretezza -che per inciso potrebbero aprire spiragli di convergenza anche con Rifondazione in tema di diritti civili e liberalizzazioni (droghe leggere, mica il resto!)- Capezzone non fa altro che cercare un approdo, alla disperata. Perchè con il referedum che incalza il suo partitino -sì, lo so che dovremmo chiamarlo network- rischia di lasciarlo isolato. Molto isolato.

fabristol said...

Perdonami Federico, ma ti seguo da molto tempo e ti ho sempre stimato per ciò che scrivi nei tuoi post e penso di essere abbastanza in sintonia col tuo pensiero, perlomeno quello che affiora dal tuo blog. Ma questa volta, con tutta franchezza, ti stai arrampicando sugli specchi.
Daniele è imprevedibile e lo sai bene ed è (purtroppo) logorroico. Parla molto, pur di attirare l'attenzione, ma questa volta ha toppato.
Forse non è poi quel grande stratega politico di cui parlavamo per anni tra noi radicali. Perchè nel giro di due mesi ha perso i radicali, poi gli anticlericali, e ora i liberali. Ogni giorno perde un pezzo del suo futuro elettorato.
Vai nei forum, nei blog, perfino in decidere.net, e troverai decine di ragazzi delusi che lo avrebbero seguito fino all'Everest se non avesse incominciato a costruirsi un recinto incomprensibile.
Avrebbe potuto prendersi più della metà dei militanti radicali, accogliere fra le sue braccia laici di ogni genere, riunire i liberali di PRI, PLI e RL ed invece che cosa si ritroverà a Settembre?

Dici che era solo una provocazione, una cosa detta così per sondare. Ma che sarebbe successo se i colonnelli di AN avessero detto di sì? Invece di mandarlo a quel paese come è stato giusto, vista la stupidità della cosa.

Ma sai bene che lui fa tutto in modo calcolato, scientifico. Lo conosciamo bene. Come quella volta che disse di prendere Cristo come guida: che cosa era se non una strizzata d'occhio strategica a qualche fesso di ateo devoto?
E poi ci state sempre dicendo che sono i 13 punti su cui si deve fondare l'accordo, eppure lui parla sempre di tutto e di più, perfino di politica estera, ma sta sempre attento a non parlare di diritti civili, antiproibizionismo ecc.
Federico non so che dirti. Io sono orfano ora: di Pannella e di Capezzone.
saluti
Fabristol

Redazione said...

No, Federico, Daniele questa volta ha detto una cazzata. Anch'io, da sinistra, spesso lodo Fini ed anch'io, da uomo di sinistra, spero che anche in Italia possa nascere una destra liberale, conservatrice, magari un po' libertaria, alla Giuliani o alla Sarkozy perché credo che farebbe bene anche alla sinistra.
Ed ovviamente credo che su alcuni temi, circoscritti e circostanziati, si possa aprire un tavolo che possa produrre una proposta comune alle componenti più riformatrici della destra e della sinistra.
Ma da qui a dire che in Fini e in An (soprattutto in quest'ultima) si possano trovare delle forze nuove con le quali costruire un percorso comune ha a che fare solo con il caldo di un inizio agosto un po' pazzerello, niente più.
Capezzone forse sta godendo di una sovraesposizione mediatica alla quale prima, da "semplice radicale", non era abituato e questo gli fa commettere qualche errore d'esperienza. Oppure si potrebbe pensar male, e credere che sta cercando altre sponde per un prossimo, intuibile dopo-Prodi.
Ma io non sono uno che pensa male...

Anonymous said...

silenzio....

nullo said...

jim,

mi sembra che l'analogia scelta spieghi il vostro errore

"quella dell'offerta pubblica di acquisto dei 13 punti individuati come priorità del nostro Paese sulle quali far decidere la politica: tramite una "gara" il più possibile aperta"

pensare che tale 'apertura' implichi la potenziale partecipazione di tutti, proprio tutti, alla gara, significa far finta di non capire (o davvero non aver capito) l'economia di mercato. se si parlasse di una società, allora ci sarebbero possibili compratori inderdetti. semplicemente perchè l'economia di mercato all'interno di una qualsiasi società ha delle regole, e se queste regole non sono rispettate, o non sono state rispettate in passato, si è interdetti (non necessariamente per legge, chiaramente).

ecco, esci dall'analogia e vedi bene che AN e Fini rappresentano, per motivi che tu e capezzone conoscete bene, quei potenziali compratori interdetti.

anche le puttane, nel loro piccolo, scelgono (questa analogia, chiaramente, non può offendere un radicale)

ciao,
nullo

offtopic said...

Castaldi si è giustamente reso conto che di altro, ennesimo, fumo illusorio online trattasi.