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Wednesday, July 16, 2008

Israele si umilia con l'egoismo di stato

Non saprei se definire diabolicamente geniale Hezbollah, o drammaticamente stupido il governo israeliano. Si può cedere al ricatto dei rapitori anche se questi hanno già ucciso gli ostaggi? Si possono scambiare cinque pericolosi e sanguinari terroristi con i resti di due soldati innocenti? L'esito di questo surreale negoziato è inquietante perché rivela lo stato d'animo di una nazione stanca, per lo meno nella sua classe politica.

Il sollievo - ammesso che di sollievo si possa parlare - provato dalle famiglie dei due soldati uccisi per aver conosciuto la sorte dei loro cari e poter piangere sui loro resti vale la certezza matematica che questo scambio incoraggerà nuovi rapimenti? Come possono quelle due famiglie, e gli esponenti del governo israeliano, vivere con l'angoscia di aver messo ancor più a repentaglio la vita di migliaia di giovani israeliani? E per che cosa? Per salvarne la vita di due? Nemmeno, solo per vedersi restituire due corpi irriconoscibili, identificabili solo con l'esame del Dna.

Ma c'è un risvolto ancor più macabro. Da oggi i terroristi di Hezbollah sanno che Israele è disposto a pagare bene non solo i suoi prigionieri vivi, ma anche quelli morti. E una volta che i miliziani si troveranno di nuovo per le mani un israeliano, secondo voi avranno qualche interesse a tenerlo in vita, sapendo che il governo israeliano è disposto a pagare anche per riaverlo morto?

Da oggi per Hezbollah un israeliano morto vale quanto uno vivo. Con lo scambio di oggi il governo israeliano ha praticamente firmato la condanna a morte di tutti i suoi cittadini che disgraziatamente per qualunque motivo dovessero finire nelle mani di Hezbollah.

E' quella del governo Olmert e del presidente Peres una scelta sostenibile sul piano politico e morale? Qui i due piani coincidono, perché non solo di tutta evidenza Hezbollah ha ottenuto una vittoria politica, ma Israele ha compiuto una scelta immorale, sacrificando per un astratto principio umanitario la vita concreta di chissà quanti israeliani, agli occhi di Hezbollah preziosissima carne da macello. Possiamo dire purtroppo che le mani di Shimon Peres che oggi firmano gli atti di "grazia" e di scarcerazione non tarderanno a macchiarsi di sangue israeliano.

11 comments:

Anonymous said...

Ineccepibile
liberaliperisraele

Anonymous said...

Da quello che leggevo sui giornali, per la religione ebraica il corpo del defunto ha molta, molta importanza.
Ne sono prova le "squadre speciali" addette a ricomporre i corpi straziati dai kamikaze, fino nei loro brandelli più piccoli.

Non sono sicuor che abbiamo la percezione giusta per fare una equazione di questo tipo.

Ciao, e complimenti per il blog.

JimMomo said...

Sarebbe in questo caso ancora più grave, perché si scambia la sicurezza dello stato e dei cittadini con un precetto religioso.

Anonymous said...

ok, hai ragione. Forse così si capisce meglio il punto di vista delle famiglie.

Forse in generale, i precetti religiosi in israele hanno ancora il loro (buon) peso... no?

Anonymous said...

Kuntar è un dead man walking. Vedrete.

Anonymous said...

Le "squadre speciali" si chiamano zakà
leggete l'articolo di fiamma nirenstein di oggi solo se non lo trovate guardate il mio post http://liberaliperisraele.ilcannocchiale.it/post/1973111.html me lo ha girato lei per posta ma, tutto mi interessa in questo momento fuorchè pensare a farmi spam

Anonymous said...

Non so, mi pare che alla tua analisi manchi qualcosa. Come se 60 anni di guerra non avessero insegnato agli israeliani come si tratta col nemico. La storia insegna il contrario, e insegna che (a cominciare dalla famosa passeggiata di Sharon) gli israeliani non esistano a calpestare, letteralmente, il Sacro, quando si tratta di difendere lo Stato.

Io credo che, più che ragioni tattiche, abbia pesato un felice calcolo politico-propagandistico. E' vero, considerare le salme alla stregua di vivi dà evidentemente potere al nemico, lo capisce chiunque. Ma, paradossalmente, manda anche un segnale opposto: "anche noi amiamo l'idea di Israele più della (nostra) vita. Non ci spaventate". E' un messaggio che ribadisce la superiorità morale di Israele anche in guerra, di cui forse gli israeliani avevano bisogno dopo la brutta guerra del Libano, che proprio dai rapimenti era stata originata.
Inoltre, è un atteggiamento che, sembrando cedevole, in realtà disarma il nemico: se un morto vale un vivo, la minaccia si svuota e la cercata suspence si spegne.

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Anonymous said...

mah, per me han fatto una grandissima ca****

Anonymous said...

I risultati della politica sono senpre la conseguenza dei rapporti di forza. Oggi Israele ha un governo debole, e questo e' quanto si e' potuto fare. Non e' una vittoria, ma e' l'essenziale. Giorno verra' in cui i nostri morti risorgeranno, ed i nostri soldati saranno con noi. Quel giorno dei terroristi tiberati non sara' rimasto che polvere, e saranno meno di niente. Caro Jim Momo, sei una brava persona, ma ti manca il senso della prospettiva. Grazie in ogni caso di esserci amico.

Anonymous said...

Cosa avrebbe dovuto fare lo Stato di Israele? Con quale coraggio Olmert & co. avrebbero poi chiesto ai soldati israeliani di andare in guerra per lo stato?!

Sinceramente non so proprio cosa avrebbero dovuto fare i politici israeliani.....

Focus on Israel

www.focusonisrael.wordpress.com

Anonymous said...

L'unico motivo per fare uno scambio del genere potrebbe essere il volere mostrare l'"umanità" di Israele contrapposta alla spietatezza dei suoi nemici.

Comunque la religione non sembra che c'entri molto. Ebrei ortodossi come Jonathan Rosemblum hanno criticato lo scambio. Rosemblum scrive che è stato in primo luogo giustificato col fatto che il morale dei soldati trae giovamento dall'impegno di Israele a liberarli ove siano catturati. Però non penso che ai soldati importi molto di esser liberati da morti.