Pagine

Monday, December 12, 2005

Arrampicarsi sugli specchi non è da realisti

Condi è ancora «figlia di Scowcroft»? La politica estera americana è sempre la stessa all'insegna del «continuismo»? E' quanto affermano i 2twins commentando l'articolo di Condoleezza Rice pubblicato domenica dal Washington Post e il post che vi avevo dedicato. «Un conto è la retorica, un conto la politica», scrivono. La Rice racconta balle sulla politica estera americana per «farla accettare» più volentieri ai cittadini. Mi sembra uno schema davvero riduttivo per l'intervento di un segretario di Stato sul quotidiano più autorevole degli Stati Uniti, che non finisce in mano al contadino del Wyoming o alla casalinga del Vermont, ma alla elite politica e culturale del paese, che certo non ha bisogno di essere rassicurata. Quale arte confortevole è la dietrologia. La retorica fa parte della politica, non sono due cose da tenere separate. Le parole non sono «inutili», soprattutto quando scritte sul documento strategico per la sicurezza nazionale che segue uno degli eventi più catastrofici degli Stati Uniti.

Dove è finita la svolta che tutti i principali opinionisti e analisti di scuola realista rimproverano all'amministrazione Bush, compresi i maestri - immagino - dei 2twins? Di che cosa si stanno a preoccupare? Di che si lamentano se quella svolta non c'è? Se la Rice non ha abbandonato Scowcroft, come mai proprio lui si scaglia contro la politica estera dell'amministrazione Bush? Come mai Brzezinski fa lo stesso? E come mai la sinistra pacifista liberal ha adottato le loro critiche contro la guerra in Iraq tanto da farsi bacchettare da Kaplan? Sono tutti «gonzi» ingannati dalla retorica di Bush e della Rice?

Vediamola questa politica realista che ha fatto infuriare come mai prima d'ora gli esponenti della scuola "realista", tanto da creare non pochi sconvolgimenti e dispute nelle alte sfere del Dipartimento di Stato e della Cia. Per costoro la guerra in Iraq semplicemente non andava fatta. Loro si sarebbero affidati a una nuova classe dirigente forte, senza neanche tentare di far nascere una democrazia. Loro si sarebbero appoggiati a Mubarak, senza esercitare pressioni per le riforme. Loro non avrebbero sostenuto il cambio di regime in Ucraina. Per loro Bush che rimprovera alla Russia e alla Cina i mancati progressi nello stato di diritto sbaglia o è ingenuo. Almeno il vecchio Henry K., da pragmatico, ha riconosciuto che la stabilità del Medio Oriente non rispondeva più agli interessi degli Stati Uniti e costituiva anzi una minaccia, e che per questo andava rifondata su basi diverse.

Ma il punto critico delle analisi dei 2twins è che per meglio attaccare l'idealismo democratico, quell'unico realismo «sostenibile» a cui ci richiamiamo, tra gli altri, Camillo, 1972 e io, continuano a scambiarlo per l'internazionalismo democratico e, certo che gli fa comodo, a confondere la politica di Bush con l'approccio liberal di Carter e in qualche misura di Clinton, e a non voler riconoscere che siamo piuttosto a Truman e a Reagan.

Certo che la politica estera americana verte ancora sull'interesse nazionale, ci mancherebbe che per dimostrarne un cambiamento di rotta occorra dimostrare che gli Stati Uniti non curano più i loro interessi. Epperò l'approccio neoconservatore sposato dalla Casa Bianca ritiene che proprio l'espansione della democrazia e del libero mercato coincida con il vitale interesse nazionale alla sicurezza e al benessere. Sempre di interesse nazionale si parla, non di filantropia, ma è mutato l'oggetto di questo interesse. Né l'assenza di un'«illusoria» comunità internazionale dimostra l'approccio realista dell'amministrazione, visto che a non riporre alcuna fiducia nelle attuali organizzazioni internazionali sono gli stessi neocon. Se ne stupiscono solo i 2twins, che ancora sono convinti che l'idealismo democratico di cui parlano i neoconservatori e fatto proprio da Bush equivalga all'irenico internazionalismo liberal di Clinton. Ci sarà un motivo perché si definiscono «assaliti dalla realtà»? Forse proprio per distinguersi dai liberal?

Se quella della Rice è solo retorica, quella dei 2twins è di quelle particolarmente sottili. Cosa fanno infatti? Prendono le affermazioni della Rice, le assolutizzano, ed è facile dimostrare che non hanno attinenza con la realtà. Nessuna analisi assolutizzata, soprattutto se presa per singole frasi, può reggere il confronto con la complessità della realtà. La Rice può essersi spinta troppo in là nei passaggi presi in esame. Bene, quella forse è una concessione alla retorica, per rafforzare, come i 2twins stessi dicono, il discorso di fondo, ma non certo per nascondere il suo contrario. Per esempio, affermare che la Rice non crede negli Stati come principali attori della scena internazionale. Non dice questo. Dice al contrario che le minacce oggi vengono da «Stati deboli e falliti» che creano un contesto favorevole allo sviluppo del terrorismo e al passaggio di armi di distruzione di massa. Non far seguire questa constatazione con il ricorso al multilateralismo onusiano non è affatto in contraddizione. O, altro esempio, sostenere che il terrorismo deriva sic et simpliciter dalle dittature. Messa così chiaro che no, ma il discorso sarebbe complesso e credo che tutti lo possano intuire.

Certo l'analisi di 5 anni fa della Rice risentiva probabilmente molto più di influenze realiste e nazionaliste. E non mi sento di dire che non è più lei o che è diventata neocon. Che significa, ci affidiamo alle conversioni personali? Semplicemente capita che le proprie analisi si adeguano, le visioni si completano. Nel frattempo, non so se ve ne siate accorti, c'è stato l'11 settembre e forse solo la logica dovrebbe far supporre che qualche analisi sia cambiata.

P.S.1 In quanto a studi empirici, vi rimando a quello recente di Freedom House. Un qualche valore credo lo abbia.

P.S.2 No Ispirati, non si fa del polemismo, so bene la politica estera di un grande paese come gli Stati Uniti è sempre frutto di un complesso gioco di visioni. L'approccio pragmatico e empirico anglosassone aiuta. Ciò non significa che ogni diversità d'impostazione sia riducibile a «dettaglio ideologico» e quindi trascurata.

7 comments:

aa said...

mah... io resto un po' della mia opinione anche perchè la figura che avete voi del realista è molto simile a quella del neoconservatore nella mente di quelli del Manifesto: brutto, cattivo, sanguinario, etc.

Almeno su questo elemento, riflettici su un attimo. :)

Converrai con me, comquneu, che la parte nella quale la Rice parla dell'impossibilità di nuove guerre tra grandi potenze è, al meglio, ridicola.

INoltre, è vero che lei parla di failed states, ma afferma anche che la visione secondo la quale gli stati sarebbero "principali attori internazoinali"... "dont' hold". Non tiene, non regge più.

Brrrrrrr.... :)

Poi magari mi sbaglio. Comunque nella città dei liberi fa sempre piacere discutere.

:)

Grazie e a presto. Ciao, aa.

ps: problems con Roma. Sono sorti big problems e c'è il rischio che si comprometta un po' tutto. Ti faccio sapere, aa.

JimMomo said...

No, questo no. Sei ingiusto ad attribuirci la lente "moralistica" del manifesto. Non ti sentire giudicato dal punto di vista morale anche nel fuoco della polemica. Stiamo dicendo che quelle politiche non funzionano, sbagliano obiettivo.

E la Rice non ha detto che sono impossibili, ma converrai che è molto più improbabile una guerra contro la Cina o la Russia che contro la Siria.

ciao

aa said...

Non ho detto che siete moralisti (tu no, su 1972 e Camillo avrei qualche dubbio): ho detto che dipingete i realisti nello stesso modo con cui il Manifesto dipinge i neocon. Brutti, neri, cattivi, etc.

Come il Manifesto dice che i neocon sono il braccio armato dell'imperialismo USA, per voi i realisti sono il ventre molle del "lercio" che c'è negli USA.

Continuo a dire: per te i realisti sono per la stabilità. Non è così.

Eliot Cohen ha addirittura firmato il documento del Pnac. Colin Gray è indifferente alla guerra: dice che gli USA hanno fatto vedere che non li si può sfidare e restare impuniti.

Kissinger è stato ondivago.

Di sicuro, poi, non sono tutti per la stabilità: Mearsheimer sostiene addirittura che bisogna sempre muovere guerra per primi, Colin Gray dice che "innocent victims may not be useless".

E' Waltz che sostiene la stabilità.

No, invece: per me è molto più probabile una guerra contro la Cina che contro la Siria. Ti ricordo Norman Angell che nel 1909 afferma che oramai l'Europa non sarebbe più entrata in guerra. Appunto.

:)

Il corso della Storia è lungo e le sorprese non mancano mai. Se a te avessero detto che Bin Laden avrebbe tirato giù le torri ci avresti mai creduto? :)

a presto, aa.

JimMomo said...

E io ti ripeto che la critica ai realisti non è sul piano morale, perché sono cattivi.

E so bene che la politica estera Usa ha molti più elementi di quanto noi (tutti) siamo portati a semplificare. E che quelli lì ragionano ciascuno con la propria testa. Al contrario che da noi.

De doman non v'è certezza.

aa said...

ho messo il post sulla polica estera americana... quello che ti fa drizzare i capelli.

:)

aa

Wellington said...

Articolo molto interessante Jim. Come ho già detto dai Twins, l'argomento si fa sempre più interessante.

Anonymous said...

Condivido di più la tua impostazione, con 1972, credo.
Certo i Twins non si rinchiudono a riccio e il confronto, quindi, non è negativo.
Paolo di lautreamont