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Friday, July 11, 2008

Boicottaggi: prima no, adesso sì

La Commissione Esteri della Camera ha approvato ieri una risoluzione (non vincolante) promossa da Matteo Mecacci (Pd), in cui si chiede al premier Berlusconi di non recarsi alla cerimonia inaugurale delle Olimpiadi di Pechino, per protesta contro la violazione dei diritti umani in Tibet e la repressione del marzo scorso.

Iniziativa meritoria, purtroppo senza molte speranze che abbia successo. Ormai l'orientamento dei capi di stato e di governo delle più grandi democrazie occidentali pare essere quello di essere presenti alla cerimonia inaugurale. Così Bush, così Sarkozy, presidente di turno dell'Ue, così Berlusconi. O comunque di non connotare politicamente la propria assenza. Ho sempre, fin dall'inizio, sostenuto l'opportunità di boicottare (non come iniziativa singola ma almeno da parte dei leader più importanti) come minimo la cerimonia inaugurale.

Ma al di là dei boicottaggi, l'errore è stato fatto all'inizio. Ci si è accontentati di chiedere a Pechino di riprendere i colloqui con il Dalai Lama. Come ogni dittatura anche la Cina ha ormai capito come prendere in giro i governi occidentali e ha riavviato i colloqui con gli emissari del leader spirituale tibetano. Colloqui che, c'è da scommettere, non porteranno a nulla e verranno di nuovo interrotti al termine dei Giochi.

Il fatto strano però è che mi pareva di aver capito nei mesi scorsi, quando la repressione in Tibet era drammaticamente in corso, che i radicali erano contrari ad ogni ipotesi di boicottaggio delle Olimpiadi. Lo scorso 19 marzo ero come molti a Piazza Campo de' Fiori, a Roma, alla manifestazione per il Tibet promossa da il Riformista e da Radio Radicale. Mi pare di ricordare di aver sentito Emma Bonino pronunciare in quell'occasione un intervento "controcorrente" rispetto ai più, proprio sostenendo che non boicottaggi, ma pressioni continue, servissero su Pechino.

La mattina dello stesso giorno, il 19 marzo, intervenendo in una seduta delle Commissioni Esteri di Camera e Senato convocata proprio sulla situazione in Tibet, il deputato radicale Sergio D'Elia ribadiva con forza che «la Cina non ha bisgno di boicottaggi». E addirittura ci si faceva forti delle parole del Dalai Lama in questo senso, che si è sempre detto contrario al boicottaggio e ha addirittura dichiarato che se invitato sarebbe andato alla cerimonia inaugurale.

Oggi, improvvisamente, per i radicali diventa decisivo boicottare la cerimonia inaugurale. Anche come iniziativa singola del premier italiano. Sorge il sospetto che fin quando c'erano al governo Prodi, D'Alema e la Bonino, non si voleva metterli in imbarazzo avanzando tali proposte, di tutta evidenza in conflitto con la linea di comportamento adottata da tutti e tre nei confronti di Pechino.

1 comment:

Anonymous said...

scusa...ma il tizio non è radicale???

o di quel che rimane dei tali...

e comunque...senza sputo.


ciao.

io ero tzunami