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Sunday, February 11, 2007

La questione vaticana e la questione catto-comunista

Il Presidente Napolitano in udienza dal PapaCaro Luigi, Zagrebelsky ha ragione. Forse mai, negli ultimi anni, come sul riconoscimento delle unioni di fatto abbiamo assistito a patenti violazioni del Concordato del 1984 («La Repubblica italiana e la Santa Sede riaffermano che lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani, impegnandosi al pieno rispetto di tale principio nei loro rapporti...») e dell'art. 7 della Costituzione («Lo Stato e la Chiesa sono, ciascuno nel proprio ambito, indipendenti e sovrani»).

Uno strappo clamoroso - è davvero innegabile - l'ultimatum allo Stato italiano che la Cei ha affidato ad un editoriale del suo organo ufficiale (Avvenire, 6 febbraio). Non solo gli innumerevoli inviti espliciti rivolti dalle gerarchie ecclesiastiche ai parlamentari cattolici affinché in aula operino e votino in linea con le direttive della Santa Sede, ma anche la minaccia, dai toni mafiosi, che l'approvazione di una legge possa rappresentare uno «spartiacque che inevitabilmente peserà sul futuro della politica italiana».

Il Vaticano giura allo Stato italiano «inevitabili conseguenze» sulla sua vita politica, «perturbatici del quadro parlamentare, in definitiva della libera dialettica democratica», osserva Zagrebelsky nel suo intervento (la Repubblica, 9 febbario).

Anche Pasquino, oggi, in un bell'editoriale su l'Unità, ha sottolineato la differenza tra un legittimo ruolo pubblico, che nessuno nega alla Chiesa, e un'indebita ingerenza negli affari interni dello Stato italiano.

I vescovi che «non argomentano, ma intimano e pretendono di dettare i comportamenti di voto dei parlamentari» dimostrano che «la Chiesa ha deciso non soltanto di esaltare il suo ruolo pubblico, che nessuno negherebbe, anzi, nessuno in Italia ha mai negato, ma di fare politica in prima persona». Due attività del tutto diverse.
«Svolgere un ruolo pubblico significa partecipare a un dibattito portando argomenti e anche formulando proposte, nella consapevolezza che, alla fine, nei sistemi politici democratici, di quelle proposte decideranno coloro che sono stati eletti e che hanno la delega a scegliere interpretando un interesse generale».
Ed è questa «conspavolezza» - che alla fine, in democrazia, ci si rimette al legittimo volere della maggioranza - che sembra mancare Oltretevere.
«Fare politica in prima persona, da parte della Chiesa, richiamandosi con durezza a non incontestabili principi religiosi e volendoli imporre non soltanto ai cattolici, ma a tutta la societa è, invece, bisogna dirlo con estrema chiarezza, un segnale inequivocabile di fondamentalismo».
Che i vertici di uno Stato estero dettino i comportamenti di voto degli eletti nel nostro Parlamento, chiamandoli al rispetto di una lealtà a un'istituzione estranea alla Repubblica, rappresenta una chiara violazione della sovranità italiana. «Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato», recita l'art. 67 della nostra Costituzione. Eppure, più degli stessi partiti, la Chiesa sembra vincolare i parlamentari cattolici a un preciso mandato.

E a questo punto il problema non sono più solo i privilegi concordatari, ma ritorna di attualità la questione romana, la stessa organizzazione della religione cattolica in uno Stato, Città del Vaticano. Via lo Stato, accettino di far parte dello Stato italiano come ogni altra formazione sociale, e potranno condurre tutte le battaglie politiche che riterranno. Modello americano, insomma.

Tuttavia, per poter essere credibili, oltre che per onestà intellettuale, ma soprattutto per capire perché la nostra politica non riesce a liberarsi della tutela vaticana, dobbiamo riconoscere che di patenti violazioni degli accordi che intercorrono tra l'Italia e la Santa Sede si sono rese responsabili anche le più alte cariche delle istituzioni italiane.

Il Presidente della Repubblica Napolitano, con il suo invito a trovare una «sintesi» con la Chiesa, «tenendo conto» non delle preoccupazioni dei cittadini italiani di religione cattolica, ma di quelle «espresse dal Pontefice e dalle alte gerarchie», ha elevato la Santa Sede al ruolo di interlocutore necessario nella formazione di una legge, almeno implicitamente delegittimando qualunque soluzione legislativa, anche su altri temi, che non trovi l'assenso, per lo meno silenzioso, del Papa e della Cei. Un vero e proprio mandato a trattare con le gerarchie ecclesiastiche subito preso alla lettera dai ministri più vicini alla Cei. Prodi avrebbe incontrato il Cardinale Bertone, Rosi Bindi il segretario della Cei Betori, ma come minimo i membri del Governo e delle istituzioni che ritengano opportuno incontrare le alte gerarchie dello Stato del Vaticano devono essere chiamati a farlo alla luce del sole.

Legittimare come politicamente necessario il concorso non del "mondo cattolico", ma dei vertici di uno Stato estero alla formazione delle leggi è una ferita intollerabile alla sovranità e alla laicità delle istituzioni. Il Presidente Napolitano ha quindi violato il suo ruolo di garante della Costituzione sia per omissione, per non aver reagito fermamente ai diktat di Oltretevere, ma soprattutto per attentato, di cui egli stesso si è reso responsabile. Tuttavia, a sinistra, purtroppo anche tra i radicali, e a destra per motivi diversi, c'è una cortina di conformismo impenetrabile sull'operato del Quirinale. Perché i «grandiosi» Zagrebelsky, Ezio Mauro e Scalfari non scrivono una riga su questo?

Anche Prodi, e i Ds in particolare, hanno assecondato la strategia della Chiesa: farsi inseguire, così da ottenere il duplice obiettivo di non trattare ufficialmente sui principi "non negoziabili" e, grazie ai suoi "ascari" nel Governo e in Parlamento, di capitalizzare anche il risultato del "male minore". Perché? Certo non perché mancasse la consapevolezza della partita, quella di sempre, giocata dai vescovi. Il perché l'ha spiegato senza giri di parole Ezio Mauro su la Repubblica: non far saltare «l'alleanza tra i cattolici democratici e gli ex comunisti che è al centro della storia dell'Ulivo, che oggi forma il baricentro riformista del governo Prodi e che domani dovrebbe essere la ragione sociale del nuovo partito democratico».

Questa l'unica preoccupazione di Napolitano, di Prodi, e soprattutto dei Ds e degli editorialisti di Repubblica, che non salti il Partito democratico, anzi, meglio, quell'asse catto-comunista che ne dovrebbe essere il motore, ma che viene sottoposto a grande stress dai temi della bioetica e delle libertà civili, e dalle conseguenti pressioni della Chiesa. Se un assetto di potere è ritenuto prioritario rispetto alla laicità dello Stato e alle libertà dei cittadini, allora il problema non sono i vescovi, ma è la sinistra italiana, e il Partito democratico nasce sotto i peggiori auspici.

Anche Eugenio Scalfari, quando nel suo consueto intervento domenicale loda l'attitudine al compromesso e l'approccio inclusivo del Governo, non una debolezza, ma addirittura la forza che irrita il Vaticano, ha in realtà come fine unico la difesa a oltranza dell'operato di Prodi, della sua capacità di ricomporre l'alleanza catto-comunista esposta alle avversità. «Quale politica non fa compromessi?». Domanda retorica che mette sotto accusa di massimalismo chiunque denunci il superamento di quella soglia oltre la quale il compromesso diviene confusione e cedimento.

Non sbaglia a ricordare che solo i radicali hanno chiamato in causa il Concordato, ormai «caduto in desuetudine». Anzi, che «sta in piedi soltanto a tutela dei henefici che ne riceve la Chiesa», mentre «i limiti che la Chiesa ha pattuito con lo Stato sono stati superati». Capezzone ha provocatoriamente chiesto come mai il governo non protestasse con la Santa Sede per l'«irritualità» della Cei nelle sue irruzioni palesemente anticoncordatarie nei confronti del potere legislativo, così come ha fatto con gli Stati Uniti pochi giorni prima per l'intervento dei sei amhasciatori che ci invitavano a restare in Afghanistan.

Ma, alla fine, conclude Scalfari, ha avuto ragione il Governo e Rosi Bindi è l'ultimo baluardo della laicità dello Stato. Rassicuriamo Scalfari. La Chiesa non ce l'ha con la Bindi. Anche lei dà il suo contributo. Serve il muso duro dell'intransigenza perché certi principi "non sono negoziabili", ma anche gli "ascari" che incassano il "male minore".

Dunque, ancora una volta è il catto-comunismo, quell'assetto di potere dal connotato geneticamente illiberale dal punto di vista del diritto, della giustizia, dell'economia e delle libertà civili che continua a stringere in una morsa il nostro paese, che dovremmo denunciare e contrastare.

8 comments:

remember said...

Un giovane imprenditore del Nord Italia (il figlio del proprietario della Sabelt) richiesto di esprimersi su ciò che manca al nostro Paese per rimergere ha detto molto diplomaticamente: apertura mentale e ricambio generazionale in alcuni settori.
Ho tradotto: libertà e nuovi politici.

Il punto è proprio questo.

I clericofascisti ipocriti che votarono la legge 40/2004 non sono certo migliori dei cattocomunisti ipocriti di questo csx.

Tutto questo è solo la dimostrazione che il Vaticano ha infarcito liberamente di propri adepti le due coalizioni. E non dimentichiamo che il voto di preferenza non c'è più in Italia.
Un Volontè non è nè migliore nè peggiore di una Binetti, un Buttiglione non è nè migliore nè peggiore di un Mastella. Sono tutti, in ruoli diversi, soldati del Vaticano, tutti utili alla causa.

Abbiamo sempre pensato, semplificando, che il csx è più liberale in tema di diritti civili del cdx, viceversa per quel che concerne le libertà economiche.
Ma alla ennesima prova dei fatti possiamo dire che il csx finge di essere liberale sui diritti civili e che il cdx non è affatto liberale in economia.
Quindi torniamo al solito discorso sul deficit bipartisan di liberalismo della nostra politica.

Dove sta il problema, dunque?
Oltretevere?

No! Non credo proprio.

Il problema è il livello miserrimo e bipartisan dei nostri politici di professione e convenienza.
Il problema è come è ridotta la nostra politica. A pura convenienza, a pura ricerca del consenso del più forte, a pura riconferma del proprio bacino elettorale a prescindere del tutto dalla bontà delle proposte, delle iniziative e delle posizioni assunte.
Diceva il sen.Villone, dal quale mi separano oceani per tanti altri motivi, che oggi non è necessario conquistare le masse dei soldati per vincere, ma basta comprare i generali. E faceva l'esempio del politico locale, anche di csx, che si inventa alcuni enti e vi mette a capo il capo della confindustria locale, il capo della confartigianato locale, che crea piccoli comitati di affari, ecc ecc. Saranno poi questi capatazza locali a portare a lui i voti delle masse dei soldatini.

Il Vaticano che, impazzito com'è, attacca financo Baudo e Banfi, approfitta facilmente della situazione miserrima in cui giace la politica italica. Tutto qua.

Allora perchè, alla fin fine, preferire questo schifo di cdx a questo schifo di csx?

Semplice, ed oramai l'hanno capito in molti: perchè questo csx di geneticamente superiori, del colto moralismo ipocrita, dell'affarismo statalista e dirigista, di ipertassatori soffocanti, dell'antiamerikanismo di ritorno, del comunismo mai morto del tutto, è assai più tetro ed insopportabile, alla prova dei fatti, di quella masnada di avventurieri da strapazzo del cdx che si inginocchiano "all'italiana" davanti al PapaRe e che, lui consapevole, consenziente e cattolicamente assolutorio, un attimo dopo e privatamente se ne sbattono allegramente dei valori che un momento prima hanno proclamato a trentadue denti e pubblicamente.

Tutto qua. Purtroppo.

Tutto tremendamente sintomatico di un declino storico ed incontrovertibile del nostro Paese.

P.S.: mi scuso con Jim e con tutti per la lunghezza.

Anonymous said...

certo certo, però il falso liberalismo in materia di diritti civili del csx ha consentito un ddl che comunque dà dei diritti a chi non li aveva, al posto della legge 40.
il falso liberalismo del cdx in materia economica che ha prodotto se non un inasprimento della riforma treu? nulla , anzi.

in sostanza dici che vale la pena comunque votare il cdx perchè la sinistra ti sta sul cazzo.
un bel ragionamento

Anonymous said...

il problema non è la chiesa che da secoli fa il suo mestiere ovvero...dire cose di chiesa, magari anche lanciando proclami ferocemente aderenti alla morale cristiana o al rigorismo del diritto canonico.

la chiesa fa la chiesa.

che cosa altro volete che faccia?

la cosa drammatica sono i miopi politici cattolici ( o presunti tali ) di ritorno, sia di destra che di sinistra i quali...sui voti che porta la chiesa...hanno costruito le loro fortune elettorali!!!

sono gli uomini politici che sono stronzi e meschini, non la chiesa. non hanno le palle, tanto da emanciparsi dalla chiesa stessa.

in una parola...per un pugno di voti!!

che poi, non sono nemmeno tanto pochi, questo è il guaio.

no ai pacs, no ai dico.

sì al matrimonio civile.

ciao.

io ero tzunami...

Anonymous said...

tzunà, ci sono difficoltà enormi a far passare quest'acquetta di rosa che sono i dico e tu vorresti il matrimonio?

o matrimonio o niente?

mi sa che ci aspetta il niente allora, magari potremmo far un'altra battaglia civile abolendo la 194 e, perchè no, il divorzio.

ma pensa tu

Anonymous said...

<< non pensano ( i religiosi, ndr ) che cristo non baderà a queste messe in scena e chiederà soltanto all’uomo se ha osservato il comandamento dell’amore? il giorno del giudizio ci sarà...chi vomiterà salmi su salmi, chi conterà centinaia e centinaia di giorni di digiuno...chi si vanterà di aver partecipato a tante cerimonie da non riuscire a farle entrare in sette navi da carico, un altro testimonierà di non aver mai preso in mano un soldo in sessant’anni, se non con due paia di guanti, un altro si presenterà con il cappuccio così unto e lurido che nemmeno un marinaio lo infilerebbe in testa >>.

firmato, erasmo da rotterdam...a proiposito di follia.

anonimo, pensala come vuoi.

io la penso così.

agli artifici e raggiri, preferisco la folle verità delle cose.

almeno la mia verità...anche se, come tu dici...impossibile poiché equivarrebbe al niente.

pura follia.

in ogni caso, visto come la penso io...che conta...niente, appunto...io dico ( è proprio il caso!!! ) no agli artifici e raggiri e sì al matrimonio civile.

questo avrebbe un senso.

anche perché in fondo in fondo...con i pacs/dico...ci sono solo diritti(?) e nessun dovere.

soprattutto per i gay...perché sono loro il "problema" alla base di tutto 'sto spreco di parole e carta...degli artifici e raggiri dunque.

due omosessuali si amano e vogliono vivere insieme contrattualizzando il loro rapporto? ebbene, si sposino in comune...questo sarebbe giusto in un regime di libertà reciproca...

e 'sti cazzi se la chiesa non li vuole!!!

...e se tu mi reputi folle!!!

ma dimmi, è da folli ritenere che uno stato non coffessionale...dovrebbe dare la possibilità a due omosessuali di sposarsi?

...erasmus posuit ova, luteherus exculsit pullos...


ciao.

io ero tzunami...

remember said...

Abbiamo ancora le BR. E molti diranno che sono ancora "compagni che sbagliano". E volevano ammazzare un "volenteroso"...
E chissà quanti, di nascosto, avrebbero detto che facevano bene a fare quel che avrebbero fatto.

Poi dicono che uno vota cdx...

Tutto tremendamente sintomatico di un declino storico ed incontrovertibile del nostro Paese.

Anonymous said...

tzunà, sarei perfettamente d'accordo con te, se vivessimo in un paese laico

Anonymous said...

remember dimentica (e si chiama remember) che ichino è nella cgil, che questi delinquenti sono stati arrestati su ordine della vituperata bocassini.

in base a ciò ci dovrebbe spiegare un altro motivo per votare centrodestra, evidentemente