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Friday, October 14, 2005

Scheletri nell'armadio al Quai d'Orsay

Notizie che hanno appena lambito la stampa italiana hanno invece incuriosito il blogger No Way: sembra che l'inchiesta giudiziaria sullo scandalo Onu "Oil for Food" stia coinvolgendo le alte sfere della diplomazia francese. Dopo che un mese fa il giudice Philippe Courroye aveva messo sotto inchiesta Serge Boidevaix, ex segretario generale del Ministero degli Esteri, è toccato a Jean-Bernard Merimée, rappresentante permanente della Francia al Consiglio di sicurezza dell'ONU tra il 1991 e il 1995. Messo in stato di fermo dagli agenti con l'accusa di aver ricevuto "buoni petrolio" per circa due milioni di barili (e di averli rivenduti guadagnandoci circa 30 dollari a barile), ha poi ammesso davanti al giudice di essere stato ringraziato da Tarek Aziz per i suoi buoni uffici in favore del regime di Saddam.
«Il filone francese dell'inchiesta sulle malversazioni legati al programma ONU si sta estendendo (è proprio il caso di dirlo) a macchia d'olio».
Il giudice Courroye ha già messo sotto inchiesta undici persone, tra cui il segretario dell'Associazione per l'amicizia franco-irachena, una giornalista palestinese e un ex consigliere diplomatico di Charles Pasquà. Secondo la polizia numerosi indizi dimostrerebbero il coinvolgimento della società petrolifera Total, sia direttamente che attraverso intermediari.
«Le ricostruzioni giudiziarie mostrano come anche in Francia il regime iracheno utilizzasse, per premiare i suoi supporter, il sistema dei "buoni petrolio" (visto all'opera in Italia nel caso di padre Benjamin). Il caso esplode con tale violenza che neanche Le Monde, vero organo di stampa ufficiale del multilateralismo pro-arabo e antiamericano, che per mesi aveva ignorato lo scandalo o lo aveva confinato tra le notizie minori, può più fare finta di niente. I più indulgenti si interrogheranno sui pericoli di una politica talvolta ciecamente pro-araba. Baghdad si attendeva dalla Francia e dai suoi più alti rappresentanti che diffondessero una immagine positiva del regime iracheno. In cambio dei servizi resi. Saddam Hussein ha ricompensato una folla di prestatori d'opera più o meno consapevoli o interessati».

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