«Ma è possibile che si possano disprezzare a tal punto i ragazzi di questa nostra epoca, obbligandoli a seguire anni di attività scolastica dove le regole sono sempre più assenti? Ma è possibile non capire che qualsiasi persona riterrebbe inutile, o disprezzerebbe, qualunque attività priva di regole?»Purtroppo, milioni di giovani sono «costretti a frequentare una scuola che, per prima, non si prende sul serio, una scuola che rinunciando a qualsiasi regola si accontenta di vivacchiare, perché della sua efficienza non interessa a nessuno...», colpevole una politica che «ha fatto dell'ignavia un progetto di vita mascherandolo, ipocritamente, come educazione alla libertà...». Così il «fanciullo buono e bravo è una sorta di mezzo idiota spazzato via, almeno spera qualcuno, dal ribellismo rivoluzionario e casereccio sessantottino».
Una scuola che ha «paura» a sanzionare chi non rispetta quelle poche regole di convivenza civile e, nello stesso tempo, a «premiare coloro che si comportano in modo tale da essere valorizzati e distinti dagli altri».
Insomma, non si propongono bacchettate sulle mani, ma «strategie educative che distinguano e valorizzino chi, con il suo comportamento, rispetta i diritti degli altri e lavora nella consapevolezza che il proprio impegno è la miglior garanzia per una società più giusta e meno sottomessa ai soprusi dei più forti, degli arroganti, dei violenti, che, se trattati alla pari degli altri, si sentiranno autorizzati a codificare una visione del mondo sempre più brutale, egoistica e... fascista».
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