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Monday, June 06, 2005

Europa. Tornare alle origini dell'europeismo

Referendum sul trattato costituzionale europeoLa soluzione dei problemi socio-economici dell'Europa sta nel «blairismo reale», ma per avere successo deve passare inosservata

E' in gran parte condivisibile l'editoriale di Ernesto Galli Della Loggia, oggi sul Corriere della Sera, che offre una lettura "storica" del "no" francese e olandese che ha spazzato via il nuovo Trattato costituzionale europeo insieme all'europeismo corretto di cui era massima espressione. Entriamo in una nuova epoca, e «nella nuova fase storica segnata dalla globalizzazione e dall'11 settembre il fallimento/esaurimento dell'europeismo appare per quello che è, l'altra faccia del fallimento/ esaurimento della socialdemocrazia e del cristianesimo democratico... Perché di questo né più né meno si tratta: di un vero e proprio cambiamento di fase storica».

E' meno convincente, anzi contraddittorio, quando definisce «tutto fantastico e fuori dal tempo» l'europeismo «dei padri putativi, dei Rossi e degli Spinelli». Se «il dopoguerra e le sue culture politiche sono finiti»; se l'ordine europeo fondato sul confronto Usa-Urss e sulle sue «propaggini socialdemocratico-cristiane» è alle spalle; se «si staglia ancora oggi e sempre solo la grande catastrofe bellica» ed è da lì che dobbiamo ricominciare; se è «dalla immedesimazione e comprensione di quella catastrofe, che deve riprendere il suo discorso l'europeismo se, come è sperabile, intende cominciare una buona volta ad esistere politicamente»; se è vero tutto questo, allora di questa ripartenza non può non far parte a pieno titolo l'idea di Europa che Ernesto Rossi e Altiero Spinelli affidarono al Manifesto di Ventotene (1941).

Mostrerà certo i segni del tempo, ma l'ipotesi federalista degli Stati Uniti d'Europa non può non essere inserita nel dibattito su quale Europa, proprio nel momento della sconfitta della versione inter-governativa, bocciata dai cittadini per l'evidente deficit democratico.
«Così oggi l'Europa è un'incompiuta. Ma per renderla compiuta, e così "fronteggiare" la globalizzazione, c'è solo un modo: fare gli Stati Uniti d'Europa. Un'Europa federale... Troppo? Troppo difficile? Allora ognuno per la sua strada.»
E' l'orizzonte che ha indicato Enrico Cisnetto giorni fa su Il Foglio, e che non è estraneo ad altre riflessioni raccolte per lo più in questo speciale di RadioRadicale.it.

Inoltre, oggi su la Repubblica, un interessante contributo di Timothy Garton Ash rafforza la mia lettura del voto francese sul trattato costituzionale: per sostenere davvero un'Europa anti-liberale e non-britannica avrebbero dovuto votare un chiaro "sì", mentre il loro "no" ha decretato il declino dell'asse franco-tedesco. «La Francia ha abdicato alla sua posizione di leadership in Europa. L'asse franco-tedesco non è più il motore dell'Unione... Chirac è indebolito, e Schroeder in rovina. Chi resta? Blair e un'Europa britannica», è la conclusione di Garton Ash.
«A un certo punto sarà chiaro a tutti che il cavallo del trattato costituzionale è proprio morto, ma per arrivare a quel punto ci potrebbe volere tutto il tempo della presidenza britannica se non di più».
La soluzione dei problemi socio-economici dell'Europa sta nel «blairismo reale», ma per avere successo, secondo il commentatore britannico, deve passare inosservata.
«La rotta più saggia da tenere durante la presidenza britannica è comportarsi in modo decisamente non blairiano per ottenere il finale, strategico trionfo del blairismo. Niente sermoni missionari. Niente iniziative clamorose del primo ministro. Al contrario, diplomazia silenziosa, paziente, dietro le quinte e impegno a costruire consenso in stile europeo. La presidenza britannica non dovrebbe aspirare a rilanciare il progetto europeo, ma a preparare il terreno per quel rilancio... Col tempo il processo di ratifica farà il suo corso e cresceranno gli alleati del blairismo reale... Il blairismo reale, che è ciò di cui l'Europa necessita nel suo modello socio-economico, ha possibilità di essere accettato solo se la Gran Bretagna di Blair non ne verrà considerata la principale missionaria».

3 comments:

Anonymous said...

su questa cosa delle origini dell'europa non sono sicurissimo.
Alle origini dell'europa vi erano la CEE, la CED e la CPE. Poi abbiamo avuto solo la CEE, ma solo perche' la CED fu bocciata dalla Francia (ma guarda un po'!) e la CPE abbandonata in seguito.
Direi quindi che alle origini dell'Europa ci siamo tornati ma non nel senso che suggerisci.

(interessante lettura come al solito)

JimMomo said...

Hai visto che ti ho messo nello speciale?
http://www.radioradicale.it/approfondimento_referendum_ue/

ciao!

Anonymous said...

ho visto!
grazie...