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Friday, October 05, 2007

Padoa-Spocchia istiga allo scontro generazionale

Il ministro Padoa-Spocchia ha colpito ancora: ha bollato i giovani che restano a casa con i genitori fino e oltre la soglia dei trent'anni come «bamboccioni», nel corso di un intervento in cui stava illustrando il piano del governo per incoraggiarli a uscire di casa.

Ebbene, secondo il ministro, che si permette di esprimere giudizi su un'intera generazione, 150 euro l'anno (su un reddito inferiore ai 30 mila euro) e 300 l'anno (su un reddito inferiore ai 15 mila euro!) dovrebbero convincere un ragazzo a trovarsi una casa in affito o ad accendere un mutuo.

Chiaramente no. Chiunque conosca un minimo il mercato immobiliare (sia per l'acquisto che per l'affitto), soprattutto nelle grandi città, sa bene che sono cifre risibili. A scanso di equivoci, qui non si è affatto convinti che la soluzione siano i sussidi, ma comunque, al ministro che fa del sarcasmo presentandosi con pochi spiccioli in tasca, sputeremmo volentieri in un occhio.

E' stata una «battuta infelice», ha osservato Veltroni, intervistato a Radio anch'io. Non è detto che Veltroni sia in grado di proporre le ricette liberali che servono a cambiare questo penoso stato di cose, ma per lo meno sembra avere chiaro che «la condizione di vita di quei ragazzi è il principale problema di questo paese». E', diciamo, il sintomo più preoccupante, che racchiude in sé tutte le maggiori ingiustizie e distorsioni di cui la politica e i governi che si sono succeduti sono i principali responsabili.

«I ragazzi oggi affrontano un viaggio nell'incertezza e meritano non solo il rispetto ma anche l'accompagnamento nella ricerca di opportunità». Più che un «accompagnamento» avremmo bisogno di mobilità sociale e dinamismo economico.

A riprova della centralità della questione generazionale, di cui la difficoltà ad uscire dalla casa dei genitori è il sintomo più vistoso, ecco le varie cause che ne sono alla base.

Università inefficienti che sfornano pochi laureati e in drammatico ritardo rispetto ai ragazzi europei. Dalle università umanistiche è raro che si esca prima dei 25 anni, da quelle tecnico-scientifiche non prima dei 27/28. I titoli di studio sono carta straccia, la preparazione è mediamente di scarso livello. Le carriere universitarie hanno barriere all'accesso che nulla hanno a che vedere con il merito e le capacità scientifiche e per di più gli interni, fannulloni o totalmente incompetenti, fanno il bello e cattivo tempo ostacolando ed eliminando la concorrenza degli elementi migliori. Ho visto e sentito cose nelle università italiane che voi stranieri non potete neanche immaginare.

I primi salari sono tremendamente più bassi della media degli altri paesi Ocse, nei quali soprattutto i neolaureati riescono a guadagnare molto di più dei neolaureati italiani, ridotti spesso in condizioni di sottoproletariato. Questo a causa sia dell'elevata pressione fiscale e contributiva sui salari stessi, sia dell'eccessivo costo del lavoro per le imprese, che non riescono a investire il dovuto sulle risorse umane più fresche, anche se di valore. Inoltre, salario basso e contratto flessibile sono il prezzo che i neoassunti pagano indirettamente perché sia assicurato il posto fisso a chi è già dentro, che non è licenziabile neanche se fannullone o improduttivo, pesando sul bilancio delle aziende.

Per non parlare dell'assenza di un sistema universale di ammortizzatori sociali. Solo il 17% dei lavoratori nel nostro paese gode di una qualche forma di sussidio, ma con meccanismi dannosi sia per i lavoratori che per lo Stato, come la cassa integrazione.

Poi c'è l'ampio e complesso capitolo del mercato immobiliare. Se un'ampia fetta di privilegiati, e una meno ampia di bisognosi, usufruiscono di prezzi di favore da parte di enti pubblici o para-pubblici, è chiaro che i prezzi della fetta restante della torta abitativa salgono. Ma da recenti inchieste giornalistiche dobbiamo dedurre che i politici non siano toccati da questo problema: da Casini a Veltroni, da Mastella a Marini, politici e sindacalisti hanno lucrato sulle case degli enti, entrando in affitto laddove non avrebbero avuto il diritto di entrare e, oggi, comprando a prezzi stracciati.

Inoltre, dall'introduzione dell'euro (in cui mi pare che Padoa-Schioppa e Prodi abbiano avuto un qualche ruolo di responsabilità), i prezzi per l'acquisto o l'affitto di una casa sono più che raddoppiati nelle grandi città. Con uno stipendio di 3 milioni di lire, prima del 2002, ci si poteva permettere un'abitazione di tutto rispetto, pagando un affitto di oltre un milione. Ebbene, oggi quello stipendio, che è anche un buono stipendio, vale 1.500 euro, ma sfido chiunque a trovarmi una casa che non sia un monolocale, in una grande città, con un affitto inferiore ai 1000 euro. Per non parlare dell'acquisto. Un 70 metri quadrati a Roma in un quartiere dignitoso ma non centrale veniva sui 330 milioni. Oggi arriva tranquillamente a 450 mila euro. Cioè oltre 800 milioni di vecchie lire. A questi problemi si deve sommare il "cancro" italiano dell'estrema difficoltà nell'accesso al credito.

Siamo sicuri che i ragazzi italiani non lascino la casa dei genitori perché sono tutti mammoni e viziati?

7 comments:

periclitor said...

LA seconda che hai detto....siamo mammoni e viziati
PAzzesco che quest'uomo sia passato da fine economista liberale a vecchio
democristiano statalista e assistenzialista(e gaffeurs)

Anonymous said...

chi si fida di veltroni fa la fine del cog...

IoLoDico said...

E' solo malafede. Nulla altro che questo. Questi signori vivono in un altro mondo...

Adolfo Laurenti said...

Non mi disturba - o meglio: mi disturba, ma non mi sorprende... - che il Ministro dell'Economia dimostri di non conoscere gli affitti medi nelle citta' italiane, ne' le condizioni di precarieta' per molti giovani nel mondo del lavoro.

Quel che veramente mi disturba e' il principio, paternalista, populista, statalista, che un Ministro dell'Economia si spenda, politicamente e finanziariamente, nella micro-gestione di scelte di vita personalissime ed individualissime. Magari sono anche d'accordo che in Italia si sia mammoni, viziati e pigri. Il compito di governanti e politici liberali, pero', dovrebbe essere quello di creare le condizioni e le opportunita' perche' ciascuno faccia, in piena autonomia e responsabilita', le proprie scelte. Non quello di decidere se, come e quando un giovane di 25 anni debba vivere con mamma' e papa' o per conto suo. Ma scherziamo?

Ha ragione Periclitor: la trasformazione di quest'uomo, che oggi inanella un'ulteriore "perla nera" sulle tasse "bellissime", diventa sempre meno politica, e sempre piu' dramma psico-gerontologico.

Marco said...

lucrano e ingrassano bruciando il nostro futuro per scaldarsi la vecchiaia e ci sputano pure in faccia.

se fossimo a Boston finirebbero in ammollo assieme alle loro bellissime balle di the.

stefano said...

"sfido chiunque a trovarmi una casa che non sia un monolocale, in una grande città, con un affitto inferiore ai 1000 euro. Per non parlare dell'acquisto. Un 70 metri quadrati a Roma in un quartiere dignitoso ma non centrale veniva sui 330 milioni."
Be', ma scusa: sono i prezzi che fa il mercato, di che ti lamenti? Se l'80 % degli italiani ha case di proprietà e il 20 % no è evidente che, per il principio di scarsità, l'offerta di case in affitto è più bassa rispetto alla richiesta. Ovviamente i prezzi salgono. E il mercato ha SEMPRE ragione, no?

JimMomo said...

Il discorso non cambia con i mutui. Il mercato ha ragione, se non c'è qualcuno che bara.