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Monday, July 14, 2008

Starne alla larga, un segno di maturità della politica

Ritrovo nell'editoriale di oggi di Antonio Polito l'eco di una mia lettera pubblicata da il Riformista sul numero di sabato, che voleva essere la versione sintetica di questo post.

Anch'io, come Polito, «non concordo con Pierluigi Battista, che sul Corriere si è lamentato del progressivo affievolirsi della battaglia politica sui valori. Al contrario: lo trovo un segno di maturità. Quasi una salutare confessione di impotenza, un soprassalto di pudore. Io lascerei le cose come stanno. Lascerei ai malati, ai loro familiari, ai medici, ai giudici quando sono chiamati a esprimersi, l'onere di decidere con prudenza e conoscenza, caso per caso. Loro non devono cercare voti, né vendere giornali. Sono più liberi... L'Italia non è pronta per una norma che imponga ad Eluana di continuare a vivere, o ai medici del signor Melazzini di consigliargli la morte. C'è un limite ai poteri di una maggioranza parlamentare, qualsiasi essa sia».

Con il passare degli anni e delle sentenze sono sempre più scettico sulla necessità di un intervento del legislatore. Nel nostro ordinamento sembrano esistere già principi e leggi applicabili che garantiscono il diritto individuale a decidere della propria vita, malattia e morte. E se il legislatore addirittura limitasse quegli spazi di libertà? Alcune sentenze hanno riconosciuto l'ammissibilità di testamenti biologici spontanei come prove valide della volontà del paziente. Se posso disporre dei miei beni, serve una legge a dirmi che posso disporre anche del mio corpo? Forse è meglio che la politica se ne stia alla larga.

Che i temi della bioetica saranno sempre più al centro del dibattito politico sta cominciando a rivelarsi previsione un po' scontata e al tempo stesso azzardata, quasi un luogo comune, perché la si sente ripetere da troppo tempo sempre più spesso senza che si realizzi. Certo, è già stato fatto notare come i progressi della medicina pongano sempre maggiori problemi di scelta nella malattia e nella morte. Problemi che spesso invadono le prime pagine dei giornali e infiammano la dialettica politica. Eppure, dopo qualche anno che se ne parla, a me pare che siano i temi economici a conservare una preponderante centralità. Dei temi della bioetica si parla, ma occasionalmente, sull'onda emotiva di qualche caso singolo. E ho l'impressione che il vissuto quotidiano, le singole scelte degli italiani, possano arrivare prima e meglio della politica a risolvere questi problemi, risparmiandoci la "toppa" del legislatore, quasi sempre peggiore del "buco" (vedi Legge 40 e Dico).

5 comments:

Anonymous said...

"Problemi che spesso invadono le prime pagine dei giornali e infiammano la dialettica politica. Eppure, dopo qualche anno che se ne parla, a me pare che siano i temi economici a conservare una preponderante centralità. Dei temi della bioetica si parla, ma occasionalmente, sull'onda emotiva di qualche caso singolo."

Non ho capito, perché se per la gente sono centrali i temi economici allora lo sono anche per te per sentirti a la page? E poi scusa se mi permetto, ma le tue impressione valgono quanto quelle di un tizio qualsiasi

marco said...

Una legge sul testamento biologico (che preveda comunque la nomina di un curatore,se il caso in cui uno si imbatte non è riportato/riportabile nel testamento-ogni caso di fine-vita è a sè) è troppo?
Forse è troppo per gli anarchici etici,dietro la cui definizione si nascondono però orde di clericali.
Ma tu non lo sei!
Ripensaci:una legge renderebbe tutto più facile

Anonymous said...

La sentenza della Cassazione è perfetta, non c'è bisogno d'altro.

Anonymous said...

Beh però poi non lamentarti se in Italia i giudici dettano legge.

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Anonymous said...

Sono d'accordo con Marco: una legge ridurrebbe almeno in parte l'arbitrio di una magistratura a cui non affiderei neanche la lista della spesa, figuriamoci la vita.

Roger-Marin