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Friday, February 16, 2007

Ségolène offre ai francesi un'amaca

Un altro endorsement solidamente fondato per Nicolas Sarkozy è quello di Antonio Polito, che vede nell'avversaria Ségolène un «simbolismo paternalista», una specie di «complesso dello Stato Rosso». Pur non avendo mai pronunciato in due ore di discorso d'investitura la parola "socialismo", osserva, «il suo programma poggia solidamente sull'idea, così antica e così socialista, che ci debba pensare lo Stato».

Basta dare un'occhiata alle proposte: aumento del 20% del salario minimo, fissato per legge a 1.500 euro; confermate le 35 ore; aumento delle pensioni; sussidio di disoccupazione al 90% del salario per un anno (l'«amaca», non il «trampolino»!); abolizione del Cne, il "Contratto di nuova occupazione" per la flessibilità del lavoro; cure mediche gratuite per tutti fino a 16 anni; pillole contraccettive disponibili a costo zero per le donne fino a 25 anni; alloggi assicurati ai non abbienti con interventi di edilizia popolare e requisizioni di case vuote da almeno due anni.

Insomma, «tutto il contrario di Kennedy. Lì dove Kennedy invitava gli americani a domandarsi che cosa loro potevano fare per l'America, Ségolène elenca ai francesi che cosa la Francia può fare per loro. E promettere a un paese sofferente di una seria difficoltà ad adeguarsi alla società del rischio che ci penserà lo stato; raccontare a una nazione di cui pure si lamenta l'alto debito pubblico che ci sono le risorse per finanziare l'Eldorado, è un modo, per l'appunto, per metterlo a nanna tranquillo, e fargli dimenticare gli incubi della "mondialisation". Nanny-State, lo chiamano gli inglesi: lo stato-balia».

Del "fenomeno" Sarkozy si occupa invece un libro di Massimo Nava ("Il francese di ferro", Einaudi), che lo paragona alla «Iron Lady» degli anni '80, la Thatcher. Anche Sarkozy promette alla Francia un salutare shock, «rotture» e aperture, per far uscire il paese dall'immobilismo interno e internazionale; fonda la sua politica sulla responsabilità, sul merito e sulla libertà; si pone in netta discontinuità con la versione «impolverata e statica» del gollismo chirachiano, delle vecchie classi dirigenti, antiamericane e antiliberali.

La sua «tolleranza zero» verso il crimine e il teppismo si basa innanzitutto sulla responsabilità individuale, per cui ognuno paga per quello che fa, senza poterne dare colpa alla società, ma anche sulla «discriminazione attiva» per integrare gli immigrati, per farli sentire "cittadini" e quindi individualmente responsabili.

In economia, meno Stato e più privato. Sembrerebbe andare in soffitta, quindi, l'"eccezionalismo francese", fatto di dirigismo e colbertismo, assistenzialimo e protezionismo, sostituito dalla riscoperta della competizione e del merito, all'interno come all'estero.

1 comment:

Peppo said...

Caro Jimmomo.... vacci piano con gli shock che tra il dire e il fare ci sono di mezzo.... circa 50 miliardi di euro.

A pag. 8 del Sole24Ore di oggi c'è un trafiletto in cui ci ricordano che il programma di Sarkozy, appena annunciato, è già stato, di fatto, dimezzato.

Gli oneri che esso comportava passano da 50 a 32 miliardi. Molte tasse, tra cui quella di successione, resteranno al loro posto e dei quattro punti di taglio tra tasse e contributi, si stima MOLTO PIU' REALISTICAMENTE, che se ne potrà fare solo uno.

E io manco a quello credo... perchè ci dovrà dire, il Sarkozy, dove prenderà i soldi per le nuove portaerei che vuole costruire.

La Royal ha sfoderato un programma vecchio.... sono d'accordo.

Il guaio è proprio quello.. che eccezion fatta per pochi casi, tra cui Blair e Zapatero, in Europa le elezioni si continuano a vincere per demerito degli avversari e quasi mai per merito proprio.