Pagine

Tuesday, September 20, 2005

Marcello Pera, l'europeo in crisi

Il presidente del Senato Marcello PeraUn lavoro di cui vado fiero, realizzato insieme al collega Francesco Marcucci, è stato pubblicato oggi su Notizie Radicali. Ne suggerisco lettura completa.

Ci si perdoni se torniamo su un tema di non stringente attualità, ma pensiamo che ne valga la pena. Il tema è il lungo intervento con cui il presidente del Senato Marcello Pera ha aperto il Meeting di Rimini. Quella che a caldo era stata una sensazione, per quanto piuttosto netta, ora che è passato qualche tempo, rileggendo l'intervento, ci pare un fatto evidente e degno di nota. Ci è sembrato che il presidente Pera, piuttosto che occuparsi della crisi dell'Occidente, in particolare dell'Europa, e del modo in cui uscirne, abbia impersonato egli stesso, con il suo intervento, la crisi europea, e abbia mostrato il perché non è facile uscirne. Insomma, il presidente Pera non ci ha solo parlato della crisi europea, egli ne ha vestito i panni, la ha interpretata in un modo indimenticabile e toccante.

Ascoltandolo sembra di rivivere le grandi contraddizioni della teoria politica degli anni Venti e Trenta del '900. Allora nel mondo culturale e politico si diffusero espressioni come "crisi morale dell'Europa", "crisi della civiltà occidentale", "tramonto" e "decadenza" dell'Occidente. Di fronte ai rapidi mutamenti del pensiero e dell'ordine tradizionale, ai conflitti di valori che erompevano nelle società occidentali, alla debolezza che mostrava l'idea stessa di liberalismo e tutto il suo complesso di convinzioni, molti intellettuali, anche fra quelli sinceramente democratici e liberali, furono presi da un profondo scetticismo. In una sorta di "fuga dalla libertà", cercando chi un'alternativa chi un aggiustamento, finirono per rifugiarsi in nuovi vincoli autoritari, in sistemi politici che promettevano di eliminare l'insicurezza relativistica, di reagire al presunto livellamento di tutti i valori e di soddisfare il bisogno di ridurre la complessità del mondo moderno. Quei filosofi della crisi spiegavano le insicurezze e le ingiustizie non come frutto di cattive politiche o di una democratizzazione non ancora compiuta, ma come attribuibili ai difetti e alla debolezza intrinseca della democrazia, dell'individualismo, del capitalismo. Così, pensando "a partire dalla crisi", essi non facevano altro che alimentare la stessa crisi che si proponevano di superare, e aprivano la strada alle ideologie organiciste e collettiviste. Alla democrazia liberale rimproveravano di non riuscire a fissare a suo fondamento morale un sistema di valori stabile. Oggi il medesimo rimprovero giunge dal presidente Pera.
CONTINUA A LEGGERE

3 comments:

Anonymous said...

Ciao JimMomo,
non ho letto l'intervento di Pera, ma ho letto tutto il vostro testo. Il punto debole della democrazia è che consente alla maggioranza di violare i diritti dell'individuo. La domanda allora è quali sono i limiti inviolabili. Il grado di libertà di un paese è misurabile dal rispetto dei diritti di proprietà, di libertà e di responsabilità. Come garantirli? La difficoltà sta qui. Sul fatto che debbano esistere credo non ci siano dubbi, altrimenti perché contestare Hitler?
Ma se vanno garantiti a priori significa che devono essere condivisi da tutti o quasi. Ci sono barriere politiche (separazione dei poteri) e di buon senso: un paese dovrebbe avere solo regole generali valide per tutti, ecc.. La soluzione miracolo non c'è ed è per questo che la libertà è sempre a rischio, anche in Occidente. Come difenderla? Quali sono i diritti di un individuo che non vanno violati? Insomma qual è il recinto che fissiamo allo Stato? E qui arriviamo rapidamente a discutere di valori: che cos'è un uomo, cosa gli appartiene, quali sono i suoi diritti "naturali", ecc.. Non ci scappi Jim.

Ciao
Pinocchio

JimMomo said...

Insomma, per paura che arrivi Hitler poi arriva sul serio.

Rimaniamo al discorso di Pera. Scendiamo sulla terra. Cosa proponi in concreto? Cosa scriveresti nella costituzione? Ci scriveresti cosa per te è l'uomo? E' un testo giuridico o filosofico? Hai letto la costituzione Usa? Regole regole regole che fanno funzionare (sottolineo funzionare) la democrazia.

Gli emendamenti idem. Il congresso deve, il congresso non deve... ecc. Ecco, quello per me è il modello di costituzione. E' impossibile difendere la democrazia con l'enunciazione di valori a priori o a posteriori. La si difende con le regole, con la politica, anche con la forza.

ciao

Anonymous said...

Certo che ci metti dei limiti. Ma per fissare dei limiti devi partire dal valore dell'individuo, da ciò che è inviolabile. Alla base delle regole di convivenza hai per forza una visione dell'uomo. Non credi?
Ciao
Pinocchio

PS: Hitler era una battuta, tirata volontariamente per i capelli, per sottolineare che la democrazia senza limiti è molto pericolosa.