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Friday, March 21, 2008

Il Dalai Lama come alibi

Da il Riformista:

Caro direttore, fa bene a porre la questione della legittimazione politica del Dalai Lama, la cui posizione ragionevole per l'autonomia del Tibet è l'unica che può portare al successo la causa tibetana. Peccato che il nostro governo non l'abbia capito, lo scorso dicembre, quando il Dalai Lama venne a Roma ma Prodi e D'Alema lo evitarono accuratamente e nessuno degli altri ministri disse una parola perché invece lo incontrassero. Oggi solo Vernetti ammette l'errore e racconta che a prevalere furono "ragioni di Stato", mentre allora si accamparono improbabili scuse. Quale credibilità hanno quei ministri per poterci venire a dire, oggi, quali sono le forme di pressione appropriate su Pechino e per esserne addirittura interpreti? Non so se il boicottaggio delle Olimpiadi sia realistico ed efficace. Forse no, ma a chi lo esclude a priori chiedo di non celarsi dietro le parole del Dalai Lama, che per ovvie ragioni non potrebbe in ogni caso chiederlo, e di dirci quali sono, in concreto, gli altri strumenti di pressione di cui disporremmo. In concreto, se il governo cinese rispedisce al mittente le ragionevoli richieste avanzate in queste ore, cosa rischia in termini politici? Se comunque non siamo disposti, come Unione europea, ad arrecargli un danno politico, vuol dire che stiamo prendendo in giro noi stessi e i tibetani.

Tra l'altro, tra le cose che il Dalai Lama chiede non c'è solo di non boicottare le Olimpiadi e di non isolare la Cina, ma anche di essere ricevuto dai governi. E il governo di cui i radicali, ed Emma Bonino, facevano parte, non l'ha ricevuto. Ma non li ho sentiti protestare.

1 comment:

davide said...

Pannella protesto', eccome.
E ricevette anche il Dalai Lama, insieme a una delegazione di radicali nell'indifferenza piu' totale di Prodi, Berlusconi e compagnia bella.