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Friday, September 21, 2007

Per colpire Grillo non demonizziamo i blog

Quella su Il Foglio di oggi contro i blog sembra una nuova crociata. Non accorgendosi che così, facendo di tutta l'erba un fascio, sembra quasi che tutta la blogosfera sia in mano a Beppe Grillo, il quale è uno dei blog, intorno al quale non ci sono poi così tanti blogger, ma per lo più gente che si limita a sfogarsi nei commenti. Insomma, si fa il suo gioco, si amplifica il suo potere mediatico.

Stefano Di Michele addirittura «stramaledice» i blog. In quanto tali, in quanto strumento tecnologico. Invoca «un bel fulmine celeste su questa nuova forma della politica buzzurra, della chiacchiera a vuoto, della pancia che strilla e rutta».

Se è illusorio aspettarsi che nei blog ci sia la parte migliore della società, perché però presumere che ci sia la peggiore? Perché per dimostrare la pochezza culturale e politica del "fenomeno Grillo" si deve gettare fango sullo strumento che usa e sui tanti altri che lo usano. I blog parlano: alcuni chiacchierano, altri - molti - hanno qualcosa di interessante da dire e alcuni fanno anche onesta informazione. Solo perché il blog più cliccato è di Beppe Grillo, e trasuda odio e nullità, non è detto che siano fatti così tutti i blog.

Anzi, la varietà della tipologia di blog che si incontrano in rete corrisponde alla varietà degli interessi e delle diverse personalità. Generalizzare è davvero difficile. C'è, eccome, il «trombonismo» dei blog, ma vogliamo parlare di quello sui giornali?!

Annalena Benini volge invece lo sguardo sulla blogosfera al femminile. Seppure in modo un po' snob, assolve l'«altissimo pettegolezzo sentimentale» di molte blogger, che trattano «l'amore le corna e le altre sciocchezze, le notti che non ci si aspettava e le lacrime che si aveva voglia di piangere, insieme a te non ci sto più e comunque sappiate tutti che lui porta le mutande coi rinforzi. Una condivisione strepitosa di segreti, il diario con il lucchetto senza più il lucchetto...»

Ma naturalmente non tutti i diari sono interessanti. E allora si lamenta, la Benini: «... una noia bestiale, tempo rubato allo shopping, al divano, al bucato, e alle ragazze. E la portinaia che smette di parlare alle spalle e comincia a inventarsi sermoni sul mondo... poi pretende che il mondo le dia ragione e anzi dica: wow, ma dove ti eri nascosta, tu meriti molto più di un blog, tu sì che sai come vanno le cose in questo paese». Vero, Annalena, ma a te chi te lo fa fare di leggere 'ste cose. Se si può cambiare canale, si può anche cliccare altrove, ma che male fanno?

I blogger «non scalmanati - ammette - quelli che si divertono a fare una vetrina di articoli interessanti, dischi usciti, libri fichi, e poi vivono una vita normale a parte le feste fra blogger, dicono che su Internet Grillo in realtà non lo sopporta nessuno [verissimo], ma ormai è fatta, è lui il simbolo dei blog». Ma «ormai è fatta, è lui il simbolo dei blog»? Permettimi, Annalena, col cazzo è fatta! Se è così, è anche un po' grazie a te, alle tv e ai giornali, compreso quello dove scrivi, che per anni è rimasto impermeabile alla produzione anche di discreto livello dei blog politici dell'area di centrodestra.

In fondo l'umanità che si riversa sul blog non è molto diversa da quella che incontriamo per strada. I blog saranno anche autoreferenziali, ma, davvero, mai come la stampa, con i giornali che si rimpallano messaggi cifrati comprensibili solo agli addetti ai lavori.

Forse l'articolo di Maurizio Crippa offre qualche spunto di riflessione in più, meno banale. E' vero che internet livella la «gerarchizzazione delle informazioni». La grande mole di dati che vi si può trovare rende più cruciale la capacità di selezionare il materiale rilevante, di separare il grano dal loglio, di setacciare le poche pepite d'oro, piuttosto che l'attività di mera ricerca. Tuttavia, anche sul web esistono dei criteri di autorevolezza, una reputazione della fonte, e quindi, in qualche modo, si riproduce una gerarchia delle informazioni che però l'utente è più libero di accettare o respingere. Internet invece, non «appiattisce il sapere», anzi lo diversifica in modo quasi esasperato, rendendo persino difficile catalogarlo.

Dunque, vogliamo ammettere che la gerarchia dei media tradizionali è troppo rigida, e che è senz'altro uno strumento, un'opportunità in più per tutti il fatto che un cittadino comune possa in qualsiasi momento sputtanare pubblicamente, sul suo blog, il giornalista o il politico che ha scritto, detto, o fatto una cazzata?

No, Crippa ha un'idea vecchia e stantia del Giornalista, colui che «processa» la notizia. Certo, non tutti i blog sentono la necessità di verificare le fonti, ricorrere a ricerche o a sofisticate analisi, ma ce ne sono molti che invece lo fanno, spesso con ottimi risultati.

E' sulla democrazia che bisogna capirsi. Se Grillo pensa che il suo blog sia la democrazia, sono fatti suoi, non dei blog. La democrazia è rappresentanza. Non credo alla democrazia diretta se non nelle forme limitate che conosciamo. Però indubbiamente il blog è partecipazione, comunicazione, informazione, controllo. Questo sì. E più ce n'è, meglio è, per tutti, per la democrazia. Pretendere di rovesciare un sistema a partire da un blog, pur con i suoi tanti visitatori, in fondo non è così diverso da chi pretende di rovesciare un governo in piazza. Se la cultura è illiberale, il mezzo può farci poco.

6 comments:

Phastidio said...

Beh, possiamo capire la situazione: Ferrara giorni fa ha sparato a zero su Grillo, ed ora schiera i suoi giornalisti. Nulla di particolarmente originale. Poi, le generalizzazioni sono sempre da evitare. Scrivere dei blog quello che hanno scritto la Benini & colleghi equivale a scrivere che chi scrive di economia sul Foglio è un somaro. Questo sospetto ci è venuto in più occasioni, a dire il vero, ma resistiamo all'induzione finale...

capemaster said...

LOL a Phastidio.

Potrei aggiungere en passant che Ferrara ha aperto il blog è s'è subito schifato.

Chissà se l'ha fatto per coerenza.

Redazione said...

Ma giornalisti old style, che s'informino prima di scrivere, no eh?
Solo opinionisti, ormai si usa

Sergio Vivi said...

Chissà come saranno contenti Wittgenstein e suo fratello Camillo

stamparassegnata said...

ci vuole una gran pazienza

Moneymaker said...

Bella la tua difesa del variopinto mondo dei Blog. E' un fenomeno dei nostri tempi. E' una realtà, che la cosa piaccia o meno, è così. Certo l'immediatezza del poter pubblicare i propri pensieri senza la mediazione di una riflessione (bastano due click et voilà, tutto il mondo sai cosa ti è passato in mente) a volte può essere controproducente. Ma il blog è parte del modo di comunicare del mondo d'oggi. E lo sarà in misura sempre maggiore.