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Saturday, March 19, 2005

Il destino di Terri Schiavo

Staccare o no la spina dell'alimentazione a Terri Schiavo, la donna di 41 anni che da 15 vive in stato vegetativo? E' un caso che divide l'America. Medici, giudici, politici, i familiari della donna, i suoi concittadini.

Dopo una battaglia legale a colpi di sentenze dei giudici della Florida il tubo è stato rimosso, nonostante il Congresso abbia tentato fino all'ultimo di bloccare la rimozione. Una commissione della Camera ha presentato una mozione d'urgenza alla Corte Suprema degli Stati Uniti, ma il Congresso pare aver trovato un accordo bipartisan per una legge che tenga in vita Terri.

Per una volta, su questi temi mi sento vicino al pensiero di Gliulianone Ferrara:
«Quando la ragione, assistita dall'amore, risulta impotente, allora alla legge, al diritto positivo, alla sentenza del giudice, alla volontà codificata della comunità subentra o dovrebbe subentrare la pietà. Che non è una legge né soltanto un sentimento, ma un dover essere della coscienza, una sottomissione adulta, consapevole e matura, perfino stoica, ai misteri della condizione umana... Gli americani hanno messo in scena una tragedia classica, con la legge, il Congresso, la comunità, la Casa Bianca, tutti convocati al capezzale di una donna che dorme tra vita e morte da quindici anni. Pietà vuole che di questa tragedia nessuno possa né debba scrivere un finale legale, scientifico e burocratico».
Perché il dramma dell'eutanasia non è il fatto in sé, la scelta consapevole e responsabile, individuale e cercata, nella quale lo Stato non deve intromettersi, ma è il chi decide, e se si sebba decidere, nei casi come quelli della povera Terri. Il dramma si verifica quando sia impossibile stabilire con assoluta certezza l'unica cosa che importi davvero, la volontà consapevole del moribondo.
L'eutanasia scuote l'America, in Italia c'è paura solo a parlarne.

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