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Wednesday, March 26, 2008

Boicottaggio o no, le Olimpiadi saranno comunque un evento politico

Resta da capire a beneficio di chi...

Una breve gita a Lhasa, con percorso predefinito e sotto la massima sorveglianza delle autorità, è tutto ciò che il governo cinese ha concesso a 26 reporter di 19 testate internazionali (escluse Bbc e Cnn) per verificare la situazione in Tibet, rispondendo con una farsa alla richiesta di apertura ai media avanzata da tutte le principali capitali occidentali.

Dovevano essere i Giochi della trasparenza e dell'apertura della Cina al mondo, ma oggi è chiaro che saranno le Olimpiadi della censura e del controllo poliziesco, al servizio di una macchina propagandistica messa in moto per trasformare l'evento sportivo nella trionfale celebrazione della potenza della Cina popolare. Pechino aveva promesso che in vista dei Giochi, e durante il loro svolgimento, la stampa avrebbe goduto di maggiore libertà di movimento. Ad oggi, invece, ci ritroviamo con il Tibet sigillato, off limits per stampa straniera e turisti; il divieto di accesso esteso a tutte le province limitrofe; e giorni fa è stato annunciato anche il divieto assoluto, da adesso fino a tutta la durata delle Olimpiadi, di trasmettere in diretta da Piazza Tienanamen.

Le autorità cinesi sono ormai di fronte a un bivio: impedire ai giornalisti occidentali di informare liberamente dalla Cina e dal Tibet, suscitando però nei propri confronti l'ostilità del mondo dei media; oppure, permettere ai giornalisti di fare il loro lavoro, sapendo però di fornire occasioni di visibilità al dissenso interno. Accantonata l'"operazione simpatia", su cui prevale l'esigenza di soffocare qualsiasi voce che metta in discussione la sua autorità, Pechino sembra aver scelto una clamorosa marcia indietro rispetto agli impegni formali presi con il Comitato olimpico internazionale come condizioni per l'assegnazione dei Giochi.

Il governo cinese si prepara a controllare atleti, turisti e giornalisti con tutto l'apparato tecnologico di cui dispone, dalle microspie alla cyberpolizia per monitorare internet e le e-mail, e limitandone i movimenti. Contro il Dalai Lama e la sua «cricca» ha scatenato una guerra mediatica fatta non solo di censura, ma anche diffondendo in modo martellante, per mezzo delle tv governative, immagini – alcune persino false o di repertorio – volte a documentare unicamente le violenze commesse dai manifestanti tibetani contro la popolazione di etnia han, al fine di alimentare il nazionalismo e la xenofobia presso l'opinione pubblica cinese. Completando l'opera con le accuse di manipolazione rivolte ai media occidentali, ha già ottenuto i primi risultati, a giudicare dal risentimento contro i tibetani che emerge da forum on line e blogosfera.

E' un errore pensare – e un inganno far credere – che le Olimpiadi saranno un evento politicamente neutro, esclusivamente sportivo, che verrebbe "inquinato" dal boicottaggio occidentale. Innanzitutto, perché già al momento dell'assegnazione dei Giochi a Pechino si era consapevoli del valore simbolico e politico che questa scelta avrebbe comportato e dell'enorme opportunità che si stava regalando alla Cina per accreditarsi nel consesso delle nazioni civili. Bisognava pretendere, ma si può e si deve pretendere ancor di più oggi, che a questa apertura di credito, a questo "regalo", corrispondano progressi concreti, verificabili, da parte di Pechino nel rispetto dei diritti umani e della libertà di stampa.

Quanti in questi giorni ci ripetono che sarebbe sbagliato boicottare le Olimpiadi, perché non si mescolano sport e politica, e perché saranno comunque un momento di apertura della Cina al mondo, un'occasione per porre sotto i riflettori anche il tema dei diritti umani, o si sbagliano o mentono. Non riescono o non vogliono vedere che boicottaggi o no – ancor di più alla luce di quanto accaduto in Tibet – le Olimpiadi assumeranno comunque e inevitabilmente un connotato politico. Avrebbero un valore politico le eventuali assenze dei leader occidentali, ma l'avranno anche le loro presenze e la propaganda nazionalista di cui sarà permeato l'evento.

L'unica cosa che non possiamo impedire, dunque, è che attraverso le Olimpiadi passi un messaggio politico. Possiamo impedire, invece, che sia solo Pechino a trarre beneficio da quel messaggio. Se, come probabile, il governo cinese saprà mantenere il totale controllo mediatico dell'evento, riuscirà a orientare a proprio favore il segno politico dei Giochi, ricavandone prestigio internazionale e nascondendo sotto il tappeto i propri orrori; se, invece, qualcosa gli sfuggirà di mano, se i governi occidentali decideranno di assumere qualche iniziativa, o se le minoranze e i dissidenti riusciranno a esprimersi, allora il messaggio politico che uscirà non sarà del tutto favorevole al regime.

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