Pagine

Thursday, July 31, 2008

Sacconi difende la strategia del governo con i sindacati

C'è chi parla di «cedimento» e di «braghe calate», come Paragone su Libero, e chi invece, come Il Foglio, di un'iniziativa dell'esecutivo che «salva l'essenziale» dei due discussi emendamenti parlamentari sull'assunzione dei "precari" per via giudiziaria e sul taglio degli assegni sociali. In entrambi i casi il merito, o la colpa, dell'intervento governativo va attribuito al ministro Sacconi.

In entrambi i casi la maggioranza parlamentare aveva combinato dei pasticci. Per colpire il dispendioso malcostume delle pensioni "facili" erogate agli immigrati più furbi si finiva con il tagliare gli assegni sociali in modo indiscriminato, quindi anche a casalinghe e indigenti. Nell'altro caso si è trattato in realtà solo di un mezzo pasticcio. Per non far pagare ai contribuenti gli stipendi di migliaia di postini inutili, l'emendamento stabiliva il diritto all'indennizzo invece che all'assunzione a tempo indeterminato per tutti i lavoratori "precari" che avessero vinto la causa contro la loro azienda. Al Senato la norma è stata circoscritta ai soli contenziosi in corso nel momento di approvazione della legge (circa 44 mila), cioè per lo più quelli che coinvolgono Poste italiane, facendo salva la disciplina ordinaria dei contratti a termine.

Il provvedimento si basava su un principio di fondo - indennizzo al posto di assunzione/reintegro - condivisibile, ma aveva il difetto di limitare questa "riforma" - l'abolizione di fatto dell'art. 18 dello Statuto dei lavoratori - ai soli precari. Soprattutto però, come hanno osservato Oscar Giannino e Il Foglio, si scontrava con la strategia scelta dal governo per portare avanti la sua agenda economico-sociale, che in questa fase prevede il dialogo tra e con le parti sociali, quindi con il sindacato, evitando, o dilazionando il più possibile, occasioni di scontro, e preparando i presupposti perché Cisl e Uil possano rimanere al tavolo quando la Cgil deciderà di strappare. L'obiettivo cui tiene di più Sacconi, per esempio, è la riforma della contrattazione collettiva ed è pronto a fare qualsiasi cosa in questo momento pur favorire, o non ostacolare, l'accordo tra le parti sociali.

Una strategia che non mi pare la più adeguata, perché storicamente non ha prodotto le riforme incisive che all'Italia servirebbero, e della quale in ogni caso i parlamentari della maggioranza andrebbero messi al corrente, perché non si ripetano simili iniziative di "disturbo" che costringano il governo a penosi dietrofront.

Malvino mi chiama in causa per i miei giudizi sul ministro Sacconi, che sarebbero contraddetti dall'intervista al ministro su Il Foglio di ieri. Ammetto di non ricordare bene, ma non credo di aver scritto molto su Sacconi prima di oggi. Di certo per salutare come nota positiva il suo ingresso al governo come ministro del Lavoro, ma poco altro.

Quello di Sacconi è un ministero chiave, strategico per lo sviluppo economico e per la finanza pubblica (pensioni e sanità sono due tra le maggiori voci di spesa). Così come lo sono i settori in cui operano la Gelmini e Brunetta, che hanno iniziato bene. Se il suo «abrogare il '68» significa flessibilità, riforma del diritto del lavoro e della contrattazione collettiva, un nuovo welfare fondato sulla responsabilità individuale, superando l'attuale assistenzialismo, età di pensionamento più alta, allora mi trova d'accordo. Questi gli obiettivi - condivisibili, mi sembra - che si è posto. Vedremo se riuscirà a realizzarli.

L'antropologia e le etichette m'interessano meno. E' un «liberale»? Non saprei. Non so neanche se lui stesso si definisca tale. Parla di «economia sociale di mercato» e più probabilmente ama definirsi riformista. Per quanto mi riguarda, sul governo e su Sacconi valgono le considerazioni affidate a questo post. Ex socialisti, craxiani, guidano i ministeri economici (e non solo) del governo Berlusconi. Tranne Brunetta, forse, non possono dirsi liberali e liberisti. Dunque, Sacconi non è liberale, ma potrebbe realizzare delle riforme liberali. Non è liberale, ma i suoi predecessori forse lo erano? Non è liberale, ma qualcuno avrebbe l'ardire di paragonarlo al controriformista Damiano, rispetto al quale ha certamente una visione più realistica e meno ideologica dei problemi del lavoro e del welfare?

1 comment:

MANDRIANO said...

Quelli del 94
Giampiero Broglia: assente
Raffaele Dalla Valle, fondatore: assente ( oggi c'è Ghedini, apriti cielo)
Pietro di Muccio: assente

Alfredo Biondi: galleggia da par suo da 40 anni
Antonio Martino, fondatore: disperso da tempo, è stato avvistato nei dintorni di Washington
Della Vedova: c'è, ma è come se non ci fosse.

Tale senatore Costa del PdL
( lo stesso schieramento del deputato Barbieri, quello cui viene il coccolone se non viaggia in business come i senatori della Repubblica, e che si lamenta della qualità dei pasti serviti alla buvette di Montecitorio), non Raffaele,ma Rosario, propone di creare la PATENTE EUROPEA ( perchè lui non è mica un provinciale, che vi credete ?) PER I PIZZAIOLI, con tanto di albo, ovviamente A TUTELA DEL CONSUMATORE. Noi fessi e sprovveduti da anni ci gustiamo la pizza,e pretendiamo pure di giudicare se è buona o meno, ma, alla faccia di Hume, i sensi ingannano, e poi il gestore potrebbe avvelenarci. Consumatore leoninamente sovrano ? GIAMMAI !!! L'asimmetria informativa potrebbe uccidere, ben venga dunque l'albo dei pizzaioli, con tanto di corso, esame teorico e pratico e pezzo di carta in bella vista dietro il bancone ( evvai con la valore legale del titolo di pizzettaro d'Italie col bollo di Cesare sovrano targato UE !!! Chi non lo espone multa, come per il bollo dell'auto, mi raccomando; anzi, a tal proposito, io formerei un corpo della polizia municipale ad hoc, così creiamo lavoro).

Dopo il poliziotto di quartiere che per fortuna non si è mai visto,ed il militare armato, ma non troppo,collezione estate 2008, a protezione del Consolato USA di Napoli, luogo ad altissimo rischio ed evidentemente non protetto fino ad oggi, eccovi il pizzaiolo della libertà.Poi, quando la pizza aumenterà e farà pure più schifo, il professor Tremonti verrà a dirci che è tutta colpa della speculazione sulla pummarola in coppa, anzi dirà che è roba cinese, ai dazi ci penserà l'ottuso leghista Zaia ...

Nella legislatura 2001-06 la deputata Martini della Lega Nord( che mi pare sia tornata a farsi viva in questi mesi con qualche DDL sui cani o roba simile )voleva creare il patentino per maestro di tennis. Forse aveva perso il torneo sociale di Ponte di Legno o un sedicente maestro l'aveva sedotta e abbandonata come nei film anni 70 con Lino Banfi. Delirio ? Vi racconto una mia esperienza : una quindicina di anni fa presi delle lezioni di perfezionamento da un maestro di tennis che in Italia non era riconosciuto e che la FIT osteggiava. Il tipo in questione era sloveno, sveglio come quasi tutti gli slavi, aveva conseguito il diploma di educazione fisica nel proprio Paese e poi si era perfezionato negli USA, ma in Italia tutto ciò non era riconosciuto. Inutile dire che era molto in gamba, troppo per il maestro quadratico medio italiota di 50 anni, corporativizzato, pigro e con la pancetta; pensate che ai suoi tempi, quando la Jugoslavia ancora esisteva, aveva avuto per le mani anche il piccolo Goran Ivanisevic,croato.Ma in Italia non era considerato Maestro, ergo per lui solo lezioni private, molte data la sua bravura, ovviamente in nero.

Abbiamo
IL CENTRODESTRA PEGGIORE D'EUROPA
IL CENTROSINISTRA PEGGIORE D'EUROPA
L'alternativa ad entrambi ? Il peggio del peggio,ANTONIO DI PIETRO , l'amante di lady Chatterley!!!

La fiducia nel mercato immobiliare nel Regno Unito mai così bassa da 30 anni a questa parte, fatevi i vostri conti ...L'Italia è IR-RI-FOR-MA-BI-LE.E adesso pure Geronzi alza la voce, bello l'articolo di Franco de Benedetti sul Sole di ieri 3 agosto.

ecco il link del fenomeno, ecco chi siede in Parlamento

http://www.costasenatore.it/

Mio Dio, c'è pure un DDL che recita così:
"Disciplina dell' attivita' professionale di maestro di ballo."
Ce n'é per tutti gusti, albi a volontà nella repubblica socialburocratica d'Italie, dove, come nei paesi del socialismo reale, conta più il funzionario della funzione.