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Tuesday, July 08, 2008

Un regime vale l'altro, l'ideologia di Samaranch e dei mondo-burocrati

E' stato per 21 anni presidente del Comitato olimpico internazionale (Cio). Juan Antonio Samaranch, oggi 87enne, ormai da ex si prende la libertà di dire senza peli sulla lingua ciò che probabilmente in ambienti olimpici quasi tutti pensano ma nessuno osa dire in modo così esplicito per non sfidare la sensibilità delle opinioni pubbliche. «Se si parla di diritti umani, molti paesi che attaccano la Cina dovrebbero guardare fra i propri confini, vedere cosa stanno facendo. Non è difficile capire di chi sto parlando». E ancora: «La Cina è cresciuta molto e fa paura a molte persone che cercano di frenarla. Così si spiega l'operazione contro la torcia olimpica. E' stata usata politicamente. Una lezione per il futuro...».

Dalle parole di Samaranch c'è molto da imparare sulla mentalità di burocrati, diplomatici, di un'intera classe dirigente, soprattutto europea, che guida istituzioni internazionali di ogni genere e livello, dalle Nazioni Unite al Cio, che, appunto, si occupa di sport. L'impressione che si ricava da certe decisioni e da molti atteggiamenti di queste organizzazioni internazionali, confermata dalle parole di Samaranch, è che sia assai diffusa una equiparazione di fatto tra democrazie e dittature, per tenere dentro tutti gli stati membri con il collante di un relativismo culturale buono per giustificare ogni infamia. Persino in tema di diritti umani, Samaranch equipara la Cina ai «molti paesi che la attaccano», presumibilmente assegnando il primo posto tra di essi agli Stati Uniti.

Secondo Samaranch, le polemiche per l'assegnazione dei Giochi a Pechino, gli appelli al boicottaggio, le manifestazioni di protesta e le contestazioni al passaggio della torcia olimpica nelle capitali occidentali, non sono reazioni di società civili e libere alle immagini della sanguinosa repressione cinese in Tibet del marzo scorso, ma l'espressione di un pregiudizio anti-cinese, coltivato non si capisce se dalle elite o dalle popolazioni. Comunque, lascia intendere che la Cina è vittima di una sorta di complotto occidentale. Il regime di Pechino ringrazia, non avrebbe potuto trovare migliore agente per la sua propaganda nazionalista, che ricorre alla paranoia del "nemico esterno" per respingere ogni critica.

Samaranch vede un uso politico della torcia olimpica da parte di chi ha voluto manifestare in favore della causa tibetana. Eppure, è quanto meno singolare che non veda l'operazione politica di dimensioni ben più gigantesche che Pechino sta preparando sui Giochi. Dovevano essere i Giochi della trasparenza e dell'apertura, ma oggi è chiaro che saranno le Olimpiadi della censura e del controllo poliziesco, al servizio di una macchina propagandistica messa in moto per trasformare l'evento sportivo nella trionfalistica celebrazione politica del regime, delle sorti magnifiche e progressive che assicura ai suoi "sudditi". Non è forse questo un uso politico delle Olimpiadi? Samaranch e gli attuali vertici del Cio cercano di apparire come coloro che difendono lo spirito olimpico dalle politicizzazioni, ma in realtà essi stessi hanno permesso al regime cinese di strumentalizzare politicamente l'evento.

Samaranch non crede nella necessità di una «clausola democratica» come condizione per assegnare le Olimpiadi: «Bisogna rispettare il sistema politico di tutti i Paesi. Ogni Paese ha il suo sistema e anche la Cina ha il suo. E la verità è che da un punto di vista economico non se la passa poi così male. Il fine principale della politica è far sì che la gente viva meglio». E' vero che «in Cina la gente vive molto meglio ora rispetto a 25 anni fa», ma è un errore far passare il messaggio che un sistema politico vale l'altro. La Cina «ha il suo»? «Suo» di chi? Di certo sappiamo che il popolo cinese non lo ha scelto democraticamente e non lo può emendare, né può scegliere a chi affidarne lo guida.

2 comments:

offtopic said...

Bel post.

E' una mentalità di tipo conservatore molto diffusa anche in molti ambienti diplomatici, finanziari ed imprenditoriali.
E' quel pragmatismo estremo che ti permette di fare affari con chiunque senza farti troppe domande.

Eppure il pragmatismo di per sè non sarebbe tanto male come metodo politico...

Ciao

adriano said...

parole sante:

Sabina Guzzanti: "A me non me ne frega niente della vita sessuale di Berlusconi ma tu non puoi mettere alle Pari opportunità una che sta lì perché t'ha succhiato l'uccello, non la puoi mettere da nessuna parte ma in particolare non la puoi mettere alle Pari opportunità perché è uno sfregio".

hi !hi! hi!