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Monday, June 06, 2005

Fuori i mercanti dal tempio

Trent'anni fa era diverso, all'epoca del referendum sul divorzio, «l'élite della intellettualità e dell'associazionismo cattolico non aveva timore di esprimersi contro le posizioni ufficiali della gerarchia ecclesiastica, veicolate dal partito dei cattolici, dalla DC... ciascuno poteva rilevare la vitalità di un dibattito vivo e fecondo nel mondo cattolico, attraversato da interrogativi e alimentato da una pluralità di posizioni aperte al confronto al suo interno».

Oggi questo non accade. «Le espressioni di dissenso rispetto al diktat astensionistico lanciato da Ruini appaiono isolate, meno efficaci, forse anche meno incisive e condivise da una base che – contrariamente a trent'anni fa – non sembra mostrare il benché minimo tentennamento, restando tutta compattamente e unanimemente raccolta e mobilitata per l'astensione. Cosa ha portato a questa mutazione?». A chiederselo è Antonio Tombolini, ex vicepresidente dell'Azione Cattolica, in un articolo su Notizie Radicali.

E' accaduto che in questi anni «la gerarchia ecclesiastica ha accettato e sta accettando quello che in termini rigorosamente teologici deve essere definito come peccato di simonìa... grazie a una progressiva azione di corruzione, il processo di normalizzazione delle voci interne al mondo cattolico ha condotto a quella impressione di invincibile unanimismo attorno alle posizioni astensionistiche di Ruini».

Quali sono i risultati. Una Chiesa italiana «mai così ricca di averi, mai così potente, mai così sfolgorante agli occhi del mondo, del potere mondano. E mai così vuota e insignificante per la vita e per le scelte delle donne e degli uomini d'oggi». La Chiesa, come promette Ruini, farà sempre di più la «voce grossa», ma in cambio riceverà sottomissione e potere, non obbedienza per convinzione e adesione.
«Ne è testimonianza il vescovo che non condivide l'appello all'astensione, ma in nome della sua carriera (ecco la corruzione!) preferisce tacere. Ne è testimonianza il prete che volentieri eviterebbe di trasformare la sua omelia domenicale in comizio pro-astensione ma che (ecco la corruzione!) tristemente si assoggetta all'ordine del vescovo e allestisce nel tempio l'altarino profano dedicato agli idoli dell'astensionismo: l'ateo professor Vescovi e l'ateo dottor Ferrara. Ne è testimonianza il dirigente locale dei DS che ti confessa che certo, potrebbero fare molto di più, ma (ecco la corruzione!) non è il caso di mettersi contro il parroco e il monsignore, che poi portano voti pure quelli. Ne è testimonianza il prete e la suora, che vorrebbero andare a votare, ma che sono lì ad arrovellarsi su come fare per sfuggire al pesante controllo che l'astensione (a differenza del libero pronunciamento nel segreto dell'urna) rende possibile. Ne è testimonianza l'insegnante di religione che vorrebbe votare e votare sì, il cui posto di lavoro dipende (ecco la corruzione) in tutto e per tutto dal vescovo».
Don Andrea Gallo, ha voluto rispondere con questa lettera al richiamo dell'Arcidiocesi nei suoi confronti.
«Penso sia nostro compito evangelizzare le coscienze. Non credo ci si possa riuscire cercando scorciatoie, calcoli, giustificazioni. Tra pochi giorni molti cattolici, ubbidendo all'astensione, saranno a posto con la loro coscienza. Si sentiranno dalla parte giusta perché hanno scelto la vita. Tutti gli altri che, con la loro coscienza, andranno alle urne, dovranno convincersi che sono dalla parte sbagliata?
(...)
non le nascondo che andrò a votare in piena coscienza e con molta sofferenza. Confortato per aver rispettato, fin dall'inizio, gli astensionisti, senza intralciare né tanto meno boicottare, la loro massiccia propaganda in tutte le Chiese. se questa mia modestissima azione democratica sarà configurata grave disobbedienza al magistero, senza erigermi a vittima, accetterò con semplicità i "provvedimenti canonici" del caso».
A il Riformista Don Gallo ha aggiunto:
«Il compito dei vescovi è indicare valori, non imporre ai credenti scelte che competono alla coscienza e alla fede di ognuno. Ne va della autenticità e credibilità della loro solidarietà umana. Il cristianesimo non è mai stato solo potere e lotta fra poteri. Il Vangelo e la profezia hanno incessantemente animato la crescita dell'umanità lungo l'asse dei valori democratici, fra cui il primato della coscienza, il pluralismo, l'etica della responsabilità.

Sono infatti convinto che il principio della cieca obbedienza vada sostituito con quello dell'etica della responsabilità. E avverto un fastidio crescente per una propaganda massiccia che, per la prima volta, non esita a invadere di depliant chiese e sacrestie. I promotori del comitato Scienza e vita e gli stessi vescovi sono riusciti a trasformare una legge dello Stato italiano in una verità di fede, in un assoluto da difendere a ogni costo... a me sembra che questa impostazione evidenzi solo una seria incapacità della Chiesa a misurarsi nella società italiana attraverso l'istituto della democrazia popolare».

4 comments:

Anonymous said...

La tua chiave di lettura semplicemente non sta in piedi. Trent'anni fa era la Chiesa a essere divisa e in crisi, oggi lo sono suoi avversari. E' un fatto forse spiacevole, ma è un fatto.
Ma come si fa a cantersele e suonarsele così?
s.

JimMomo said...

Sulla crisi nel mondo laico posso concordare, ma non è affatto incompatibile con la lettura che ho voluto offrire in questo post. La compattezza della Chiesa si basa su pochi fedelissimi mentre i credenti vivono per lo più privatamente la propria religiosità, lontani dai precetti del Magistero che non dà risposte credibili alle sfide attuali.

Riguardo i liberali, in Italia sono in crisi da sempre, sono sempre quelli che si volevano servire del fascismo e invece sono stati serviti.

Anonymous said...

Premesso che l'articolo che tu linki dichiara che è GAD LERNER a sostenere quelle tesi (e non mi sembra sia mai stato iscritto all'azione cattolica).

Io spero di non aver compreso il messaggio perchè se così non fosse mi sembra una grande mistificazione.

Prima del divorzio non solo si faceva meno opposizione alla Chiesa (di sicuro non era intolleranza come oggi) ma lo stesso costume sociale faceva in modo che donne come mia madre (convivente con un uomo che non era suo marito e con dei figli) venisse avvicinata a malapena. In Lombardia... non in Sicilia.

Registriamo in ogni caso l'ennesimo post che dichiara che il tema di questo referendum è la libera espressione della Kiesa (ormai bisogna iniziare a scriverlo così).

Ciao!

Anonymous said...

Appartenere a una religione - qualunque religione - è un atto collettivo, non individuale, e credere che si possa vivere una fede privatamente è un'illusione del pensiero laicista.
Se i dissidenti all'interno della Chiesa oggi sono pochi è perché, a differenza di trent'anni fa, i consenzienti sono molti di più.
Le difficoltà del Magistero oggi non si tramutano in condivisione per il pensiero laico, e anche i cattolici che voteranno sì non lo faranno con lo stesso spirito dei laici.

Quanto ai liberali d'antan di cui parli, è chiaro che sono morti nel '22 e putrefatti nel '63, ma dopotutto liberali non lo erano mai stati dove conta davvero, e cioè in economia. E' per questo che il liberalismo in italia è in crisi da sempre. Però il referendum non è stato di aiuto.
s.