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Saturday, March 01, 2008

Visco prepara il suo ultimo colpo di coda. Ma al Pd conviene?

Visco potrebbe volersi giocare un ultimo colpo di coda. Tiene nel cassetto, in attesa di accertamenti, una lista con centinaia di nomi, tra cui quelli di alcuni politici, che avrebbero un conto nel Liechtenstein. Anche se di per sé avere un conto nel Liechtenstein non vuol dire essere evasori fiscali, di certo è sufficiente per scatenare la riprovazione e il sospetto di quei settori di opinione pubblica - purtroppo ampi in Italia - mossi da invidia sociale. Come ha osservato Panebianco sul Corriere, potrebbe scatenarsi una «civile e garbata» caccia all'uomo. Questa «specie di lista Mitrokhin» fiscale potrebbe giocare il ruolo che in altre campagne elettorali hanno giocato gli avvisi di garanzia.

Molto dipenderà dall'uso che Visco intenderà fare di questa lista, dal tempismo con il quale deciderà di rendere pubblici i nomi dei politici coinvolti. Quando verranno svelati i nomi? Prima o dopo il deposito ufficiale delle liste? Quanto prima del voto?

Se, guarda un po', i doverosi "accertamenti" del Ministero dovessero protrarsi per troppi giorni, osserva Panebianco, «non ci sarebbe verso di evitare un pesante inquinamento della campagna elettorale. Il minimo è che gli accertamenti sui politici siano immediati e che questo argomento possa essere subito tolto dal confronto». Altrimenti, «il sospetto di strumentalizzazioni in atto diventerà legittimo».

Se un politico presente nella lista, ipotizza Panebianco, dovesse tacerlo al proprio partito e farsi candidare, come potrà quel partito difendersi da un sicuro danno d'immagine una volta che quel nome dovesse uscire all'indomani della presentazione delle liste?

E' vero che molti italiani sembrano facili prede di un irrefrenabile sentimento di invidia sociale, ma se Visco dovesse decidere di accendere la miccia e giocarsi questa lista come arma di propaganda elettorale, gli effetti potrebbero anche ritorcersi contro il Pd. Berlusconi infatti potrebbe rivoltare la questione a suo vantaggio accusando di nuovo Visco e la sua parte politica di terrorismo fiscale, annullando d'un colpo tutti i tentativi di Veltroni di presentarsi con un nuovo approccio sul tema tasse.

Insomma, converrebbe davvero al Pd? Molti elettori di sinistra si accanirebbero contro i presunti evasori, soprattutto se molti dei nomi politici nella lista dovessero appartenere al PdL, ma il Pd dovrà dire addio ai voti moderati e ai sogni di sfondamento al centro.

Al grido «lunga vita ai paradisi fiscali», «lunga vita alla libertà dei contribuenti», l'ex ministro Antonio Martino ha spiegato al Corriere quanto negativa sia l'idea, sempre strisciante tra Roma, Berlino e Parigi, «dell'armonizzazione fiscale in Europa». Un'idea che tentò persino Berlusconi, ricorda, il quale pensò così di poter abbassare le tasse agganciandosi alle aliquote tedesche.
«Lo dissuasi. Gli spiegai che con un sistema unico ci sarebbe da parte dei governi nazionali una spinta ad alzare la pressione fiscale. E a quel punto per i cittadini europei sarebbe la fine. Mentre in un regime di concorrenza fiscale, se uno Stato tassa troppo, prima o poi vede ridurre la propria base di contribuenti. E' con la concorrenza che si limita lo strapotere pubblico e si tutela la libertà dei cittadini».
Per questo i pochi paradisi fiscali europei, ma anche stati dove la tassazione è bassa, come Gran Bretagna e repubbliche baltiche, sono preziosi e i grandi Paesi come Germania, Francia e Italia dovrebbero prendere esempio da questi per attrarre capitali invece di darsi alla "caccia alle streghe" fiscali. E Martino va oltre. «Difendo quei Paesi dove viene salvaguardato strenuamente il segreto bancario, altro principio di civiltà e di garanzia per i contribuenti». Persino ovvio che bisogna combattere l'evasione, ma l'ex ministro ricorda come questa lotta non sia mai stata un'esclusiva del centrosinistra e come Ricolfi abbia autorevolmente calcolato in soli 2 miliardi di euro i ricavati di Visco e Prodi dalla lotta all'evasione.

Una lotta nella quale è determinante anche la pressione fiscale, «che in Italia è arrivata al 43,3% ed è diventata intollerabile con il centrosinistra al governo». A tali livelli non solo piccole e grandi forme di evasione non sono moralmente condannate da gran parte della cittadinanza, rendendo più difficile scovare gli evasori, ma si rendono persino necessarie per l'efficienza del nostro sistema produttivo.

Insomma, potremmo presto accorgerci di essere giunti al paradosso di dover ringraziare quegli imprenditori che non si sono rassegnati a chiudere i battenti, a non far crescere la propria impresa, a non poter destinare neanche un euro in R&S, a causa di una pressione fiscale che dagli utili - tolti i costi e il guadagno - drena proprio quella quota di risorse che ogni impresa dovrebbe sempre impiegare per gli investimenti e l'innovazione allo scopo di rimanere competitiva. E abolendo il sostituto d'imposta avremmo un'importante controprova. Quanti lavoratori dipendenti pagherebbero fino all'ultimo centesimo le tasse che oggi decurtano anche più del 30% i loro stipendi non certo ricchi, se ne fossero pienamente consapevoli?

6 comments:

Anonymous said...

Speriamo che Martino non venga relegato alla Difesa.

Anonymous said...

L'Italia è l'inferno fiscale.

Anonymous said...

Penso che se si dovesse arrivare alla sicurezza che le elezioni non le possono più vincere e la lista dovesse essere compromettente "solo" per il PDL, avveleneranno i pozzi e la troveremo pubblicata sul Corriere e su Repubblica.
I moralmente superiori non se ne faranno certo scrupolo.
Da gente che per trovare consensi spaccia una con contratto a tempo indeterminato (Loredana Ilardi) come icona del precariato e non si indigna o prende le distanze da un Bassolino che risulta nullatente (senza vergogna) non mi aspetterei niente di diverso.

malatempor@

Anonymous said...

Grave scorrettezza del Sole24ore di oggi. Con la fregnaccia della copertura finanziaria vuol dimostrare che Veltroni è più realista e moderato di Berlusconi.

Ma il problema non è la copertura, ma la riduzione della spesa!
Che cosa significa ridurre la spesa pubblica e, di conseguenza, ridurre le tasse?
Significa qualcosa di ben più complesso, importante e profondo di una semplice operazione di ingegneria finanziaria.
Significa, innanzi e soprattutto, fare una politica autenticamente riformista, che vuole poi dire fare la «rivoluzione liberale» nelle attuali condizioni storiche.
Significa cercare di promuovere una nuova Etica pubblica. Far passare il Paese dalla cultura (socialdemocratica) che ha prodotto l’«inflazione di privilegi collettivi (corporativismi)» - spacciati spesso per diritti sociali - alla cultura della responsabilità individuale (liberaldemocratica).

MattBeck said...

A me più che invidia sembra legittima rabbia, perché chi evade pur usufruendo del diritto di cittadinanza costringe chi evasore non è a pagare di più.
E' per questo che negli USA, dove fin dalle origini il rapporto individuo-stato-collettività è centrale, i reati di natura fiscale sono oltre che severamente puniti piuttosto infamanti.

http://www.fiscooggi.it/reader/?MIval=cw_usr_view_articolo&articolo=10502&giornale=10568


http://www.fisconelmondo.it/news-article.storyid-904.htm


Personalmente credo che una fiscalità iniqua ed eccessiva sia profondamente ingiusta (anche quando legale; ma non si può disobbedire ad una legge ed obbedire ad un'altra solo perché fa comodo al portafoglio; non banalizziamo la povera Antigone...); uno smaltimento degli apparati che accrescono l'inefficienza ed i costi di mantenimento è doveroso, concordo, anche se bisogna stare attenti a non deregolamentare per non favorire (nell'ipotesi di una sopravvenuta legislazione più equa) un'evasione fiscale dettata non dall'esasperazione per il fisco, ma dal semplice desiderio di derubare il prossimo.

Anonymous said...

il termine "invidia sociale" è una fregnaccia di un gusto pessimo.