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Sunday, September 30, 2007

La retorica cattolica ci lavora ai fianchi

«Il capitalismo non va considerato come l'unico modello valido di organizzazione economica»

Abbiamo già commentato le univoche, a nostro avviso, parole di Benedetto XVI sul capitalismo, ma probabilmente Emanuele Severino si spiega meglio.
Il capitalismo è un agire complesso che però, in ogni sua intrapresa, ha come scopo il profitto, non l'amore del prossimo. Da tempo la Chiesa, pur riconoscendo che «il profitto è naturalmente legittimo», lo condanna quando e in quanto esso voglia essere lo scopo della organizzazione economica. Il profitto è «legittimo» se si mantiene «nella giusta misura»: non come scopo di tale organizzazione ma come mezzo con cui questa realizza lo scopo legittimo, ossia il «bene comune». Un mezzo per realizzare la carità cristiana, l'amore del prossimo.
Ma «giusta misura» e «bene comune» sono quei concetti ragionevoli con i quali la retorica cattolica mina alla base qualsiasi attività umana che non voglia essere subordinata alla sua dottrina. Il capitalismo realizza e diffonde il benessere nelle società umane proprio perché lo scopo di tale organizzazione economica non è il «bene comune», ma il profitto indidividuale.
Prescrivendo al capitalismo di avere come scopo il «bene comune» cristianamente inteso, la Chiesa gli prescrive di assumere uno scopo diverso da quello che costituisce l`essenza stessa del capitalismo, ossia di diventare qualcosa di diverso da ciò che esso è... Se il capitalismo nella «giusta misura» assume come scopo non più il profitto ma il «bene comune», allora il capitalismo, dice il pontefice, «è necessario allo sviluppo economico» ma è anche diventato un diverso «modello di organizzazione», che, chiosiamo, del capitalismo e del profitto conserva soltanto il nome.
Prescrivendo al capitalismo di avere come scopo il «bene comune», la Chiesa gli prescrive di non essere più capitalismo. E infatti, il Papa aggiunge che «il capitalismo non va considerato come l'unico modello valido di organizzazione economica». A quale altro capitalismo «valido» si riferisce Papa Ratzinger, si chiede quindi Severino, quando afferma che «il capitalismo non va considerato come l'unico modello valido»?

Ma Benedetto XVI, e la Chiesa cattolica, ragionano in questo modo su tutto: è legittimo ciò che si subordina volentieri alla verità rivelata, e per di più a quella versione specifica tramandata dal cattolicesimo.
Anche riguardo alla democrazia il pontefice potrebbe infatti dire che la libertà «è naturalmente legittima nella giusta misura» ed «è necessaria allo sviluppo» politico (dove però la giusta misura è data da una libertà non separata dalla verità cristianamente intesa). Sì che l'unico modello valido di organizzazione politica è la democrazia che non assume come scopo la libertà senza la verità cristiana ma quella il cui scopo è l'unione di libertà e di tale verità (dove il profitto non avente come scopo il «bene comune» sta alla libertà senza verità, così come il profitto avente quello scopo sta alla libertà unita alla verità).
Dunque, fate attenzione, quando sentite il Papa o le autorità ecclesiastiche parlare di «giusta misura» e «bene comune». Sembrano ragionevoli, ma sotto c'è la sòla. Il tentativo non tanto di abolire il liberalismo o il capitalismo, ma di sottometterli alla propria autorità morale. Che in effetti è operazione ancor più subdola (e comoda) del contestarne direttamente ed esplicitamente la validità.

6 comments:

Hoka Hey said...

o forse, molto più semplicemente, la Chiesa cerca di interpretare le cose del mondo (quindi anche l'economia) nella prospettiva evangelica. o forse, molto più semplicemente, il Papa intende dire che il capitalismo, senza freni, è sfruttamento dell'uomo sull'uomo.
se questa è la sola che sta dietro le parole del Papa e della Chiesa ... me ne prendo anche due!

ciao
HH

Anonymous said...

Purchè, come al solito, queste sole non si vogliano imporre pure a chi non le vuole...

Anonymous said...

d'accordo con HH.

Specifico che per me la Chiesa Cattolica, non essendo una forza politica né economica, bensì religiosa e morale, è pienamente legittimata a dire che il capitalismo lasciato a se stesso porta naturalmente alla "dismisura". Ed è legittimata anche a invocare una "giusta misura" e a indicare un "bene comune" che non siano strettamente economici. Quanto ai mezzi concreti per raggiungere questo "bene comune", è ovvio che non sia la Chiesa, ma la politica, l'attore chiamato in causa.

ciao
vincenzillo.splinder.com

mauro said...

Il capitalismo è un agire complesso che però, in ogni sua intrapresa, ha come scopo il profitto, non l'amore del prossimo.

Già, ma dopo avere ottenuto il tuo giusto profitto cosa te ne fai? come lo usi?

E prima ancora: la ricerca del profitto giustifica qualsiasi comportamento?
Alla fine un criterio morale, ti piaccia o no, devi avercelo.

Sono questi i punti dolenti del capitalismo che stanno a cuore al Papa, che non vuole né condannare il profitto, né "sottomettere" alcunché.
Coraggio! ci può arrivare anche un qualsiasi Severino! ;-)

Se poi vuoi imparare un possibile sistema di organizzazione economica che concilia il libero mercato con il bene comune, cerca online "economia di comunione":
www.edc-online.org

Anonymous said...

"Già, ma dopo avere ottenuto il tuo giusto profitto cosa te ne fai? come lo usi?" Come mi pare e piace.

"Economia di comunione" Santo cielo, ci manca solo il mago Do Nascimento...

ciccio said...

"la Chiesa Cattolica, non essendo una forza politica né economica"

Ah ah ah! :-D

Altro post sul papa, altra serie di apologeti che partono in automatico, tipo robot.

Economia di comunione, certo. Il prossimo papa avrà la tessera di Rifondazione.