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Tuesday, October 16, 2007

Berlusconi ha la rivincita in tasca; il dilemma di Veltroni

«Non me ne andrò fino al 2011», ha sempre ripetuto Romano Prodi. Eppure, nella lettera di congratulazioni inviata a Veltroni per il successo delle primarie ha buttato là una data, il 2009, testualmente riferita alle elezioni europee, ma che potrebbe sottintendere, invece, una proposta di accordo lanciata al segretario del Pd per gestire l'inevitabile dualismo dei prossimi mesi: "Fammi andare avanti fino al 2009, poi accetterò di farmi da parte". D'altra parte, Veltroni avrebbe sì bisogno di un altro anno prima di presentarsi al voto, per fare il partito e per preparare l'alleanza di «nuovo conio», ma forse gli converrebbe anche che a traghettare il paese in questi 12 mesi fosse un governo "cuscinetto", per fare sì che nella memoria degli elettori sbiadisca il ricordo dei disastri dell'attuale coalizione di centrosinistra.

Non è di questo avviso Berlusconi, che invece ha fretta. Con un governo così fallimentare, e gli italiani così incazzati, l'occasione è troppo ghiotta, la rivincita se la sente in tasca. E' impensabile quindi che accetti proprio ora di far partire il dialogo per le riforme, che Prodi sarebbe pronto a strumentalizzare per restare in piedi e che Veltroni sfrutterebbe per prepararsi al meglio.

Trovano conferma dallo stesso Cav., dunque, le parole di Gianni Letta, riportate nel retroscena di Minzolini, oggi su La Stampa: «... forse qualche mese fa si poteva tentare, ma ormai la partita è finita. Siamo agli sgoccioli, ai minuti di recupero. Possono essere uno, due, o tre, ma il fischio finale dell'arbitro sta per arrivare. E si andrà a votare».

In modo molto sintetico ed efficace Berlusconi ha spiegato inoltre perché il grande show di domenica scorsa non è destinato di per sé a produrre alcun cambiamento. Se il Pd non sarà disposto a rinunciare all'alleanza con la sinistra comunista e massimalista farà la stessa fine dell'Ulivo, e Veltroni la stessa di Prodi.

Così la pensa anche Stefano Folli, che ha rievocato il precedente dell'ottobre 2005, quando le finte primarie dell'Unione per la candidatura a premier si trasformarono in un plebiscito a favore di Prodi. L'investitura popolare avrebbe dovuto trasformarlo nel premier più forte mai visto in Italia, ma oggi si deve arrendere alla sua irrilevanza e al fallimento strutturale della sua coalizione, fatta per vincere e non per governare.

Una fine che rischia di fare anche Veltroni, se non farà «buon uso» del successo delle primarie, se non aggiungerà fatti concreti, visibili e percepibili dall'elettorato, soprattutto fra i ceti medi e produttivi: «Le parole non bastano e il crisma del voto popolare servirà al leader solo in una prima fase. Senza risultati tangibili, la magia svanirà inevitabilmente».

Chi ha colto il senso dell'operazione obbligata che sta tentando e che tenterà nei prossimi mesi Veltroni è, come spesso gli capita, Luca Ricolfi, su La Stampa. Gran parte del "popolo della sinistra" è oggi stordito dal vedere Veltroni e il Pd muoversi verso il centro e far proprie istanze tipiche della destra, come tasse e sicurezza. Ma «se Veltroni pensasse di rubare voti alla destra facendosi esso stesso destra, gli elettori moderati mangerebbero la foglia e gli preferirebbero l'originale», osserva Ricolfi. E' questo un rischio fondato che però il segretario del Pd non può fare a meno di correre.

«Quel che Veltroni sta tentando di fare non è di spostare verso destra il baricentro del nuovo partito, ma di costruire una sinistra radicalmente riformatrice. Una sinistra moderna, liberale, e quindi fondata su un'idea diversa di progresso, su un'idea diversa di eguaglianza, su un'idea diversa di libertà». Il «guaio», sottolinea Ricolfi, è che lo fa «senza dirlo, senza spiegarlo». Non una «rivoluzione silenziosa», ma addirittura una «rivoluzione di nascosto».
«Se volesse davvero spiegare la rivoluzione liberale di cui è diventato un (convinto?) paladino, dovrebbe anche fare i conti fino in fondo con il passato della sinistra. E dire: amici e compagni, per anni vi abbiamo riempiti di stereotipi buonisti, idee semplicistiche, maxi-programmi irrealizzabili; vi abbiamo nascosto i fatti, quando non quadravano con le convinzioni che vi avevamo impartito; vi abbiamo insegnato a criticare la destra sempre e comunque, qualsiasi cosa facesse; abbiamo coltivato il vostro senso di superiorità morale, la certezza di rappresentare "la parte migliore del Paese"; per cacciare Berlusconi abbiamo contratto un'alleanza politica innaturale, che sta paralizzando l'Italia; ora però ci siamo resi conto dei nostri errori, e anche se ci abbiamo messo quasi vent'anni a capirli (il muro di Berlino è caduto nel 1989), chiediamo a voi di metterci meno tempo - molto meno tempo - di quanto ne abbiamo messo noi».
Sai che sberla?! Sarebbe un discorso «nobile e coraggioso», ma Veltroni non può permetterselo, perché «un minuto dopo cadrebbe il governo». Dunque, «finché vorrà salvare Prodi, Veltroni non potrà mai spiegare sul serio la sua rivoluzione liberale». E finché non la spiegherà, mancheranno i fatti concreti e a noi rimarrà il sospetto.

5 comments:

il senatore said...

sì, ha la vittoria in tasca. Ma attenzione: OGGI ce l'ha. Bisognerà vedere come Veltroni imposterà la campagna elettorale. Ovviamente butterà nel cestino Prodi ed è altrettanto chiaro che farà quello che meglio gli riesce: vendere sogni. Sarà curioso vedere come andranno le vendite tra il popolo italiano...

Altro problemino per Berlusconi: il Senato traballante. E' per me scontato che non finirà 57 a 43 come sembra oggi, ma più probabilmente le due coalizioni si attesteranno su un 53-47. Con queste cifre risicate (specie se la CdL non riuscirà a strappare qualche regione redditizia in termini di seggi), Berlusca farebbe la stessa fine di Mortadella.

Anonymous said...

Scusa senatore, ma 6 punti di distacco non sono affatto le cifre risicate che dici tu.
Poi, è ovvio, ciascuno può illudersi pro domo sua come meglio crede.
Ma fossero pure 6 punti di differenza, e non ci credo, sarà sempre una situazione del tutto diversa dal quasi 50 a 50 del 2006.

Anonymous said...

la cosa importante è però la seguente: diminuirà subito la pressione fiscale Berlusconi in maniera shoccante?

il senatore said...

anonymous:
con l'attuale legge elettorale (voluta così dal duo Ciampi-Follini, ribadisco sempre), il Senato sarà sempre in bilico, a meno che una delle due coalizioni non riesca a strappare una regione munita di tanti seggi che tradizionalmente va dall'altra parte. Se ad esempio la CdL prendesse Campania e Liguria potrebbe avere un certo margine di seggi di vantaggio, altrimenti il 53-47 non direbbe proprio nulla.

Alla Camera il premio è a livello nazionale (quindi uno 0,001% garantisce governabilità), mentre al Senato è spezzettato su base regionale. E sono dolori.

Ismael said...

Ricolfi è un valido osservatore, ma anche lui manca il punto. Se davvero bastasse semplicemente "spiegare" la cosiddetta rivoluzione liberale alla gente, basterebbero comunissime doti oratorie e comunicative per renderci tutti quanti premier in pectore.
Veltroni può "spiegare" questo e quello, ma senza i morti e i feriti di un'autentica battaglia di idee risulterà sempre poco credibile.
Il tanto celebrato - forse al di là dei suoi effettivi meriti - Tony Blair ha impiegato dieci anni a plasmare il Labour britannico a sua immagine e somiglianza. Mica dieci mesi.