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Monday, September 10, 2007

Dalle curve non si vede bene il gioco

Difficile che Alberto Mingardi non abbia avuto in mente molti blog di TocqueVille.it quando domenica, su Libero, ha scritto questo articolo. Venerdì scorso avevo provato anch'io, con questo post, a rispondere ad alcuni degli attacchi sferrati dalla blogosfera di centrodestra all'indirizzo di Giavazzi e Alesina, colpevoli di aver intitolato il loro ultimo libro "Il liberismo è di sinistra".

Certo, c'è quel fastidioso riflesso per cui per rendere qualcosa "buona" e accettabile basta definirla "di sinistra", ma quanti si ritengono di destra liberale dovrebbero piuttosto festeggiare come vittoria culturale il fatto che la sinistra, per rimanere tale, cioè fedele ai suoi migliori principi, debba convincersi a fare proprie le politiche liberali.

E' rimasto sbalordito anche Mingardi. «A destra semplicemente non è piaciuto il titolo: e non solo alla destra ingessata dei quotidiani d'area meno liberi di Libero, ma anche a quella ruspante, sanguigna e molto spesso para-reaganiana dei blog e dei siti internet». Se «destra e sinistra si qualificano sempre di più per il loro approccio a questioni di carattere etico e culturale», è naturale che «il liberismo non sarà né a destra né a sinistra: occuperà qualche nicchia». Ed è questo «patentemente il caso dell'Italia di oggi».

Mingardi si dice colpito dalla «violenza della reazione al libro di Alesina e Giavazzi», proprio perché «a naso si direbbe che anche i liberisti che "di sinistra" non sono, dovrebbero essere contenti se le loro idee hanno fortuna... Invece la blogosfera azzurrina è tutta una cerimonia voodoo per Giavazzi-Alesina». Persino contro «l'amerikano Alesina»... Il giudizio di Mingardi è duro ma fondato: «Tutte reazioni "di branco". Tanti cagnolini che pisciano per limitare il territorio. Nessuno che si chieda come è possibile che, alla vigilia della seconda finanziaria di TPS e Visco, due liberisti, e per giunta del prestigio accademico e editoriale di Giavazzi e Alesina, guardando alla politica italiana abbiano pensato che quel prestigio possa rendere meglio se "investito" a sinistra anziché a destra», nonostante i sondaggisti scommettano che Berlusconi sarà presto di nuovo al governo.

La realtà è che i nostri amici blog così pronti a scandalizzarsi se viene violato un territorio tradizionalmente "di destra", dovrebbero chiedersi cosa facciano i loro leader per difendere e marcare quel territorio. Purtroppo, sia dalla vicina esperienza di governo che dall'attuale vuoto programmatico, si desume che il centrodestra non si proponga come un affidabile esecutore di politiche liberiste. Ci è sembrato di capire, per ora, che se Berlusconi rivincesse le elezioni, verrebbe introdotto l'alzabandiera a scuola e la politica economica verrebbe affidata a un colbertista e dichiarato anti-mercatista infatuato dai temi dell'identità e della tradizione.

Anche Angelo Panebianco ha compreso l'intenzione di Giavazzi e Alesina, che non è ovviamente quella di sostenere che il liberismo sia solo di sinistra, bensì di «fornire munizioni, sotto forma di eccellenti argomenti, ai riformatori presenti nella coalizione di centrosinistra e impegnati (con pochi successi) in un braccio di ferro con le componenti dirigiste della maggioranza». Ed è certamente vero che il liberismo «è in grado di realizzare gli obiettivi di equità e di uguaglianza delle opportunità che sono storicamente ideali di sinistra, mentre le politiche interventiste e dirigiste praticate dalla sinistra italiana calpestano il principio di equità e finiscono per accrescere disuguaglianze e ingiustizie».

Come non ci stanchiamo di ripetere, trovando conferma nelle parole di Panebianco, destra e sinistra sono «parole abusate, e usurate dalla storia», ormai inutili, inservibili per descrivere e comprendere la realtà politica.

Il liberalismo non si lascia facilmente «assorbire» nella tradizionale classificazione destra/sinistra, «non "quaglia" né con la destra né con la sinistra», sostiene anche Panebianco: «Non con la destra perché la destra è prevalentemente corporativa. E non con la sinistra perché la sinistra è prevalentemente classista e redistributiva... Più calzante della distinzione destra/sinistra mi sembra quella che lega la questione del liberalismo economico alla opposizione fra i fautori della società aperta e i fautori (di destra e di sinistra) della società chiusa».

Concordo con Panebianco anche sull'uso del termine «liberismo». Fu introdotto in Italia dai nemici delle idee liberali e presuppone un'idea falsa, cioè «che la libertà possa essere fatta a fette: che si possa separare nettamente la libertà economica da quella politica e civile», tesi che al politologo pare «falsificata dall'esperienza storica».

2 comments:

periclitor said...

Ma il titolo di un libro è molto importante,soprattutto se si scrive una frase assoluta come quella.Panebianco nel suo bell'articolo,non elogia i due,anzi ne critica molti dei contenuti.

John Christian Falkenberg said...

Io festeggerei la diffusione dell'idea liberale a sinistra, davvero. Purtroppo, sembra essere concepita da qualcuno come un ratto: se il liberismo diventasse di sinistra, a destra non potrebbero esistere liberisti, ma soltanto beceri clericali privi della comprensione delle "regole" del mercato.